Trent’anni fa, dopo il crollo del Muro di Berlino e la “fine della Storia” preconizzata da Francis Fukuyama, si sarebbe potuto immaginare che, nel 2023, il celebre uomo planetario di Ernesto Balducci avrebbe compiuto già qualche anno di consolidata diffusione su tutto il Pianeta.  

Ma non è così. Neppure lontanamente. Eppure l’utopico uomo planetario di padre Ernesto Balducci non ha mai avuto un momento così propizio come adesso per sorgere all’orizzonte della civiltà umana. È infatti scoccata la sua ora.

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I connotati del 2023

Questo perché il 2023 è un anno che si sta presentando semplicemente come orribile e occorre fare presto per salvarlo. La guerra in Ucraina compie un anno ed è tragicamente destinata ad aggravarsi. I morti, fra soldati degli opposti eserciti e civili inermi, sono centinaia di migliaia. Il conflitto non ha tregua e sia Putin che Zelensky – ma anche gli Usa, l’Europa e la Cina – non intendono farlo cessare, se non con la sconfitta dell’avversario. Tutto questo sta portando a un’escalation finora sussurrata ma adesso subita come inesorabile. Ovvero al rischio di un allargamento del conflitto ai paesi della NATO e dell’innesco da parte russa di una progressiva, e reciproca, ecatombe nucleare.

Il mondo verso l’autodistruzione?

Non è certo un caso, del resto, se il Papal’unico leader mondiale in grado oggi di radunare davanti a sé masse di milioni di persone (alla messa a Kinshasa, in Congo, erano presenti 1,5 milioni di fedeli accorsi solo per lui) – non si stanca di invocare la Pace. Nel primo fine settimana di febbraio, al ritorno dal Sud Sudan, Francesco ha detto ai giornalisti, chiaro e tondo: “Il mondo è in autodistruzione, fermiamoci in tempo“. Perché se si asseconda “l’escalation non sai dove vai a finire“. Il riferimento era all’Ucraina ma non solo. il Papa ha citato anche Siria, Yemen, Myanmar e i tanti conflitti in America Latina.

Sono le armi la peste del 2023

Oggi credo che nel mondo questa sia la peste, la peste più grande, l’affare, la vendita delle armi“, ha ribadito Francesco. Quanto alla guerra in Ucraina, che il 24 febbraio 2023 compie un anno di morte e distruzione, “io sono aperto ad incontrare ambedue i presidenti, quello dell’Ucraina e quello della Russia. Sono aperto per l’incontro. Se io non sono andato a Kiev è perché non è possibile per il momento andare a Mosca ma chiedo il dialogo” ha detto ancora il Papa.

Un’immagine dalla guerra in Ucraina. Foto AP/Oleksandr Ratushniak

Non parliamo di “interlocuzione

Dialogo è una parola perduta nel linguaggio comune; il 2023 potrebbe portarci a riscoprirla. In Italia i politici, che dovrebbero essere i primi ad adoperarla e a metterla in pratica, si vergognano e usano il termine interlocuzione. Una parola che non a caso le persone comuni non adoperano mai, probabilmente perché neppure la conoscono. A termini di dizionario significa “partecipazione o intervento in un dialogo” e in passato significava “intervento del giudice in corso di causa con provvedimenti a carattere non decisorio“. Insomma, effettuare un’interlocuzione non significa sostanzialmente nulla, perché non comporta l’incontro con l’altro e la risoluzione di un problema condiviso assumendosene la responsabilità. È solo un interloquire.

L’uomo planetario del 2023

Sembra però che il 2023 stia disperatamente tentando di dirci che è giunta l’ora del dialogo che supera le barriere, della Pace, della solidarietà. E non soltanto di quella che scatta come un benefico istinto umano quando ci sono i terremoti, come quello, catastrofico, in Turchia e in Siria del 6 febbraio. L’ora è scoccata per l’uomo planetario: legato alla natura, spoglio delle ideologie e delle religioni intese come strumento di conquista e superiorità sull’altro. Per il quale la politica ha il compito di generare la pace nella “casa comune planetaria” scriveva Ernesto Balducci.

All’alba del 2023 il mondo non è lontano da una Terza Guerra Mondiale Nucleare. Nel 1955 il Manifesto Russell-Einstein chiedeva ai potenti della Terra l’abolizione delle armi atomiche, prima che fosse troppo tardi: “Noi rivolgiamo un appello come esseri umani ad esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto“. “Chi ancora si professa ateo, o marxista, o laico e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio della cultura, non mi cerchi – scriveva padre Balducci ne L’uomo planetario – Io non sono che un uomo“.

Padre Ernesto Balducci (1922-1992)