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Membri del Csm, caos all’indomani della cattura del boss Messina Denaro

In Parlamento, a chiama in corso, salta l'elezione di Giuseppe Valentino (FdI): risulta indagato in un processo di 'ndrangheta

Alta tensione nella maggioranza, all’indomani della cattura del boss Matteo Messina Denaro, per l’elezione in Parlamento dei membri laici del Csm. Nel bel mezzo del voto salta il nome di Giuseppe Valentino, ex sottosegretario alla Giustizia, che è sotto inchiesta.

Dei 10 candidati al voto, il 18 gennaio, il Parlamento in seduta comune ne ha eletti in pratica solo 9. E anche il nome che Fratelli d’Italia, il partito di maggioranza relativa, ha indicato all’ultimo momento per sostituire Valentino, quello di Felice Giuffrè, non ha ottenuto i numeri necessari.

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Una riunione del Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) a Roma. Foto Ansa/Riccardo Antimiani

Csm, chi è stato eletto

Gli altri ce l’hanno fatta. Si tratta di Isabella Bertolini (521 voti), Daniela Bianchini e Rosanna Natoli (con 519 voti) in quota FdI. Ci sono poi Roberto Romboli per il PD, che risulta il più votato con 531 preferenze. Mentre quello che ne ottiene meno è Ernesto Carbone, indicato da Azione-Iv, con 399 consensi. Sul suo nome infatti non ha retto l’intesa con il M5S. Ma sono passati anche Claudia Eccher (519 suffragi), Fabio Pinelli (516) per la Lega, e Michele Papa (506) indicato dai Cinque Stelle.

Il caso di Giuseppe Valentino

Le Camere dovranno dunque riunirsi di nuovo per eleggere il decimo componente laico del Csm. A sorpresa – su pressione del Quirinale, dove l’irritazione è somma – il Parlamento voterà domani 19 gennaio l’ultimo componente mancante dei laici del Csm. E non il 24 gennaio come sembrava in un primo momento. In lizza ci sarà solo il candidato di Fratelli d’Italia Felice Giuffrè, appena bocciato. Ma il punto è che l’elezione dei 10 membri laici ha fatto esplodere il caos politico nella maggioranza. La coalizione composta da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega appare sempre meno compatta in questo inizio del 2023.

A scatenare le polemiche sull’elezione dei membri del Csm è stata la candidatura di Giuseppe Valentino, penalista calabrese già sottosegretario alla Giustizia nel Governo Berlusconi, fra il 2001 e il 2006. Fratelli d’Italia lo aveva indicato per giorni come nome sul quale puntare per la vicepresidenza dell’organo di autogoverno dei magistrati, senza che nessuno avesse nulla da ridire. Ma è quando i parlamentari hanno cominciano a votare nell’Aula di Montecitorio, che ci si è ricordati come Valentino risulti indagato in un processo di ‘ndrangheta. Già nel 2021 un collaboratore di giustizia aveva tirato in ballo l’esponente di FdI, sebbene le accuse siano tutte da provare.

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Giuseppe Valentino (FdI). Foto Twitter @SecolodItalia1

Panico nella maggioranza

La notizia, pubblicata su alcuni siti d’informazione durante la chiama al voto, e sottolineata dagli esponenti dei Cinque Stelle che avevano annunciato l’intenzione di non votarlo, ha mandato per aria l’accordo raggiunto dopo giorni di trattativa all’interno della maggioranza e tra maggioranza e opposizione. Il tutto all’indomani dell’arresto del boss di mafia Matteo Messina Denaro dopo 30 anni di latitanza. Con la premier Giorgia Meloni volata a Palermo per dire che contro la criminalità organizzata sarà lotta senza quartiere. “Fratelli d’Italia questo cedimento non può proprio permetterselo” si è osservato da più parti nel Centrodestra. E allora è scattato lo stop al voto.

Csm, Giuffrè allo sbaraglio

Così i parlamentari di FdI non hanno deliberatamente risposto alla prima chiama anche se per alcuni era ormai troppo tardi. Nella maggioranza in molti si erano già espressi, ma si sperava ancora di poter rimediare. Si sono aperte trattative, ancora una volta, tra tutti i protagonisti, presenti in Transatlantico. E alla fine sui telefonini di senatori e deputati del Centrodestra è comparso un altro invito: “Votate per Felice Giuffrè, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico a Catania, invece che per Valentino“.

Ma ormai era il caos. Ed è stato ‘bruciato’ pure il nome di Giuffré mandato allo sbaraglio all’ultimo momento. Il docente catanese dovrebbe comunque farcela il 19 gennaio, altrimenti dal Quirinale non saranno disposti a perdonare un’altra figuraccia di queste proporzioni. Dal canto suo Giuseppe Valentino si difende da ogni sospetto e ora parla di “fango” che gli è stato gettato addosso. I vertici di Fratelli d’Italia hanno provato a inviare note a sostegno del collega di partito. Il quale non è il primo che passa per strada: ex senatore, è anche presidente della Fondazione di Alleanza Nazionale dal 2017.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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