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Zelensky a Davos: “Non sono certo che Putin sia vivo”

Videocollegamento col forum in Svizzera. L'Ucraina vuole la Crimea a tutti i costi. Il 20 gennaio vertice NATO a Ramstein

Rivelazione che appare surreale, ma che sta già facendo discutere, da parte di Volodymyr Zelensky al forum economico mondiale di Davos. Il presidente dell’Ucraina non sa se parlare di colloqui di pace perché non è “del tutto sicuro” che Vladimir Putin sia ancora vivo.

E neppure che sia Putin a prendere le decisioni in Russia. “Non capisco bene con chi parlare e di cosa” ha detto il leader ucraino durante il suo intervento in videocollegamento con Davos, in Svizzera. “Non sono sicuro che il presidente russo, che a volte appare contro il chroma key (tecnica per sovrapporre in video due diverse immagini, ndr.) sia davvero lui” ha detto ancora Zelensky.

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Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina. Foto Ansa

Ucraina, armi anche dalla Svezia

Immediata è arrivata la replica del Cremlino: “La Russia e Putin esistono ed esisteranno“. E il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, “dovrebbe rendersene conto il prima possibile per il bene del suo paese“. Così il portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov. Intanto il premier svedese Ulf Kristersson ha annunciato che la Svezia fornirà a Kiev sistemi di artiglieria a lungo raggio Archer.

E lo ha detto nel giorno in cui, sin dal mattino, è scattato in tutta l’Ucraina l’allarme antiaereo, secondo quanto ha riferito il capo dell’amministrazione militare di Leopoli, Maksym Kozytskyi. L’annuncio della Svezia ha provocato la reazione di Mosca. Le forniture di nuovi armamenti all’Ucraina da parte dell’Occidente possono portare il conflitto a un nuovo livello, ha avvertito Dmitry Peskov citato dalla Tass.

Zelensky: “Ci riprenderemo la Crimea”

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è arrivato a Kiev “per discutere di tutti gli aspetti della cooperazione“, come ha annunciato lui stesso. “Che il 2023 sia l’anno della vittoria e della pace“, ha scritto Michel. L’Unione europea continua a essere allineata, almeno ufficialmente, sul pieno sostegno NATO alla guerra di resistenza dell’Ucraina, fortemente voluta anche dagli Stati Uniti.

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Vladimir Putin, presidente della Russia. Foto Ansa/Epa Alexey Danichev

In videocollegamento con Davos, Zelensky ha ribadito che intende riconquistare la Crimea, che la Russia si è annessa con la forza nel 2014. E ha chiesto ai partner occidentali di fornire più armi. “Il nostro obiettivo è liberare tutti i nostri territori“, ha detto in videoconferenza durante una colazione a margine del Forum. “La Crimea è la nostra terra, il nostro territorio, il nostro mare e le nostre montagne. Dateci le vostre armi e riavremo la nostra terra“, ha aggiunto Zelensky. Il messaggio è chiaro. Che Putin sia vivo o virtuale la guerra deve andare avanti e, come la Russia non arretra, non lo fa neppure l’Ucraina, che anzi intende avanzare.

Mentre i grandi del mondo si incontrano e si scontrano (a partire da Putin e Zelensky), in Ucraina gli innocenti continuano a subire le conseguenze della guerra. Quattro civili sono rimasti feriti durante i bombardamenti russi nella regione di Donetsk, il 18 gennaio. Per il governatore Pavlo Kyrylenko i russi hanno colpito ad Avdiivka, Khromovo, Ivanivskoye e Chasiv Yar. Non è possibile al momento determinare il numero degli eventuali feriti o vittime a Mariupol e Volnovakha, occupate dai russi, ha fatto sapere Kyrylenko.

La NATO a Ramstein

Dal canto suo il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, torna a evocare lo spettro della guerra nucleare in Ucraina. E lo fa alla vigilia della riunione del gruppo di contatto in Germania, dalla quale gli osservatori attendono nuovi aiuti al paese di Zelensky. “Domani, nella base NATO di Ramstein, i grandi capi militari discuteranno di nuove tattiche e strategie (…) E questo subito dopo il forum di Davos, dove i frequentatori di partiti politici sottosviluppati hanno ripetuto come un mantra: ‘Per ottenere la pace, la Russia deve perdere’. E a nessuno di loro viene in mente di trarre la seguente conclusione elementare: la sconfitta di una potenza nucleare in una guerra convenzionale può provocare lo scoppio di una guerra nucleare“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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