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Le donne e il cibo: 780mila anni fa nacque l’arte di cucinare

Fu una grossa carpa il primo animale cotto dai nostri antenati preistorici, che compresero l'importanza di cuocere al fuoco gli alimenti

Il più antico cibo cotto dall’uomo di cui gli archeologi abbiano trovato traccia fu una grande carpa d’acqua dolce. Risale a 780mila anni fa, nel Paleolitico inferiore. Il ritrovamento dei primi ‘esperimenti’ di cucina umana è avvenuto in Israele. I laghi e i pesci furono fondamentali per la dieta dei primi umani.

A scoprirlo è stato un gruppo di ricerca internazionale guidato da Irit Zohar, dell’Università di Tel Aviv. Gli scienziati hanno analizzato resti di cibo rinvenuti nel sito di Gesher Benot Ya’aqov, in Israele. I risultati delle scoperte sono apparsi sulla rivista Nature Ecology and Evolution. I nostri antenati più remoti avrebbero dunque cominciato l’arte della cucina centinaia di migliaia di anni prima di quanto testimoniato dai reperti archeologici trovati sino a oggi.

Una ricostruzione delle prime cotture di cibo. Foto Twitter @MU_Peter

La cottura del cibo è stato uno dei grandi miglioramenti nella dieta umana. Un’innovazione che ha permesso di facilitare la digeribilità dei cibi. Al tempo stesso, imparando a cucinare e smettendo progressivamente di alimentarsi di cibi crudi, gli uomini e le donne hanno iniziato a eliminare pericolosi agenti patogeni che fino ad allora introiettavano abitualmente.

Il cibo nella preistoria

Non è tuttavia facile, per ricercatori e archeologi, arrivare a definirne con certezza i primi esempi di cibo cucinato dalle donne, presumibilmente, della preistoria. Vari indizi sembrano indicare che la cottura del cibo sia iniziata un milione di anni fa. Si pensi che i primi ominidi risalgono ad almeno 2,5 milioni di anni fa, mentre Homo Erectus comparve circa 1,8 milioni di anni fa in Africa. Finora le uniche prove davvero certe indicavano un periodo di tempo compreso fra i 400mila e i 300mila anni fa. Il gruppo di ricerca internazionale guidato da Irit Zohar, dell’Università di Tel Aviv ha analizzato grandi quantità di resti di pesce. E in particolare di carpe di grosse dimensioni. Così come di denti umani ritrovati nel sito di Gesher Benot Ya’aqov.

Il teschio di un pesce preistorico. Foto Twitter @AmirAlhaj_ph

Grazie ad approfondite analisi i ricercatori sono riusciti a determinare una nuova datazione per le prime cotture del cibo: ben 780mila anni fa, come detto. “Queste nuove scoperte – ha dichiarato il professor Zohar – dimostrano non solo l’importanza degli habitat di acqua dolce e dei pesci che contenevano per il sostentamento dell’uomo preistorico. Illustrano anche la capacità degli esseri umani preistorici di controllare il fuoco per cuocere il cibo e la loro comprensione dei benefici della cottura del pesce prima di mangiarlo.” La scoperta archeologica avvenuta in Israele emerge a una settimana da quella, altrettanto importante sebbene di altro genere, avvenuta a San Casciano dei Bagni (Siena), paragonata per rilievo scientifico e bellezza estetica a quella dei Bronzi di Riace.

Il sito di Gesher Benot Ya’aqov, Israele, sulle sponde del fiume Giordano. Conserva prove di antichi falò, semi di pistacchio bruciati e altre 54 specie alimentari vegetali che i primi uomini usavano vicino alla riva del paleo-lago Hula 780.000 anni fa. Foto Twitter @johnhawks

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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