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Kanye West punta alla Casa Bianca: “Come vicepresidente voglio Trump”

La mossa nei giorni in cui il rapper è sotto accusa per video porno di sé con Kim Kardashian usati a scopo intimidatorio

Il rapper ex marito di Kim Kardashian, Kanye West, ci riprova e si candida alla Casa Bianca per il 2024. Incurante delle critiche e degli scandali che lo hanno travolto, West afferma di aver chiesto a Donald Trump di fargli da vicepresidente.

West, che ha cambiato nome in Ye, sembra in cerca di visibilità. Disperatamente. “La cosa che ha più turbato Trump è stato avergli chiesto di essere il mio vicepresidente” dice, sparandola grossa. L’annuncio segue una visita a Mar-a-Lago, la lussuosa residenza di Trump in Florida.

Foto Ansa/Epa Etienne Laurent

Kanye West si sarebbe recato ‘in visita’ all’altro candidato 2024 anti Biden – proprio Donald Trump – in compagnia di Nick Fuentes, un nazionalista bianco. West si era già candidato alle presidenziali del 2020, le ultime, quelle vinte da Joe Biden. Aveva ottenuto 70mila voti. L’attuale presidente degli Stati Uniti aveva trionfato con 81 milioni di voti, superando l’uscente Donald Trump che ne aveva ricevuti 74 milioni.

West, accuse dirompenti

Una percentuale irrisoria, dunque, i suffragi che il rapper aveva ottenuto due anni fa. Ed è difficile immaginare che possa far meglio alle presidenziali del 2024. Anche perché, come ha riportato nei giorni scorsi il Corriere della Sera, Kanye West deve affrontare adesso accuse molti pesanti che potrebbero sfociare presto in un processo. Secondo tali accuse, anche se tutte da provare, in quasi 10 anni di collaborazione fra il suo brand Yeezy e Adidas, West avrebbe abitualmente usato tattiche intimidatorie con il suo staff. Mostrando foto e video porno di se stesso e dell’ex moglie Kim Kardashian e facendo commenti a sfondo esplicitamente sessuale alle donne che lavoravano con lui.

Sostenitori a un comizio di Trump. Foto Ansa/Epa Christobal Herrera Ulashkevich

Pur essendone a conoscenza, i vertici del colosso sportivo hanno però sempre scelto di non intervenire, preferendo “spegnere la loro bussola morale.” La denuncia è in una lettera aperta che ex collaboratori del brand Yeezy hanno inviato ai vertici di Adidas, cui Rolling Stone ha ottenuto una copia. Nella missiva, riporta il Corriere della Sera, si parla apertamente “di comportamento malato e predatorio soprattutto nei confronti delle donne” da parte del rapper. West, sempre stando alle accuse, avrebbe creato “un ambiente di lavoro tossico“, in cui la pornografia “era una caratteristica costante.” La rivista ha anche rivelato di aver ricevuto quasi una trentina di denunce da parte di ex collaboratori di West che hanno chiesto l’anonimato.

Adidas rompe col rapper

Lo scorso mese, proprio mentre Adidas – al pari di altri brand, fra cui Gap e Balenciaga – ha revocato la partnership con Yeezy a causa di una serie di dichiarazioni antisemite del musicista. Nello stesso momento West ha pubblicato un documentario di 30 minuti su YouTube dal titolo Last Week. In una scena lo si vede mostrare un video porno sul suo telefonino ad alcuni dirigenti di Adidas (i volti sono sfocati). Questi, resisi conto del contenuto della clip, appaiono alquanto imbarazzati e a disagio e cercano di riportare la riunione in un ambito professionale.

Kanye West con Kim Kardashian nel 2020.Foto Ansa/Epa Ringo Chiu

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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