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Chiara Ferragni a Cusco: l’ossigeno dopo Rainbow Mountain e come sta

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Chiara Ferragni e il mal di montagna ad alta quota: cosa è successo a Cusco dopo Rainbow Mountain

C’è un momento in cui anche la vacanza più sognata può trasformarsi in un’esperienza inaspettatamente difficile. Chiara Ferragni lo ha vissuto in prima persona nell’agosto 2026, durante il suo viaggio in Perù: dopo aver scalato Rainbow Mountain — la spettacolare Vinicunca, a oltre 5.000 metri di quota — l’influencer e imprenditrice digitale italiana ha avuto un malore da mal di montagna altitudine, finendo a letto con una maschera per l’ossigeno nell’ultima notte trascorsa a Cusco. Ha condiviso tutto con i suoi follower su Instagram e Threads, con quella trasparenza che la contraddistingue, trasformando un momento di paura in un racconto autentico e — suo malgrado — in un’utile lezione per chiunque stia pianificando un trekking d’alta quota.

Rainbow Mountain: la salita a oltre 5.000 metri

Rainbow Mountain, conosciuta anche come Vinicunca o Montaña Arcobaleno, è una delle mete trekking più iconiche del Perù e dell’intera America del Sud. Le sue striature di colore — ocra, rosso, verde, viola — sono il risultato di sedimenti minerali affiorati dopo lo scioglimento dei ghiacciai, e la sua vetta supera i 5.000 metri di altitudine (le fonti indicano quote tra i 5.010 e i 5.036 metri). Non è una montagna tecnica nel senso alpinistico del termine, ma la quota la rende impegnativa per chiunque, anche per chi è in ottima forma fisica.

Ferragni ha documentato la salita su Threads, scrivendo che la scalata è stata “così difficile a causa dell’alta quota”. Un’ammissione onesta, che rispecchia l’esperienza di moltissimi viaggiatori che ogni anno affrontano questo percorso partendo da Cusco, già situata a circa 3.400 metri sul livello del mare. Il dislivello aggiuntivo fino alla vetta di Rainbow Mountain, percorso spesso in poche ore, è sufficiente a mettere a dura prova anche organismi allenati.

Il viaggio la vedeva accompagnata dal suo partner José Hernandez. Insieme hanno affrontato la salita, le foto, i panorami mozzafiato — e poi, nelle ore successive, i sintomi che nessuno vorrebbe sperimentare lontano da casa.

I sintomi del mal di montagna: cosa ha vissuto Ferragni quella notte

I problemi sono emersi dopo il rientro dalla camminata e durante o dopo la cena, nell’ultima notte trascorsa a Cusco. Il mal di montagna altitudine si manifesta tipicamente con un insieme di sintomi che possono variare in intensità: mal di testa persistente, nausea, stanchezza estrema, difficoltà respiratorie, vertigini e senso generale di malessere. Non è una questione di allenamento fisico o di volontà: è una risposta fisiologica dell’organismo alla riduzione della pressione parziale dell’ossigeno disponibile nell’aria a quote elevate.

Nel caso di Ferragni, la situazione ha richiesto un intervento concreto: l’influencer ha ricevuto ossigeno attraverso una maschera direttamente in hotel. Ha condiviso le immagini di quel momento sui social media, mostrandosi con la maschera sul viso, senza filtri e senza retorica. Un gesto che molti hanno apprezzato per la sua autenticità, in un contesto — quello dei social — dove spesso si tende a mostrare solo i momenti più patinati di un viaggio.

La somministrazione di ossigeno supplementare è una delle risposte più immediate e diffuse al mal di montagna in contesti come Cusco, dove le strutture ricettive e le guide locali sono abituate a gestire questo tipo di emergenze. Non sostituisce la discesa di quota quando il malore è grave, ma può alleviare significativamente i sintomi nelle forme più lievi o moderate.

Perché il mal di montagna colpisce anche chi è in forma: la spiegazione medica

Uno degli aspetti più controintuitivi del mal di montagna altitudine è che non risparmia le persone fisicamente allenate. Anzi, chi è abituato a fare sport intenso può a volte sottovalutare i segnali del proprio corpo, spingendosi oltre i propri limiti. La condizione fisica non è un fattore protettivo significativo contro il mal di montagna: ciò che conta è la velocità di acclimatazione dell’organismo, che varia da persona a persona ed è determinata in larga parte da fattori genetici.

👉 Leggi anche: Chiara Ferragni in Perù: lusso e influencer travel tra Machu Picchu e il treno di lusso

A quote superiori ai 3.000 metri, la pressione atmosferica diminuisce e con essa la quantità di ossigeno disponibile per ogni respiro. Il corpo risponde aumentando la frequenza respiratoria e cardiaca, ma questa compensazione ha dei limiti. Quando si sale troppo velocemente — come accade spesso nelle escursioni a Rainbow Mountain, dove si parte da Cusco la mattina presto e si raggiunge la vetta nel giro di poche ore — l’organismo non ha il tempo di adattarsi gradualmente.

Il risultato è quello che i medici chiamano Acute Mountain Sickness (AMS), la forma più comune di mal di montagna, che può manifestarsi già a partire dai 2.500 metri ma diventa molto più frequente e intensa oltre i 3.500-4.000 metri. Nei casi più gravi, se non si interviene, l’AMS può evolvere in edema polmonare o cerebrale d’alta quota, condizioni potenzialmente pericolose per la vita che richiedono discesa immediata e assistenza medica.

Per chi vuole approfondire le linee guida mediche sul mal di montagna, la Organizzazione Mondiale della Sanità fornisce risorse aggiornate su rischi e prevenzione in contesti di viaggio ad alta quota.

Cusco e Rainbow Mountain: un itinerario da preparare con cura

L’episodio di Ferragni riporta l’attenzione su un tema che riguarda ogni anno migliaia di turisti italiani e internazionali che scelgono il Perù come destinazione. Cusco è una città straordinaria — patrimonio UNESCO, porta d’accesso a Machu Picchu, cuore dell’antico impero Inca — ma la sua quota di circa 3.400 metri richiede già di per sé un periodo di acclimatazione prima di intraprendere escursioni più impegnative.

Rainbow Mountain è diventata una delle tappe più ambite del turismo avventura in Sud America, ma spesso i viaggiatori arrivano a Cusco e il giorno successivo si lanciano già sulla Vinicunca, senza concedere al proprio corpo il tempo necessario per adattarsi. Le guide locali e i medici specializzati in medicina d’alta quota raccomandano in genere almeno due o tre giorni di acclimatazione a Cusco prima di affrontare escursioni a quote superiori ai 4.000-5.000 metri.

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Tra i consigli pratici più diffusi per ridurre il rischio di mal di montagna altitudine in contesti come questo:

  • Arrivare a Cusco con almeno due o tre giorni di anticipo rispetto alle escursioni d’alta quota, per permettere all’organismo di acclimatarsi gradualmente.
  • Evitare sforzi fisici intensi nelle prime 24-48 ore dall’arrivo in quota.
  • Idratarsi abbondantemente, preferendo acqua e tisane calde; limitare l’alcol, che può peggiorare i sintomi.
  • Conoscere i sintomi del mal di montagna e non ignorarli: mal di testa, nausea, affaticamento anomalo e difficoltà respiratorie sono segnali da prendere sul serio.
  • Consultare un medico prima della partenza per valutare l’eventuale uso di farmaci preventivi come l’acetazolamide, che può ridurre il rischio di AMS in soggetti predisposti.
  • Informarsi sulla disponibilità di ossigeno supplementare nelle strutture ricettive della zona, molte delle quali a Cusco ne sono dotate proprio per gestire i casi di mal di montagna nei turisti.
  • Non esitare a scendere di quota o a rinunciare all’escursione se i sintomi peggiorano: la montagna sarà ancora lì, la salute viene prima.

Per chi vuole pianificare un trekking in alta quota con consapevolezza, il sito del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) offre una guida dettagliata sulla prevenzione e gestione del mal di montagna per i viaggiatori internazionali.

Il valore della condivisione: perché Ferragni ha fatto bene a mostrare la maschera

In un’epoca in cui i social media sono spesso accusati di promuovere un’immagine irrealistica della vita — vacanze perfette, corpi impeccabili, avventure senza intoppi — la scelta di Chiara Ferragni di condividere il momento più difficile del suo viaggio in Perù ha un valore che va oltre il personale. Non si tratta di voyeurismo o di ricerca di attenzione: si tratta di mostrare che certi rischi esistono, che colpiscono chiunque, e che non c’è nulla di cui vergognarsi nell’ammettere di aver avuto bisogno di aiuto.

👉 Leggi anche: Chiara Ferragni: dalla pioniera dell'influencer marketing alla caduta pubblica, la difesa di Veronica Ferraro

La maschera per l’ossigeno fotografata in hotel a Cusco è diventata, in questo senso, uno strumento di informazione. Quante persone, vedendo quelle immagini, si sono chieste per la prima volta cosa sia il mal di montagna? Quante hanno deciso di documentarsi meglio prima di prenotare un’escursione a Rainbow Mountain? Quante hanno capito che anche un viaggio da sogno richiede preparazione e rispetto per i propri limiti fisici?

Ferragni ha scritto su Threads che la salita è stata “così difficile a causa dell’alta quota”, una frase semplice ma che contiene tutto: la fatica, la meraviglia, e la consapevolezza di aver sfidato qualcosa di più grande di sé. È un racconto che risuona con chiunque abbia mai sentito il fiato mancare in quota, o abbia visto un compagno di viaggio accusare i primi sintomi del mal di montagna lontano da casa.

Rainbow Mountain vale la fatica? Il punto di vista di chi ci è stato

Nonostante il malore, il racconto di Ferragni non è una demonizzazione di Rainbow Mountain o del turismo d’alta quota in Perù. La Vinicunca rimane una delle esperienze visive più straordinarie che il continente sudamericano possa offrire: quei colori impossibili, quella luce radente, quella sensazione di essere sospesi tra cielo e terra a oltre 5.000 metri sono qualcosa che difficilmente si dimentica.

Il punto non è scoraggiare i viaggiatori, ma incoraggiarli a prepararsi. Il mal di montagna altitudine è una condizione reale, documentata, che può colpire chiunque indipendentemente dall’età, dalla forma fisica o dall’esperienza di viaggio. Ma con la giusta acclimatazione, le precauzioni adeguate e la consapevolezza dei propri limiti, milioni di persone affrontano ogni anno escursioni ad alta quota in totale sicurezza.

Il Perù, e Cusco in particolare, è una destinazione che sa come accogliere i turisti che si trovano in difficoltà: le strutture alberghiere della città sono generalmente attrezzate con ossigeno supplementare, e le guide locali conoscono perfettamente i protocolli da seguire in caso di malore. Non è un caso che Ferragni abbia potuto ricevere trattamento direttamente in hotel, senza dover ricorrere a un pronto soccorso.

Cosa fare se si accusa il mal di montagna in viaggio: indicazioni pratiche

Per chi si trovasse nella stessa situazione di Ferragni — o volesse sapere come comportarsi in caso di mal di montagna altitudine durante un viaggio — è utile avere chiare alcune indicazioni di base, ricordando sempre che nessun contenuto editoriale sostituisce il parere di un medico.

  • Riconoscere i sintomi: mal di testa, nausea, vomito, affaticamento, vertigini, difficoltà a dormire sono i campanelli d’allarme più comuni dell’AMS.
  • Non ignorare i sintomi e non sforzarsi di continuare l’attività fisica se ci si sente male.
  • Riposare e idratarsi: in molti casi lievi, il riposo a quota stabile è sufficiente a migliorare la situazione.
  • Chiedere ossigeno supplementare alla struttura ricettiva, se disponibile, come misura di supporto immediata.
  • Scendere di quota il prima possibile se i sintomi non migliorano o peggiorano: è la misura più efficace in assoluto.
  • Contattare un medico o il servizio di emergenza locale in caso di sintomi gravi come confusione mentale, difficoltà respiratorie severe o perdita di coordinazione.

In ogni caso, prima di partire per destinazioni ad alta quota, è sempre consigliabile consultare il proprio medico di base o uno specialista in medicina dei viaggi, che potrà valutare la situazione individuale e fornire indicazioni personalizzate.

Un viaggio che resterà nella memoria, per più di un motivo

L’esperienza di Chiara Ferragni a Cusco è, alla fine, la storia di un viaggio che ha riservato sia la meraviglia che la difficoltà: la bellezza cromatica di Rainbow Mountain da un lato, la notte con la maschera per l’ossigeno dall’altro. Due facce della stessa avventura, entrambe autentiche, entrambe degne di essere raccontate. Il mal di montagna altitudine non ha risparmiato nemmeno lei, ma la sua scelta di condividere apertamente l’accaduto ha trasformato un momento personale di paura in un promemoria collettivo: la montagna chiede rispetto, la quota ha le sue regole, e prepararsi bene è sempre la scelta più saggia — prima ancora di mettere le scarpe da trekking.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Redazione VelvetMAG

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