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Legge di bilancio, ecco quando i negozianti possono rifiutare bancomat e carta

In manovra la nuova norma sui pagamenti elettronici che si affianca al rialzo del tetto del contante a 5mila euro dal 2023

Legge di bilancio, non solo più contanti. Ora si allentano le regole sull’obbligo del Pos per i pagamenti elettronici con bancomat e carta di credito.

Il Governo Meloni raddoppia la somma in base alla quale i commercianti possono rifiutare un pagamento elettronico al cliente.

Nella legge di bilancio nuove regole per i pagamenti con bancomat e carta
Foto Ansa/Matteo Corner

Sale infatti da 30 a 60 euro il limite entro il quale negozi, supermercati, strutture ricettive, alberghi e altro hanno l’esenzione dall’obbligo del Pos. Ovvero del dispositivo elettronico da mettere a disposizione del cliente che voglia effettuare pagamenti con bancomat o carta di credito. Lo prevede l’ultima bozza della manovra per la legge di bilancio, all’articolo 69. Obbligo di fattura e stretta fiscale, invece, per le vendite online a partire dal primo luglio 2023.

Legge di bilancio, le novità

La manovra in corso per la legge di bilancio complessivamente si espande. La nuova bozza sale a 155 articoli dai 136 della precedente versione. Tra le novità non solo quelle riguardanti bancomat e carte. Ma anche, ad esempio, la definizione dei congedi parentali. Con un mese in più previsto per le mamme. Così come l’esenzione dall’IMU per le case occupate. E una serie di opere infrastrutturali come il terzo lotto Tav e l’alta velocità ferroviaria Torino-Lione.

Il ministero dell’Economia avverte tuttavia che le versioni in circolazione potrebbero non corrispondere alla realtà. Da Via XX Settembre si ribadisce che i contenuti della legge di bilancio sono quelli a cui il Consiglio dei ministri ha dato il via libera lunedì scorso 21 novembre. E si rinvia ogni valutazione al testo definitivo che arriverà in Parlamento per l’esame lampo. A questo punto di poco più di un mese.

Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, vuole fare il Ponte sullo Stretto di Messina
Foto Ansa/Facebook Matteo Salvini

Il Ponte di Messina

Nel capitolo infrastrutture della legge di bilancio in costruzione compare, come annunciato da Matteo Salvini, la rapida ricostituzione della Società Stretto di Messina. Un ente al quale nel corso del tempo si è associato lo stop ai contenziosi pregressi legati alla mancata realizzazione del Ponte. Ma c’è anche la possibilità di un aumento di capitale per le società di manutenzione stradale – l’Anas – e della rete ferroviaria: Rfi. Una netta accelerazione arriva anche per la Tav, con la scadenza del 31 marzo 2023 per ottenere l’autorizzazione al terzo lotto. Mentre tra le misure a favore dei territori colpiti dai terremoti degli ultimi anni compare anche la proroga delle agevolazioni previste per Ischia, martoriata dalla frana di Casamicciola di due giorni fa.

In bilancio l’assegno unico

Nero su bianco appaiono poi, in bilancio, le norme per la famiglia. A partire dal potenziamento dell’assegno unico per i figli a carico. Il sostegno sarà aumentato del +50% nel primo anno di vita del bambino. La stessa maggiorazione sarà destinata anche alle famiglie numerose con tre o più figli. In questo caso il 50% arriverà per i figli da 1 a 3 anni ma solo ai nuclei il cui Isee non supera i 40mila euro l’anno.

Le coperture e il voto

Quello che però veramente ancora manca nei vari capitoli sono le coperture. Anche quest’ultima bozza delle legge di bilancio non definisce quali saranno le fonti di finanziamento a cui il governo attingerà. Dal 12 al 16 dicembre si entrerà nel vivo, con l’esame in Commissione parlamentare. Al Parlamento, a quanto si apprende, dovrebbe essere garantito un ‘tesoretto’ per le modifiche. Dal 19 al 21 il testo è atteso in Aula, per il voto. Entro il 23 dicembre, quindi prima di Natale, il voto degli ordini del giorno e la trasmissione in Senato dove l’esame lampo deve concludersi entro il 31 dicembre, pena l’esercizio provvisorio.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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