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Tifosi di Napoli e Roma, trasferte vietate per due mesi

Provvedimento del ministro degli Interni, Piantedosi, che fa partire anche una serie di Daspo

L’ipotesi iniziale era di un mese. Saranno invece due i mesi in cui i tifosi di calcio del Napoli e della Roma non potranno seguire la propria squadra nei match in trasferta.

Lo ha deciso il ministro dell’Interno del Governo Meloni, ed ex prefetto di Roma, Matteo Piantedosi (un tecnico in quota Lega). Si va dunque verso un lungo stop alle trasferte per i tifosi azzurri così come per quelli giallorossi dopo i violenti scontri tra ultras che hanno paralizzato l’autostrada A1 una settimana fa, domenica scorsa 8 gennaio.

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Il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi (sx), col capo della Polizia di Stato, Lamberto Giannini. Foto Ansa/Claudio Giovannini

Il decreto di Piantedosi

Lo ha annunciato lo stesso titolare del Viminale, Piantedosi, nella conferenza stampa successiva al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è svolta sabato 14 gennaio. “Annuncio qui che oggi pomeriggio probabilmente firmerò un provvedimento di prevenzione in relazione alle trasferte dei tifosi di Roma e Napoli per i prossimi due mesi” le sue parole. Il ministro dell’Interno ha spiegato che il Governo sta lavorando all’identificazione dei tifosi responsabili dei disordini di domenica 8 gennaio.

Daspo ai tifosi

Per loro sono in arrivo i Daspo (acronimo di ‘Divieto di accedere alle manifestazioni sportive’), ossia i provvedimenti di divieto d’ingresso allo stadio. Misure la cui durata temporale varia a seconda della gravità della decisione che sarà presa nei loro confronti. Riguardo ai tifosi protagonisti degli scontri sull’AutoSole, Matteo Piantedosi ha chiarito che “serve anche l’individuazione del singolo e provvedimenti come i Daspo. Ma non potrò fare a meno di considerare un provvedimento generale di ordine pubblico per quanto riguarda le due tifoserie“.

Verrebbe da dire che è il ‘minimo sindacale’. Anche perché nel corso della battaglia nel bel mezzo dell’autostrada a Badia al Pino (Arezzo) – col traffico bloccato e gli automobilisti terrorizzati – la polizia, pur avendo fermato alcuni dei tifosi più facinorosi, non ha potuto far molto di più perché sono già stati rimessi in libertà dalla magistratura. Una scelta che, pur essendo nel solco della legge, è scandalosa. Poiché trasmette all’opinione pubblica la sensazione dell’impunità in cui si accetta che le frange violente del calcio continuino a prosperare in tutta Italia.

Napoli, ‘veri’ e ‘falsi’ tifosi

E che i politici siano ipersensibili alle istanze, vere o presunte dei tifosi di calcio, lo dimostra le reazione del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, contrario a un divieto indiscriminato di trasferta per i tifosi della sua città a seguito degli scontri dell’8 gennaio. “Rispetto le decisioni, ma mi augurerei che non si penalizzassero i veri tifosi della squadra che con la violenza non hanno a che fare” ha dichiarato Manfredi al TgCom24. “Un intervento più selettivo aiuterebbe ad avere una risposta più efficace a un problema esistente – ha affermato il primo cittadino di Napoli – che va affrontato colpendo i veri colpevoli di atti violenti e gratuiti“.

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Scontri violenti fra tifosi di Napoli e Roma sull’autostrada A1 l’8 gennaio 2023. Foto Ansa/Twitter MardukAureliusMMXX

Per il primo cittadino, Napoli e i suoi tifosi sono ben diversi da ciò in cui vengono identificati. “Napoli è una città in cui il calcio è un elemento importante – ha continuato – C’è grande sportività. Non si può identificare la città con delle frange di tifosi violenti che sono una forte minoranza e che sono sempre stati gestiti da società e città con grande rigore. Lo sport in questa dinamica è una scusa per una violenza fine a se stessa“. “Stop alle trasferte? Meglio penalizzare i tifosi violenti, non tutti i sostenitori del #Napoli” ha scritto Manfredi su Twitter. Per quanto riguarda i tifosi giallorossi, al momento su Twitter e Facebook non pervenuto il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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