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Amazon, 18mila licenziati: mai così tanti tutti insieme

Le vendite online vanno in crisi e ne fanno le spese i lavoratori. Ridimensionamenti del personale potrebbero scattare anche in Italia

Amazon, forse la maggiore società di e-commerce del mondo fondata dal magnate Jeff Bezos, ha deciso di licenziare complessivamente più di 18mila dipendenti, in particolar modo negli Stati Uniti.

Si tratta della più grande riduzione della forza lavoro nella storia aziendale, a conferma della profonda crisi che sta attraversando il settore tecnologico e delle vendite online. Anche altre aziende tech americane stanno licenziando, dopo una crescita nella fase della pandemia di Covid, con lockdown e chiusure.

Aamazon licenziamenti negli Usa
Un ingresso agli uffici di Amazon a New York. Foto Ansa/Epa Justin Lane

L’amministratore delegato di Amazon, Andy Jassy, ha annunciato al personale il piano di licenziamenti con una nota il 4 gennaio. Inizialmente i tagli, avviati lo scorso anno, avrebbero dovuto interessare circa 10mila dipendenti negli Usa, concentrandosi principalmente sulle divisione retail e sulle funzioni delle risorse umane come il reclutamento. “Amazon ha resistito a economie incerte e difficili in passato e continueremo a farlo” ha scritto Jassy. “Questi cambiamenti ci aiuteranno a perseguire le nostre opportunità a lungo termine con una struttura dei costi più forte. Tuttavia, sono anche ottimista sul fatto che saremo creativi e intraprendenti in questo momento in cui non stiamo assumendo in modo espansivo ed eliminando alcuni ruoli“.

Taglio dei dipendenti

I più colpiti dai più numerosi licenziamenti in blocco dell’azienda di Jeff Bezos saranno i dipendenti dei negozi, come Amazon Fresh e Amazon Go. E le sue organizzazioni Pxt, che gestiscono ad esempio le risorse umane. Le lettere di licenziamento arriveranno agli interessati a partire dal 18 gennaio, ha precisato Jassy, aggiungendo che gli interessati rappresentano il 6% per cento della forza lavoro aziendale americana composta da circa 300mila persone.

Amazon, che sta succedendo

Sebbene la prospettiva di consistenti licenziamenti incombesse su Amazon da mesi – la società ha riconosciuto di aver assunto troppe persone durante la pandemia – il totale del personale interessato, in aumento rispetto alle previsioni, suggerisce che le prospettive dell’azienda si siano complicate.

amazon dipendenti italia
Uno sciopero dei dipendenti del magazzino di Amazon a Castel San Giovanni (Piacenza). Dopo i licenziamenti negli Usa non è escluso che nel corso del 2023 analoghi tagli possano avvenire anche in Italia. Foto Ansa/Pier Paolo Ferreri

Le Big Tech in crisi

L’intervento sulla forza lavoro allinea Amazon ad altre aziende Big Tech decise a ridurre i ranghi del personale. La società statunitense di cloud computing Salesforce Inc. ad esempio, con sede a San Francisco e operativa in 36 Paesi nel mondo, ha da poco annunciato l’intenzione di eliminare circa il 10% della forza lavoro. Vale a dire oltre 7mila dipendenti su un totale di 79mila complessivi. L’azienda rinuncerà anche a parte delle sue proprietà immobiliari nel tentativo di alleggerire costi, indebitamento e carichi fiscali.

Amazon e il mercato azionario

Gli investitori di Amazon hanno reagito positivamente agli ultimi sforzi per stringere la cinghia, scommettendo su un aumento dei profitti della società di e-commerce. Le azioni sono salite di quasi il +2% negli ultimi scambi dopo che il Wall Street Journal ha riportato per la prima volta il piano. Il licenziamento di 18mila dipendenti da parte di Amazon costituisce il taglio di forza lavoro più consistente mai portato avanti da un’azienda Bigh Tech nel corso dell’attuale congiuntura economica negativa. Tuttavia Amazon ha anche una forza lavoro molto più grande rispetto alle altre aziende della Silicon Valley. A fine settembre 2022 poteva contare su più di 1,5 milioni di dipendenti – compresi collaboratori a tempo pieno e part-time – nel mondo, così che gli ultimi tagli annunciati rappresenterebbero circa l’1% della forza lavoro.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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