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Scozia e Spagna, leggi per il riconoscimento del cambio di sesso

Rivoluzione, fra le polemiche, a Edimburgo come a Madrid

In Scozia, ma anche in Spagna, i rispettivi parlamenti hanno approvato leggi che consentono a chiunque di chiedere e ottenere la modifica della propria identità sessuale sui documenti.

A Edimburgo, secondo gli osservatori, le normative più liberali. Addirittura senza precedenti oggi nel mondo occidentale.

Scozia, sostenitori del disegno di legge sul riconoscimento di genere
Sostenitori del disegno di legge sulla riforma del riconoscimento di genere in Scozia. Foto Twitter @AbdulsatarBoch1

Scozia, cambio anagrafico

La legge della Scozia, così come quella spagnola, sottolinea Rtl.it, amplia i diritti delle persone transgender e permette a chiunque di richiedere la modifica della propria identità sui documenti. Una rivoluzione. La Spagna consente questa possibilità dai 14 anni in su, a patto che i giovani che la richiedono abbiamo il consenso dei genitori. In Scozia, invece, si parte dai 16 anni di età. Il Parlamento nazionale di Edimburgo ha approvato il controverso Gender Recognition Act. Ovvero un progetto di legge in discussione da tempo che di fatto non ha precedenti a livello internazionale. Ed è appunto destinato a rendere più facile il cambiamento anagrafico di genere sessuale.

Critiche dalle femministe

Nella legge scozzese si stabilisce che non ci sia bisogno di una diagnosi medica. La normativa prevede fra l’altro di abbassare da 18 a 16 anni l’età minima per richiedere il cambiamento anagrafico di identità sessuale. Il provvedimento ha suscitato non poche polemiche. Persino ambienti liberal lo hanno criticato, così come una parte del movimento femminista che invoca la tutela della diversità biologica di genere fra donne e uomini. Si tratta di un movimento all’interno del quale continua a far sentire con forza fra gli altri la propria voce la celebre scrittrice e attivista J.K. Rowling, che ha inventato Harry Potter. Rowling, inglese di nascita, ha forti legami con la Scozia.

Spagna, legge come in Scozia

Anche in Spagna, come in Scozia, il Congresso dei deputati ha approvato una legge che contempla nuovi diritti per le persone transessuali. E fra questi anche la possibilità di cambiare il sesso all’anagrafe senza autorizzazione giudiziaria o referti medici a partire dai 14 anni (dai 16 senza consenso genitoriale). La nuova “legge per la reale ed effettiva uguaglianza delle persone trans” contiene precetti a lungo rivendicati da diversi collettivi Lgtbi+, come la “depatologizzazione” di chi percepisce il proprio genere in modo diverso al sesso di nascita. E la proibizione delle cosiddette “terapie di conversione“.

La Spagna ha varato una legge che consente di cambiare identità sessuale all'anagrafe. Manca però l'approvazione del Senato
Anche la Spagna, con la Scozia, ha varato una legge per il riconoscimento di genere che consente di cambiare facilmente identità sessuale all’anagrafe. Foto Twitter @SkyTG24

Sono inoltre riconosciuti il diritto di affiliazione (cioè di prendersi cura di bambini abbandonati) alle coppie di donne lesbiche, senza necessità che la coppia abbia contratto il matrimonio. Nella legge che la Spagna ha varato, inoltre, si prevedono misure per favorire maggiormente le pari opportunità delle persone Lgtbi+ (Lesbiche, gay, transgender, bisessuali).

Polemiche anche a Madrid

In Spagna, come in Scozia, non sono mancate le polemiche contro la legge, all’interno della stessa maggioranza di Governo, così come dei movimenti per i diritti civili, nelle loro varie componenti. In particolare ci sono state polemiche sul tema del riconoscimento dell’autodeterminazione di genere per i minorenni. Per entrare in vigore, la norma spagnola dovrà comunque superare anche il vaglio del Senato. Sembrano però improbabili sorprese dell’ultimo minuto, sebbene sia prevedibile che non mancheranno ostacoli. E, di certo, l’opposizione darà battaglia.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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