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Iran, la campionessa di scacchi lascia il suo Paese

Dopo aver giocato senza velo in Kazakistan non rientrerà a Teheran. Si trasferirà a vivere in Spagna

Sara Khadim al-Sharia, la campionessa di scacchi dell’Iran, che ha partecipato al Campionato mondiale 2022 in Kazakistan senza indossare il velo, si trasferirà a vivere in Spagna.

Lo hanno confermato al quotidiano spagnolo El Pais due fonti vicine alla giovane, senza precisare in che località andrà a vivere. Ma aggiungendo che Sara Khadim, che è sposata e ha una figlia, già possiede un appartamento in Spagna.

Sara Khadim scacchi Iran
La campionessa di scacchi iraniana Sara Khadim al-Sharia ha preso parte al Campionato mondiale 2022 in Kazakistan senza indossare l’hijab obbligatorio. Foto Ansa/Iran International

Le fonti hanno inoltre precisato di non sapere se la campionessa dell’Iran abbia già ottenuto un permesso di soggiorno spagnolo grazie alla sua proprietà. Oppure se invece abbia chiesto, o intenda chiedere, asilo politico a Madrid.

La posizione dell’Italia sull’Iran

A fronte della violenta repressione contro i manifestanti anti regime, in corso a Teheran e in molte altre città del paese, l’Italia prende una posizione più ferma di quanto avvenuto finora. Quello che sta accadendo in Iran “per noi è inaccettabile e non intendiamo tollerarlo oltre” ha dichiarato la premier Giorgia Meloni nel corso della sua conferenza stampa di fine anno, il 29 dicembre. “Abbiamo sempre avuto un approccio dialogante ma, se queste repressioni” in Iran “non dovessero cessare e non si dovesse tornare indietro – ha aggiunto Meloni – l’atteggiamento dell’Italia dovrà cambiare. Con quale provvedimento dovrà essere oggetto di una interlocuzione a livello internazionale“.

Parlando della campionessa di scacchi dell’Iran, Sara Khadim al-Sharia, la presidente del Consiglio ha detto di essere stata colpita dalla vicenda della ragazza. Sara Khadim ha deciso di partecipare al mondiale di scacchi togliendosi il velo al cospetto del mondo. “Mi ha fatto riflettere” ha detto Meloni. “Siamo abituati a gesti simbolici ma, di solito, i nostri non hanno conseguenze potenzialmente così gravi come quelle che potrebbe avere questo. Questo riguarda lei e altri che in Iran stanno facendo gesti simbolici, sapendo che possono pagare prezzi altissimi. Questo deve farci riflettere sul valore della libertà, che noi diamo per scontata“.

Sara Khadim al-Sharia scacchi Iran
La campionessa di scacchi Sara Khadim al-Sharia. Foto Asna/Epa

Che cosa sta succedendo

Secondo l’ultimo aggiornamento dell’agenzia di stampa iraniana per i diritti umani, Hrana, sono 508 le persone uccise durante le proteste in Iran. Fra esse vi sono 69 bambini. Le proteste popolari contro il regime vanno avanti ininterrottamente da 3 mesi e mezzo. L’elemento scatenante è stata la morte di Mahsa Amini, la giovane ventenne uccisa dalla polizia morale che l’aveva arrestata perché non indossava correttamente il velo, che per le donne è obbligatorio.

Il numero di persone arrestate è superiore a 18mila indicano i report. Secondo l’agenzia Hrana, finora si sono svolte più di 1.200 manifestazioni di protesta in 161 città. I nuovi dati forniti dall’agenzia si riferiscono al periodo dal 26 settembre al 7 dicembre. Ma il regime non cede e accresce la violenza inaudita della repressione contro i manifestanti, che si basa anche sulle pubbliche condanne a morte sulle piazze per impiccagione.

La repressione in Iran

Il capo della magistratura dell’Iran, Gholamhossein Mohseni Ajeei, ha chiesto al Consiglio supremo “punizioni deterrenti” il prima possibile per i manifestanti arrestati durante le proteste, come riferisce la BBC. “I colleghi magistrati dovrebbero agire quanto prima per cercare di punire gli elementi che causano disordini“, ha affermato. “Ho ordinato al primo deputato della magistratura e al procuratore generale del Paese di seguire quotidianamente il processo di completamento dei casi dei principali indagati per le rivolte“, ha aggiunto.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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