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Sciopero dei benzinai revocato di un giorno: “Lo facciamo per gli italiani”

Retromarcia di tutte le sigle sindacali, giovedì 26 gennaio tutto regolare. Adesione alta, al 70-80%, il 25 gennaio

Fegica e Figisc Confcommercio hanno revocato la seconda giornata di sciopero dei benzinai. Dunque giovedì 26 gennaio i distributori saranno regolarmente aperti, considerato che già Faib Confesercenti aveva ridotto al solo 25 gennaio il periodo di astensione dal lavoro.

La mobilitazione resta in piedi” ha detto presidente della Fegica Roberto Di Vincenzo al termine dell’incontro sindacale. E la parziale revoca dello sciopero èa favore degli automobilisti non certo del Governo. “Pur riconoscendo di aver potuto interloquire in maniera costruttiva con il ministero che si è speso per diventare interlocutore propositivo, l’incontro ha confermato il persistere di molte criticità” scrivono le due sigle nella nota.

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Lo sciopero dei benzinai è durato un solo giorno sui due inizialmente previsti. Foto Ansa/Tino Romano

Sciopero, la rabbia dei sindacati

Circa lo sciopero, e i vertici in extremis del Governo per scongiurarlo, Fegica e Figisc Confcommercio affermano che “anche quest’ultimo ennesimo tentativo di rimediare a una situazione ormai logora, non è riuscito a evidenziare alcun elemento di concretezza“. Ossia un elemento “che possa consentire anche solo di immaginare interventi sui gravissimi problemi del settore e di contenimento strutturale dei prezzi. Le proposte emendative avanzate dal Governo al suo stesso decreto non rimuovono l’intenzione manifesta di individuare i benzinai come i destinatari di adempimenti confusi, controproducenti oltreché chiaramente accusatori“. Appare ormai chiaro, aggiungono i sindacati, “che ogni tentativo di consigliare al Governo ragionevolezza e concretezza non può o non vuole essere raccolto“.

“Adesso confronto in Parlamento”

Per questa ragione anche insistere nel proseguire nell’azione di sciopero, utilizzata per ottenere ascolto dal Governo, non ha più alcuna ragione di essere. Tanto più che uno degli obiettivi fondamentali, vale a dire ristabilire la verità dopo le accuse false e scomposte verso una categoria di lavoratori, è stato abbondantemente raggiunto“.

I cittadini italiani, “hanno perfettamente capito. È, quindi, a loro, ai cittadini che i benzinai si rivolgono, non certo al Governo, revocando il secondo giorno di sciopero già proclamato, eliminando ogni possibile ulteriore disagio, a questo punto del tutto inutile. I distributori quindi riapriranno già da questa sera. Il confronto a questo punto si sposta in Parlamento dove i benzinai hanno già avviato una serie di incontri con tutti i gruppi parlamentari perché il testo del decreto cosiddetto trasparenza raccolga in sede di conversione le necessarie modifiche“.

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Presidio di protesta dei gestori degli impianti di distribuzione di prodotti petroliferi sotto la Prefettura di Genova. Foto Ansa/Luca Zennaro

Uno sciopero azzoppato

Si autocensura, dunque, il primo sciopero di una categoria di lavoratori durante il Governo Meloni. Le organizzazioni Faib, Fegica e Figisc-Anisa avevano deciso la chiusura degli impianti per protestare contro le misure del decreto trasparenza sui prezzi dei carburanti, ma lo sciopero è durato un solo giorno dei due proclamati. I benzinai sono andati su tutte le furie, in particolare, contro l’esposizione del cartellone con il prezzo medio regionale settimanale e contro le sanzioni previste in caso di mancato rispetto della pubblicità dei prezzi.

Una protesta confermata anche dopo che il ministro Adolfo Urso, titolare del ministero per le Imprese e il Made in Italy, aveva proposto un alleggerimento delle misure, il 24 gennaio. Poi, oggi 25 gennaio la revoca del secondo giorno di sciopero, che avrebbe dovuto essere l’intera giornata del 26 gennaio.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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