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Guerra Ucraina: gli USA preparano il terreno per la pace?

I progressi con Xi Jin Ping e la reazione di Mosca dopo l'atteggiamento di Washington sull'incidente in Polonia.

Superato il vaglio delle elezioni Midterm, dove il terremoto politico che riportasse i Repubblicani al potere non si è verificato, ora l’amministrazione Biden sembra a lavoro per favorire la fine della guerra in Ucraina.

A suggerirlo, non solo la reazione di Washington nei riguardi dell’incidente dei missili russi in Polonia – secondo alcune fonti molto apprezzata da Mosca – e le ultime dichiarazioni del capo di stato maggiore Usa, il generale Mark Milley. Che lasciano intendere la pressione di Washington ora sul governo Ucraino.

Joe Biden/FOTO ANSA/MAST IRHAM

La probabilità di una vittoria militare ucraina, che includa l’espulsione dei russi da tutta l’Ucraina, compresa la Crimea, la probabilità che ciò accada presto non è militarmente alta”. Sono state le esatte parole di Milley. Un velato “avvertimento” al governo ucraino circa le intenzioni in campo diplomatico di Washington?

Fattori e segnali che lasciano ben sperare riguardo la fine della guerra

Un accordo fra le parti e una maggiore distensione al livello globale, potrebbero forse realizzarsi non così tardi. Dei timidi segnali inequivocabili sono già arrivati. L’incontro, al G20 di Bali, tra Biden e Xi Jin Ping è un primo piccolo importante segnale. Visto che la pace in Ucraina passerà necessariamente attraverso l’intervento delle due superpotenze globali. Gli USA rappresentano il perno della difesa Ucraina, ma la Cina rappresenta l’alleato essenziale di Putin. Senza il suo appoggio, o il “silenzio assenso” Cinese difatti, Putin non possiede né il potere economico, né quello politico per impensierire l’Occidente.

Guerra Ucraina/ FOTO ANSA/OLEG PETRASYUK

Quindi solo dopo una preliminare riconciliazione tra USA e Cina sarà possibile un accordo anche in campo ucraino. E ad oggi il rallentamento economico globale provocato dalla guerra contribuisce non di poco a riavvicinare Cina e USA. Inoltre a creare le condizioni per un possibile cessate il fuoco secondo gli esperti, vi potrebbe essere anche il fattore inverno. Nella stagione fredda le sfavorevoli condizioni climatiche generali sul terreno inevitabilmente porteranno ad un rallentamento del conflitto. Il che lascia più margini al dialogo.

Zelensky e l’appoggio USA dopo “l’incidente” missilistico

Il punto di incognita ovviamente rimane: quanto siano disposti a trattare i diretti interessati. E soprattutto su quali basi costruire dei termini di resa. Zelensky ha più volte ribadito la sua volontà di raggiungere in questa guerra il massimo risultato possibile, ovvero la riconquista di tutta l’Ucraina. Crimea compresa. Ma questa possibilità, anche a fronte delle parole del capo di stato maggiore USA, oggi più di allora risulta davvero remota. La reazione infuocata di Zelensky poi all’incidente del 15 Novembre, potrebbe aver alterato degli equilibri e incentivatone degli altri.

Zelensky/FOTO ANSA

Non solo ora i governi europei hanno preso più concretamente coscienza del rischio di un’escalation su scala globale. Ma la prudenza di Washington e della NATO diametralmente opposta alla presa di posizione del governo ucraino, potrebbe aver creato un solco nel quale Mosca ora potrebbe inserirsi in campo diplomatico con più propensione. “Washington”, ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, “è in grado di esercitare un’influenza su Kiev, rendendola più flessibile, se lo desidera”. Mosca, quindi, ora attende le mosse di Washington.

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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