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Mastodon, il social ‘decentralizzato’ che vuole sfidare Elon Musk

Ora che Twitter è dell'uomo più ricco del mondo in molti si stanno iscrivendo al network tedesco ancora misconosciuto

L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk fa emergere Mastodon, una rete sociale di microblogging, basata su un software libero, che esiste dal 2016. E che ora ha la possibilità (non semplice) di diventare il contraltare del social che cinguetta.

In questi ultimi giorni in tanti negli Usa come in Europa si sono iscritti al social network Mastodon (mastodonte) in risposta all’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. E soprattutto in seguito ai suoi successivi annunci di voler modificare radicalmente numerose regole della piattaforma. Proprio a causa dell’elevato e insolito numero di persone che per iscriversi a Mastodon hanno deciso di usare come punto d’ingresso mastodon.uno, il principale server italiano del social network sta riscontrando problemi di sovraccarico.

L’8 novembre Mastodon ha emesso un comunicato in cui si afferma che il social spera di risolvere tutti i problemi entro la fine della giornata. E ha aggiunto: “È un momento di migrazione senza precedenti“. Gli utenti attivi sono ormai il triplo rispetto ai picchi precedenti di quest’anno. Ma cosa è successo? Il fatto è che Mastodon consente di pubblicare post come su Twitter ma senza che esista il controllo di una singola azienda o un’unica persona. Nell’ultima settimana il fondatore del sistema, il programmatore tedesco Eugen Rochko, 30 anni, ha detto che Mastodon ha raccolto oltre 230mila nuovi iscritti. A dimostrazione del crescente numero di persone in cerca di un’alternativa a Twitter.

Come funziona Mastodon

Mastodon esiste dal 2016 ed è ancora sostanzialmente sconosciuto. Il suo funzionamento è parzialmente diverso rispetto a Facebook, Instagram e Twitter. E per i meno esperti di informatica può apparire infatti poco intuitivo, se non addirittura respingente. A gestire Mastodon non è una singola azienda che controlla i server dei dati. Bensì chiunque voglia contribuire all’iniziativa. La proprietà è quindi diffusa e non si può verificare un caso come quello di Twitter, dove una sola persona – in questo caso Elon Musk – ottiene il controllo dell’intero sistema. Ogni server, spiega ilPost.it, è in sostanza un mondo a sé. Ospita uno o più specifici social network – “istanze” – ma non l’intero sistema di Mastodon.

Un toot del fondatore di Mastodon, Eugen Rochko, sulla crescita esponenziale del social nel mese di ottobre. Foto Twitter @Luis_Fierro_C

Ciascuna istanza è come se fosse una regione, mentre Mastodon è la nazione che le comprende tutte. Per questo l’intero sistema viene spesso definito una federazione. Proprio per dare l’idea di qualcosa di organizzato con tante parti distinte ma che possono comunicare tra loro. Questa organizzazione, diversa da quella dei tradizionali social network, è l’elemento che rende più difficile prendere dimestichezza con Mastodon, almeno all’inizio. Al momento dell’iscrizione, infatti, è necessario aderire a uno dei tanti social network disponibili, i cui elenchi non sono sempre facilmente accessibili.

Elon Musk. Foto Twitter @MPSkino

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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