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Olio di palma sostenibile: come rendere questo prodotto non rischioso per uomo e ambiente

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L’olio vegetale di palma è al secondo posto nella produzione mondiale di oli, preceduto soltanto da quello di soia. Il suo largo impiego, specie nell’industria alimentare, è dato da molteplici fattori: oltre a ragioni di carattere economico (l’olio di palma ha un costo di certo inferiore rispetto ad altre merceologie simili), esistono motivazioni di tipo qualitativo e tecnologico.

Sebbene l’olio di palma non si possa giudicare più dannoso di altri grassi di origine vegetale (o animale), spesso la presenza di questo prodotto negli alimenti ha destato sospetti e preoccupazioni, imputabili soprattutto all’elevata presenza in esso di grassi. E’ vero, l’olio di palma è costituito al 49 per cento da grassi saturi al 51 per cento da grassi monoinsaturi/polinsaturi, ma questi non sono da ritenersi dannosi per l’organismo. Anzi, i nutrizionisti consigliano di assumere il 30 per cento del fabbisogno giornaliero da grassi di cui il 10 per cento saturi e 20 per cento insaturi. Il problema quindi non sta nel consumo di questi ultimi, ma nel quantitativo d’assunzione. Dire che l’olio di palma è nocivo è un’informazione scorretta e incompleta. Più giusto sarebbe dire che dannoso è il consumo eccessivo e sconsiderato di sostanze che lo contengono, così come nocivo è l’abuso di una qualsiasi altro alimento, specie se grasso.

Per quanto riguarda invece il rapporto tra olio di palma e ambiente, bisogna tenere in considerazione che la produzione di olio di palma sostenibile è l’unica vera alternativa alla deforestazione, alla gestione sconsiderata delle risorse impiegate nella filiera e al mantenimento dell’ecosistema. Questo perché la sostenibilità di questo prodotto garantisce una sua tracciabilità e delle modalità di ottenimento della materia conformi a parametri rigidi e controllati.

Boicottare significa invece alimentare una produzione senza tutele. Le aziende infatti non acquisterebbero più olio di palma dai paesi produttori, non ci sarebbero più incentivi a produrre olio di palma sostenibile e i produttori di questo olio si rivolgerebbero ad acquirenti non interessati alla sostenibilità. Inoltre le aziende sarebbero costrette ad acquistare altri oli, che però richiederebbero molto più terreno per le loro piantagioni, senza in alcun modo risolvere il problema della deforestazione e della perdita di biodiversità.

Per rispettare l’ambiente e rendere l’olio di palma “amico” dell’ecosistema, le aziende possono aderire all’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, impegnandosi ad utilizzare o vendere un prodotto controllato e completamente sicuro.

Alcune fonti utilizzate per la realizzazione del contenuto:

Redazione

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