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Reddito di cittadinanza: una pericolosa menzogna ed illusione

Il reddito di cittadinanza rimanda a domani il grave problema del nostro paese.

Fa discutere in queste settimane il provvedimento del governo Meloni sul Reddito di Cittadinanza. Il Movimento 5 stelle, com’era ampiamente prevedibile, si sta mobilitando in questi giorni con il suo leader Giuseppe Conte, per raccogliere il malcontento delle piazze. Dove? Soprattutto al Sud: è qui che il reddito ha avuto maggiore distribuzione. E dove (strano caso) i pentastellati hanno raccolto maggiori consensi alle ultime politiche.

Ora aldilà di considerazioni prettamente tecnico-politiche, la questione del “Reddito sì-Reddito no” merita un importante riflessione morale e culturale. Perché le conseguenze maggiori che questa misura ha prodotto, a parte quelle economiche, sono soprattutto sociali: alimentando una menzogna e un’ illusione molto pericolosa.

Giuseppe Conte comizio Reddito di Cittadinanza
Giuseppe Conte @ANSA/CESARE ABBATE

La logica paradossale del reddito di cittadinanza: una misura palliativa che non risolve il problema povertà a monte

Un concetto chiave di qualsivoglia realtà economica è che per combattere la povertà bisogna creare più ricchezza e per produrre ricchezza bisogna far crescere i posti lavoro. Questo concetto base è entrato in crisi perché, stando alle dichiarazioni dei percettori del reddito, il lavoro oggi non c’è, e se c’è è sottopagato. Il reddito di cittadinanza viene difeso dunque a spada tratta perché regala, in tutti sensi, un’alternativa ad un lavoro “impegnativo” sottopagato o addirittura in nero. Ma queste misure “economiche” sono solo puramente palliative e non risolvono alcunché. Né il problema della povertà, né tantomeno quello della disoccupazione, perché non intervengono sulla questione a monte. Che sarebbe: come creare nuova ricchezza e posti di lavoro?

Giuseppe Conte reddito di cittadinanza
Giuseppe Conte @ANSA/CESARE ABBATE

Il paradigma economico sopracitato non lascia molto scampo. Se uno Stato non si preoccupa di investire le proprie finanze in modo tale da generare almeno nel medio-termine un aumento della ricchezza e un incremento di posti di lavoro, ha presto che fallito. Soprattutto in un Paese come il nostro dove il rapporto PIL/Debito Pubblico è al limite, e vi è quindi l’urgenza di una crescita economica stabile. In questo contesto il reddito di cittadinanza non è che un suicidio. Perché non solo non punta alla crescita, ma alimenta un circuito malato che non genera nuovi posti di lavoro, ma paga semplicemente “in teoria” per far incontrare domanda-offerta. Una logica paradossale se ci si pensa. Uno Stato indebitato che investe miliardi di euro non per creare più lavoro, ma per sfruttare quel poco lavoro che esiste già.

Il reddito di cittadinanza e la ripartenza economica

I Cinque Stelle difendono il reddito oggi in quanto strumento necessario anti-povertà in un momento di crisi economica. Ma è proprio nei momenti di crisi economica che si rende strettamente necessario e più urgente che mai, centellinare e investire intelligentemente le poche risorse pubbliche a disposizione in attività produttive, piuttosto che immetterle freneticamente in politiche assistenzialistiche. Perché solo nel primo caso quei soldi hanno la speranza di condurre veramente il Paese fuori dalla povertà e dalla stagnazione, con la ripartenza economica. Migliorando la vita di tutti. Tutto il resto sono notoriamente tappabuchi che rimandano solo a domani il principale grave problema del Paese. L’Italia per abbattere lo spread, così da ottenere maggiori risorse ad un prezzo scontato sul mercato finanziario, così da creare nuovi posti di lavoro investendo in nuove opere pubbliche, e alla fine migliorare i propri servizi pubblici, ha bisogno di generare nuova ricchezza.

Alcide de Gasperi
Alcide De Gaperi @ FOTO ARCHIVIO ANSA

Ma lo sviluppo economico richiede metodo e tempo: il Paese si è risollevato dalle macerie della seconda guerra mondiale con nuovi posti di lavoro fino ad affermarsi come terza/quarta potenza economica d’Europa. Fu l’etica del lavoro delle persone più umili e semplici, armate di profondo ottimismo, l’essenziale base di partenza e la vera chiave di volta per l’Italia, che allora appariva un passo indietro a tutte le altre grandi superpotenze.

Alla ricerca di un nuovo miracolo economico italiano

Oggi di nuovo abbiamo bisogno di un balzo, di un nuovo miracolo economico a ridarci credibilità e a restituirci l’orgoglio. Allora furono i soldi americani del Piano Marshall a dare impulso all’economia, oggi ci sono i soldi in arrivo dall’Unione Europea a rappresentare la nostra più grande occasione. “Per avverarsi questo sogno però” come disse De Gasperi nei primi Anni Cinquanta “c’è bisogno di tempo, di mezzi, e soprattutto di uomini”. C’è bisogno dunque di ogni singolo uomo e non di lasciarli a casa. Il lavoro ed i sacrifici di uomini e donne hanno generato all’epoca una ricchezza tale da rappresentare il nocciolo duro della nostra produzione economica per ben oltre il periodo del boom, fino ai nostri giorni. Siamo quindi ancora in debito con quella generazione, che è proprio quella con cui il Covid ha colpito più forte. Ma come possiamo pensare di ripagare i loro sacrifici con il reddito di cittadinanza?

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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