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Vialli lascia la Nazionale: “Devo superare questa fase della malattia”

Il capo delegazione dell'Italia non sarà presente nel 2023, l'anno delle qualificazione per gli Europei 2024

Gianluca Vialli annuncia un temporaneo ritiro dal suo ruolo di capo delegazione della Nazionale di calcio.

Al termine di una lunga e difficoltosa ‘trattativa’ con il mio meraviglioso team di oncologi ho deciso di sospendere, spero in modo temporaneo, i miei impegni professionali presenti e futuri“. Così Vialli ha fatto sapere alla Figc (Federazione italiana gioco calcio) della sua assenza in occasione delle prossime gare della Nazionale. Come è noto il campione lotta dal 2017 contro un tumore al pancreas. L’Italia dovrà affrontare, nel 2023, i match di qualificazione al campionato europeo del 2024 e Gianluca non ci sarà.

Gianluca Vialli ha annunciato il suo ritiro dalla Nazionale
Gianluca Vialli. Foto Ansa/Serena Campanini

Il messaggio di Vialli

L’obiettivo – ha proseguito Vialli nel messaggio in cui ha reso noto il suo momentaneo distacco dal ruolo di capo delegazione azzurro – è quello di utilizzare tutte le energie psico-fisiche per aiutare il mio corpo a superare questa fase della malattia. In modo da essere in grado al più presto di affrontare nuove avventure e condividerle con tutti voi. Un abbraccio“. Vialli ha assunto il ruolo di capo delegazione della nazionale italiana tre anni fa, a novembre 2019, subentrando a Gigi Riva.

Gianluca – ha commentato il presidente federale Gabriele Gravinaè un protagonista assoluto della Nazionale italiana e lo sarà anche in futuro. Grazie alla sua straordinaria forza d’animo, all’Azzurro e all’affetto di tutta la famiglia federale sono convinto tornerà presto. Può contare su ognuno di noi, perché siamo una squadra, dentro e fuori dal campo“.

Il docufilm sulla Samp

Appena pochi giorni fa, il 26 novembre al Torino Film Festival è stato presentato il documentario La bella stagione di Marco Ponti, pellicola fuori concorso dedicata alla stagione 1990-1991 quando la Sampdoria di Vialli e Mancini vinse lo scudetto. Oggi Mancini e Vialli sono in Nazionale e hanno portato gli Azzurri a vincere gli Europei lo scorso anno, cosa che non accadeva dal 1968. Negli Anni Ottanta erano i gemelli del gol della Sampdoria di Mantovani. “Sì, era una storia d’amore, amore per l’altro. Non solo tra me e Vialli, ma anche verso il nostro presidente Paolo Mantovani e tra me e i sedici giocatori della squadra” ha dichiarato il commissario tecnico dell’Italia, Roberto Mancini. Gianluca Vialli ha sottolineato come quella fu “una storia più che sportiva. C’erano amore, amicizia profonda e il calcio era quasi di contorno“.

Vialli e Mancini al Torino film festival alla presentazione del docufilm sulla Sampdoria dello scudetto
Gianluca Vialli e Roberto Mancini al Torino film festival. Foto Ansa/Alessandro Di Marco

A Genova, nel 1990, una giovane squadra, la Sampdoria di Vialli e Mancini, intraprende un’avventura epica che cambierà per sempre la storia del calcio italiano. Un’incredibile cavalcata fino allo scudetto, sfiorando poi il trionfo nella Coppa dei Campioni dell’anno successivo. E fermandosi solo di fronte al Barcellona allenato da Johan Cruijff. Ma quello che racconta questo bel documentario di Ponti è soprattutto una storia di amicizia e di un tempo “irripetibile” così lo definisce Mancini.

Vialli e l’idea del libro

Questo progetto – ha raccontato Gianluca Vialli – è nato tre anni fa quando con Marco Lanna abbiamo deciso di festeggiare lo scudetto della Sampdoria dopo trenta anni. Prima abbiamo fatto il libro, La bella stagione, per raccogliere fondi per l’Ospedale Gaslini”. E ancora Vialli: “Noi calciatori vendiamo emozioni e ricordi, questo è il nostro business, ma siamo poi noi che viviamo tutto questo anche di più in prima persona. E questo implica botte di adrenalina. All’unicità dei risultati sportivi si univa una filosofia di vita altissima tra belle ragazze e il sole di Genova“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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