Il 13 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza, una ricorrenza che serve a ricordare l’importanza di esseri gentili. ‘Praticare’ gentilezza non per paura di essere sopraffatti, ma per il desiderio di donare un sorriso agli altri, sempre e comunque.
La Giornata Mondiale della Gentilezza si celebra in tutto il mondo il 13 novembre. Nasce, per desiderio del Japan Small Kindness Movement, istituito a Tokyo nel 1988. Questo movimento, che nasce come locale, diventa pian piano di portata sempre più vasta.
Nel 1996 il Japan Small Kindess Movement si trasforma nel World Kindness Movement. C’è bisogno di gentilezza in tutto il mondo. In Italia si sviluppa nel 2000 con la sede di Parma. Essere gentili è la ‘parola d’ordine’ di questa ricorrenza, con il desiderio di insinuare la cura degli altri, non solo in questa Giornata ma sempre.
Nel 1982 Anne Herbert scriveva su una tovaglietta di carta di una tavola calda di Sausalito, in California, una frase che divenne, ben presto celebre in tutto il mondo: “Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso“. Una frase che presto si diffuse sui muri, sugli striscioni, sugli slogan e che incita ad essere gentili, a mostrare cura e attenzione verso gli altri. Azioni amorevoli, che suscitino sorrisi e benessere in chi le riceve. Come dice la Herbert: “La gentilezza può generare gentilezza tanto quanto la violenza genera violenza“. E c’è bisogno di gentilezza oggi, più di quanto immaginiamo. C’è bisogno di sorrisi, di comprensione, di interazioni che non siano scatenate dall’odio, ma dal desiderio di essere ‘amorevoli’ verso gli altri.
Difficile da definire ma facile da riconoscere, così è la gentilezza. Non si tratta di quelle azioni fatte per paura di non essere accettati, accolti o amati. Ma si tratta, piuttosto, della dolcezza disinteressata. Parlando di gentilezza sicuramente potremmo portare tanti riferimenti storici che, con il loro modo di fare e di essere, hanno dato un contributo importante alla storia e al cambiamento. Citeremo, per esempio, Gandhi che, della gentilezza e della non violenza, ne fece una dottrina filosofica e politica verso la quale convoglieranno movimenti contro la guerra e gruppi che mirano ad un cambiamento sociale. “Quando la misura e la gentilezza si aggiungono alla forza, quest’ultima diventa irresistibile“, affermava Gandhi e anche per questo, il poeta indiano R. Tagore gli attribuì il soprannome di Mahatma, grande anima.
Ma il senso della gentilezza è che essa si può celare nelle piccole come nelle grandi cose e può essere di giovamento agli altri e al proprio animo. “Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile“, così si esprime, lo psicoterapeuta, definito il ‘padre della motivazione’, Wayne W. Dyer che, nella sua vita e attraverso la sua esperienza professionale, introdusse l’importanza della gentilezza per trovare benessere anche per sé stessi.
Perché praticare atti di gentilezza ha effetti positivi anche su chi è gentile. Sorridere produce dopamina, edorfine e seratonina, generando benessere generale. La gentilezza può generare un effetto a cascata, migliorando le relazioni e contribuendo a costruire una strada verso una vita migliore. Perché, citando un altro esempio di estrema gentilezza e amore, Madre Teresa di Calcutta: “Le parole gentili sono brevi e facili da dire, ma la loro eco è eterna“.
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