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Manovra di bilancio, volata finale al Senato

Sotto traccia le tensioni nella maggioranza. I rapporti della premier Meloni con Giorgetti sono buoni, ma con Berlusconi sono ai minimi termini

Nei prossimi giorni, entro giovedì 29 dicembre, la premier Giorgia Meloni spera che il Senato approvi definitivamente la manovra economica per la legge di bilancio 2023.

Alla Camera la manovra ha concluso “l’atterraggio nonostante le turbolenze“, per usare la metafora del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

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La premier Giorgia Meloni col ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Foto Ansa/Fabio Frustraci

Se tutto andrà come deve, data la ‘blindatura’ della manovra in Senato, Giorgia Meloni tirerà un primo bilancio nella conferenza stampa di fine anno. La premier è consapevole che l’inizio del 2023 non si annuncia più semplice degli ultimi mesi. E dentro la maggioranza ripartirà in fretta il pressing dei partiti per migliorare alcune misure incluse nella legge di bilancio da 35 miliardi, e ripescare quelle rimaste fuori da una coperta troppo corta. Anche per questo, la prudenza ha consigliato all’esecutivo di mettere da parte un paio di miliardi di euro, alla fine non stanziati durante l’esame alla Camera fra ritocchi e retromarce. Saranno utili in vista di un nuovo decreto aiuti.

Manovra e reddito cittadinanza

Al di là delle misure contro il caro energia, nella manovra secondo la maggioranza ci sono una serie di novità che danno un segnale della visione dell’esecutivo. Dalla flat tax per gli autonomi allo stop alla legge Fornero con l’introduzione di Quota 103. E dalla stretta al reddito di cittadinanza fino alla tregua fiscale. Qualche capitolo inizialmente previsto è invece saltato. Come ad esempio la soglia di 60 euro per i pagamenti elettronici. Oppure si è depotenziato, come per le modifiche al trattamento pensionistico Opzione donna. Tanto che un ordine del giorno di Fratelli d’Italia, approvato assieme alla manovra, impegna il Governo ad ampliare la platea. E anche la Lega ritiene che si potesse fare di più.

“Una legge iniqua”

È uno dei numerosi aspetti della manovra contestati dalle opposizioni, che hanno giudicato la legge di bilancio iniqua e piena di condoni. In questi giorni, alla Camera, PD, M5S e Terzo Polo potrebbero mettersi di traverso per ostacolare l’approvazione del disegno di legge sui rave party entro il termine di venerdì 29 dicembre. Sarà allora che scadrà il primo decreto varato dal Consiglio dei ministri.

Silvio Berlusconi, ex premier e fondatore di Forza Italia
Silvio Berlusconi. Foto Ansa/Mourad Balti Touati

Rapporti difficili con Forza Italia

Inoltre, in attesa di verificare gli effetti positivi del tetto al prezzo del gas definito dall’Unione europea, la crisi energetica resta, assieme alla congiuntura economica e al conflitto in Ucraina, fra i principali fattori di incertezza per lo scenario futuro. E fra le variabili da tenere sotto osservazione ai piani alti del Governo ci sono anche i rapporti nella coalizione, soprattutto con Forza Italia.

Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, raccontano nella maggioranza, si sono sentiti nei giorni prima di Natale per un rapido scambio di auguri. Il clima fra i due da qualche tempo non è esattamente disteso. “Tutto è bene quel che finisce bene“, la sintesi degli azzurri ma resta il fatto che in Forza Italia ci si aspettava maggior coinvolgimento sin dall’inizio delle operazioni per costruire la prima legge di bilancio del governo. Senza contare che, nel clima caotico dell’esame a Montecitorio, si è anche sfiorato l’incidente interno alla maggioranza sullo scudo penale per i reati finanziari, fino all’ultimo dato per sicuro negli emendamenti dei relatori e poi saltato.

Il Mes dopo dopo la manovra?

Il prossimo banco di prova, a seguito della manovra, rischia di essere il Mes: il Meccanismo europeo di stabilità, detto anche Fondo salva-Stati, che l’Italia ha finora rifiutato di attivare negli anni della pandemia. Forza Italia è favorevole mentre Meloni ha chiarito che il Governo non vi ricorrerà. A breve anche le nomine delle società partecipate dello Stato. Fra gennaio e giugno il Governo dovrà indicare i vertici di una Eni, Enel, Ferrovie, Leonardo e Poste: un compito che rischia di mettere in tensione le forze della maggioranza.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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