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Addio a Mario Sconcerti, maestro del giornalismo sportivo

È morto il giorno dopo la scomparsa di Sinisa Mihajlovic. Per l'ex tecnico del Bologna camera ardente in Campidoglio

Lutto nel mondo dello sport per la morte di Mario Sconcerti, maestro di giornalismo, editorialista e firma del Corriere della Sera.

La notizia giunge a poche ore dalla scomparsa dell’ex allenatore del Bologna ed ex calciatore, Sinisa Mihajlovic, per il quale domenica 18 dicembre è aperta la camera ardente in Campidoglio a Roma.

Mario Sconcerti riceve il Premio Ischia nel 2011
Mario Sconcerti (al centro) nel corso di una premiazione. Foto Ansa/Ciro Fusco

Mario Sconcerti si trovava in ospedale ricoverato per accertamenti di routine, al policlinico romano di Tor Vergata. La sua morte è giunta improvvisa sabato 17 dicembre, tanto che lo stesso Corriere della Sera ha sottolineato che fino al giorno prima Sconcerti aveva dato il suo contributo di idee al giornale. Il giornalista aveva da poco compiuto 74 anni. Era nato nel 1948 a Firenze, dove oltre mezzo secolo fa aveva cominciato giovanissimo la professione al Corriere dello Sport, testata di cui divenne anche direttore nel 1995 dopo aver ricoperto per la prima volta tale incarico al Secolo XIX.

Dal ciclismo al calcio, dalla Gazzetta dello Sport a Repubblica, dalla tv alla radio, Sconcerti è stato protagonista non solo del racconto dello sport, ma anche del commento e dell’esegesi. Tanti temi e riflessioni, virate anche sulla filosofia e la politica, li aveva poi ampliati e approfonditi in una vasta produzione libraria. Fra le sue opere più importanti restano La differenza di Totti, da Meazza a Roberto Baggio; Baggio vorrei che tu Cartesio e io…; Storia del gol: epoche, uomini e numeri dello sport più bello del mondo.

Dirigente della Fiorentina

La sua passione per il calcio, e per la Fiorentina in particolare, lo portarono anche ‘dall’altra parte della barricata’ quando nel gennaio 2001 gli fu affidato l’incarico di direttore generale della Cecchi Gori group, società che controllava il club viola. Un’esperienza durata poco e conclusasi con le dimissioni motivate dallo stesso Sconcerti per “visioni molto diverse sulla situazione della società” col presidente Vittorio Cecchi Gori. Uno strappo che non cancellò i sentimenti per la squadra viola: “La amo a prescindere“.

Mario Sconcerti a un dibattito nel 2018 con Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli
Sconcerti con Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli. Foto Ansa/Ciro Fusco

Sconcerti, carriera di prestigio

A Repubblica arrivò nel 1979 e vi creò la redazione sportiva, lavorando insieme con Gianni Brera e Gianni Mura, ma nel 1987 lasciò il giornale di Eugenio Scalfari per la Gazzetta dello Sport. Lì fu vicedirettore di Candido Cannavò. Quindi la prima esperienza da direttore al Secolo e poi i sei anni alla guida del Corriere dello Sport. Dalla stampa alla tv, dove cominciò a lavorare nei primi anni Duemila, Sconcerti seppe diventare in breve un punto di rifermento. Oltre un decennio a Sky Sport e quindi il passaggio alla Rai nel 2016 e di seguito a Mediaset. Sempre ‘bucando’ lo schermo con i suoi racconti, le sue disamine e la sua autorevolezza.

Il tweet di Meloni

Sei l’unico che seguo, l’unico che non dice cavolate“, gli disse qualche anno fa il patron del Napoli, Aurelio De Laurentiis. È stato proprio il presidente del Napoli uno dei primi – fra i tantissimi – a esprimere il proprio cordoglio. La premier Giorgia Meloni ha espresso il suo cordoglio con un messaggio su Twitter. “Con la scomparsa di Mario Sconcerti perdiamo una delle più autorevoli firme del giornalismo sportivo italiano” ha scritto il capo del Governo. “Un forte abbraccio e sentite condoglianze ai suoi cari, ai colleghi, ai suoi tanti appassionati lettori e ascoltatori“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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