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Muore il fratello della star tv Caroline Flack

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Paul Flack, fratello maggiore della conduttrice televisiva Caroline Flack, è morto il 21 giugno a Norwich, nel Norfolk, dopo essere stato trovato privo di sensi nella sua abitazione di Sandringham Road: secondo quanto emerso davanti alla Norfolk Coroners’ Court, il decesso del 55enne sarebbe legato, in via provvisoria, a un arresto cardiaco causato da impiccagione.

La morte di Paul Flack e l’inchiesta nel Norfolk

Il corpo di Paul Flack, grafico di professione, è stato trovato nella sua casa di Norwich lo scorso 21 giugno. I soccorsi lo hanno trasferito al Norfolk and Norwich University Hospital, dove è morto poco dopo. A riferirlo è stata la Norfolk Coroners’ Court, che ha aperto il procedimento per accertare le circostanze del decesso.

Nel corso dell’udienza preliminare, il tribunale ha indicato come causa provvisoria della morte un arresto cardiaco provocato da impiccagione. Si tratta, appunto, di una valutazione iniziale: l’inchiesta completa, con l’esame degli elementi raccolti e delle testimonianze, è stata fissata per ottobre. Solo allora verrà formalizzata una conclusione sulle cause e sul contesto della morte.

La notizia ha riportato l’attenzione sulla famiglia Flack, già segnata dalla perdita di Caroline Flack, volto noto della televisione britannica. Paul era il fratello maggiore della conduttrice, e come lei aveva radici familiari nel Norfolk, dove i due erano cresciuti dopo essere nati a Londra.

Il legame con Caroline Flack, volto di Love Island

Caroline Flack era stata trovata morta nella sua abitazione di Stoke Newington, nel nord di Londra, il 15 febbraio 2020. Aveva 40 anni. Ex conduttrice di Love Island e di X Factor, era una delle figure più riconoscibili della televisione popolare britannica, seguita da un pubblico vasto e molto esposta sui social.

L’inchiesta sulla sua morte aveva stabilito che la presentatrice si era tolta la vita mentre era in attesa di processo con l’accusa di aver aggredito il fidanzato. Il giorno prima del decesso, era stato riferito durante l’udienza, Caroline aveva appreso che sarebbe stata perseguita penalmente e temeva una nuova ondata di attenzione mediatica. Un passaggio che, secondo quanto ricostruito allora, aveva pesato molto sul suo stato psicologico.

La famiglia, negli anni, ha mantenuto un profilo misurato, pur intervenendo in alcune occasioni sul modo in cui la vicenda era stata raccontata. La morte di Paul Flack, sei anni dopo quella della sorella, arriva dunque in un contesto già segnato da un dolore pubblico e privato, intrecciato alla pressione dell’esposizione mediatica.

Il dibattito su social, stampa e salute mentale

La scomparsa di Caroline Flack aveva aperto nel Regno Unito un confronto acceso sul rapporto tra odio online, cronaca giudiziaria e salute mentale. Molti colleghi della conduttrice, insieme a parte dell’opinione pubblica, avevano criticato il tono di alcuni commenti sui social e la pressione esercitata da una copertura continua della sua vicenda personale.

Da quel momento, l’espressione “Be kind”, “siate gentili”, associata alla memoria di Caroline, è diventata una formula ricorrente nel dibattito britannico. Non una soluzione, certo. Ma un richiamo, ripetuto da amici, fan e personaggi dello spettacolo, alla responsabilità delle parole quando si parla di persone fragili o esposte.

Anche per questo, la notizia della morte di Paul Flack è stata trattata dai media britannici con cautela, in attesa dell’inchiesta completa. Le autorità del Norfolk, al momento, non hanno diffuso ulteriori dettagli oltre a quelli emersi in tribunale. La famiglia non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche nelle ore successive alla diffusione della notizia.

Le prossime tappe davanti alla Coroners’ Court

Il fascicolo resterà ora nelle mani della Norfolk Coroners’ Court, che dovrà ricostruire gli ultimi momenti di vita di Paul Flack e valutare eventuali elementi medici, familiari o ambientali. L’udienza completa, prevista per ottobre, servirà a chiarire il quadro e a stabilire una causa definitiva del decesso.

Nel sistema britannico, l’inchiesta del coroner viene aperta quando una morte avviene in circostanze non naturali, non chiare o improvvise. È un procedimento distinto da un processo penale: raccoglie prove, ascolta testimoni e definisce, per quanto possibile, come e quando una persona sia morta. In questo caso, la formulazione resta provvisoria fino alla chiusura dell’indagine.

Per chi sta affrontando pensieri di suicidio o una crisi personale, in Italia è possibile contattare il 112 in caso di emergenza, oppure rivolgersi a servizi di ascolto come Telefono Amico Italia al numero 02 2327 2327 o via chat sul sito dell’associazione. Chiedere aiuto, anche in un momento confuso, può essere il primo passo.

Redazione

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