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Perù nel caos, decine di turisti italiani bloccati. Appello social: “Aiutateci”

Fermi tra Cuzco e Machu Picchu a causa delle proteste e degli scontri armati seguiti alla destituzione del presidente Castillo

Ci sono anche alcune decine di italiani intrappolati nel caos che in questi giorni sta sconvolgendo il Perù dopo la destituzione del presidente della Repubblica, Pedro Castillo.

Le istituzioni diplomatiche stanno cercando di aiutare i nostri connazionali bloccati nella celeberrima località turistica di Machu Picchu, la fortezza Inca sulle Ande, assieme a centinaia di altri turisti stranieri. In tutto 800 persone sarebbero isolate senza poter scendere a valle.

Immagini dello scontro tra cittadini ed esercito in Perù, all'aeroporto di Ayacucho
Immagini esclusive dall’account Twitter @WaykaPeru mostrano lo scontro tra cittadini ed esercito in Perù, all’aeroporto di Ayacucho. La repressione militare ha provocato vittime. Foto Miguel Gutiérrez

Scontri e vittime

Il fatto è che è scattato il blocco del servizio ferroviario e dei trasporti a causa delle proteste esplose in Perù dopo la destituzione e l’arresto dell’ex presidente Pedro Castillo. Continuano le manifestazioni contro l’establishment che ha rimosso il capo dello Stato lo scorso 7 dicembre: dopo quasi 10 giorni si contano 18 vittime negli scontri con la polizia. Fonti diplomatiche italiane hanno detto all’Ansa di avere notizia di varie decine di cittadini italiani presenti in Perù. Si calcolano fra le 30 e le 40 le persone presenti nella regione di Cusco e Machu Picchu. Connazionali che ora sono rimasti bloccati.

“Siamo in mezzo al nulla”

Tra loro anche 4 ragazze mentre viaggiavano in pullman martedì 13 dicembre a Checacupe, nell’area di Cusco, considerata una delle zone più calde della protesta. Si tratta di tre giovani romagnole e una fiorentina. “Stavamo andando in Bolivia dal Perù e ci siamo ritrovati davanti a un muro di terra e a manifestanti di paesini dove parlano ancora la lingua antica peruviana” hanno raccontato Giulia Opizzi, Federica e Lorenza Zani di Cotignola (Ravenna) e Martina Meoni di Firenze, riporta l’Ansa. “Noi siamo tutti bloccati in un paesino sperduto nel nulla. C’è gente che non ha più soldi per mangiare, persone che non riescono a tornare a casa, a prendere un aereo perché cancellati, bambini, non fanno passare ambulanze e siamo senza servizi igienici. La polizia inesistente perché impegnata in città“. Le ragazze italiane sono bloccate con altre 50 persone: cileni, americani, colombiani, argentini, giapponesi.

Bloccate in Perù, "senzaGiulia Opizzi e le altre ragazze italiane bloccate in Perù
Quattro ragazze italiane rimaste bloccate dalla proteste in Perù. “Siamo ferme senza servizi igienici e dormiamo sull’autobus”. Foto Ansa per gentile concessione di Giulia Opizzi

Aeroporti sbarrati

La situazione dei turisti in Perù è complicata anche dalla chiusura provvisoria dell’aeroporto di Cusco, ordinata il 13 dicembre dalle autorità a causa dei persistenti disordini nell’area dello scalo. Sul fronte delle proteste è da segnalare che un manifestante è morto nella regione settentrionale di La Libertad. Si tratta di 51enne travolto da un camion che procedeva a forte velocità su un tratto di strada provinciale liberato per due ore da un blocco realizzato da abitanti della zona.

Cosa è successo

Un plenum del Parlamento ha discusso sull’anticipo delle elezioni generali in Perù. L’ex presidente Pedro Castillo rimarrà detenuto per 18 mesi. Lo ha deciso il Tribunale per le indagini preliminari, che ha accolto la richiesta della Procura generale peruviana. Castillo è accusato di ribellione e tentativo di colpo di Stato. Dovrà restare in carcere fino al 6 giugno 2024, una decisione contro cui immediatamente la difesa di Castillo ha annunciato ricorso.

Bloccati decine di turisti italiani nel caos generale seguito alle rivote per la destituzione del presidente del Perù, Pedro Castillo (a sinistra)
L’ex presidente del Perù, Pedro Castillo (a sinistra): dovrà scontare 18 mesi di carcere. Contro la sua destituzione sono scoppiate rivolte in tutto il paese. Foto Twitter @ChrisPeverieri

Lo scorso 7 dicembre la Procura generale aveva formulato la sua accusa sulla base di un tentativo di golpe. Durante il suo discorso alla nazione, Castillo aveva annunciato lo scioglimento del Parlamento, l’avvio di un processo di riforma della Costituzione e un sostanziale commissariamento degli organi giudiziari peruviani. Una sorta di auto-golpe subito fallito per la ribellione dello stesso organo legislativo che stava discutendo l’impeachment del presidente.

Proteste in Perù

Ma l’arresto e la messa in stato d’accusa di Castillo hanno scatenato dure proteste di una parte della popolazione. Soprattutto dei contadini della zone rurali più povere del paese. Proteste e cortei si stanno svolgendo anche nella capitale Lima. I manifestanti accusano la neo-presidente Dina Boluarte di essere lei ad aver effettuato un golpe contro Castillo, eletto dal popolo.

La situazione ad Ayacucho

E ora siamo al 7° giorno di manifestazioni, scioperi e scontri con la polizia. Il nuovo Governo ha decretato il coprifuoco in 15 province del Perù per almeno 5 giorni. La giornata del 15 dicembre è stata particolarmente dura ad Ayacucho, fra Lima e Cusco, dove i dimostranti hanno battagliato con la polizia e l’esercito per assumere il controllo dell’aeroporto. Il governo di questa regione ha diffuso un comunicato in cui accusa la presidente Dina Boluarte, e i ministri dell’Interno e della Difesa per le morti causate, chiedendo le loro “immediate dimissioni dall’incarico“. Nel documento si chiede inoltre l’immediata cessazione dell’uso delle armi da fuoco e della repressione da parte delle forze armate e della polizia.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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