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Sulla Terra siamo 8 miliardi, ma le diseguaglianze restano enormi

Oltre un umano su 10 è alla fame. Pandemie, crisi energetiche, guerre e cambiamenti climatici colpiscono i più poveri e ora anche i ricchi

Gli esseri umani sulla Terra hanno raggiunto e superato quota 8 miliardi. Mentre gli Stati si dibattono nella necessità di lottare contro i cambiamenti climatici, proprio dalla Cop27, l’annuale Conferenza sul clima dell’ONU, in corso in Egitto, arriva la notizia sull’incremento storico della popolazione mondiale.

In settant’anni il numero di donne e uomini sul pianeta, a tutte le latitudini, è quasi quadruplicato, passando dai 2,5 miliardi del 1950 agli attuali 8 miliardi. Il dato proviene da una stima ufficiale delle Nazioni Unite. L’ONU parla di “un’importante pietra miliare nello sviluppo umano” e di un monito, nel pieno della Cop27. Quello alla “nostra responsabilità condivisa di prenderci cura del nostro pianeta“. Secondo il Palazzo di Vetro “questa crescita senza precedenti” è il risultato di “un graduale aumento della durata della vita grazie ai progressi della sanità pubblica, dell’alimentazione, dell’igiene e della medicina“.

Un’infermiera mette una maglietta con la scritta “Bimbo 8 miliardi” al neonato Damian, presso l’ospedale di maternità di Altagracia a Santo Domingo, Repubblica Dominicana, all’inizio del 15 novembre 2022. Foto Ansa/Epa Orlando Barria

Ma la crescita della popolazione pone sfide importanti ai paesi più poveri. Se fino all’inizio del XIX secolo la Terra aveva meno di un miliardo di abitanti, adesso sono stati sufficienti 12 anni per passare da 7 a 8 miliardi di persone al mondo. Questo però non significa che gli umani siano in una sorta di esplosione demografica sena fine. Anzi, a dimostrazione di un rallentamento delle nascite dei bambini c’è la previsione dell’ONU secondo cui occorreranno circa 15 anni per raggiungere i 9 miliardi di uomini e donne presenti sulla Terra. Non prima, dunque, del 2037. Le Nazioni Unite prevedono un “picco” di 10,4 miliardi nel 2080. E poi una stagnazione fino alla fine dell’attuale XXI° secolo.

Miliardi di umani

A fronte della crescita fino a 8 miliardi della popolazione, alla Conferenza sul clima Cop27 in corso a Sharm el-Sheikh (Egitto) sta emergendo ancora una volta una difficoltà planetaria. Ovvero che i paesi ricchi del Nord del mondo e i paesi poveri del Sud, riescano ad accordarsi su una riduzione più ambiziosa delle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane. I paesi ricchi, Italia inclusa, sono i maggiori responsabili del surriscaldamento globale della Terra. Uno dei fattori che più determinano i cambiamenti climatici in corso a ogni latitudine del nostro pianeta. Fenomeni caratterizzati dall’incremento dei cosiddetti eventi estremi. Ossia nubifragi, bombe d’acqua, trombe d’aria, inondazioni, temperature roventi fuori stagione, siccità invernale oltre che estiva.

Una donna yemenita prepara il pane per la sua famiglia all’interno di un rifugio improvvisato in un campo per sfollati interni (IDP) alla periferia di Sana’a, capitale dello Yemen. Foto Ansa/Epa Yahya Arhab

Ebbene, con la popolazione mondiale salita a 8 miliardi di persone, più di 1 su 10 (828 milioni) soffre la fame. E questa ingiustizia diventa ancora più grave a causa del mix micidiale dei cambiamenti climatici che si sommano alla pandemia di Covid e alla guerra in Ucraina, oltre che in tante altre parti del mondo. Tutto ciò emerge dall’analisi della Coldiretti.

Milioni di bambini denutriti

Circa 2,3 miliardi di persone nel mondo, il 29,3%, vivono in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave. E si stima che 45 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni soffrano di deperimento. Mentre 149 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni hanno deficit di sviluppo a causa di una mancanza cronica di nutrienti essenziali nella loro dieta. Le difficoltà alimentari sono aumentate. Sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli economicamente più avanzati. Gli effetti della pandemia prima e della crisi energetica dopo hanno dimostrato la centralità del cibo e l’importanza, sottolinea Coldiretti, di garantire l’autonomia alimentare. In uno scenario globale segnato da distorsioni commerciali, accaparramenti e speculazioni che mettono a rischio gli approvvigionamenti per tutti.

Un lavoratore siriano in un deposito di rottami metallici nel distretto di Sarmada, alla periferia di Idlib. Foto Ansa/Epa Sedat Suna

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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