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Migranti, a Catania sbarcati solo donne e bambini. Centinaia di profughi al largo della Sicilia

La mossa del Governo Meloni. La nave Humanity 1 viene fatta entrare ma non le viene assegnato il porto sicuro

Ritorna prepotentemente alla ribalta il dramma dei migranti naufraghi, imbarcati su gommoni e carrette del mare che partono dalla sponda Sud del Mediterraneo. Così come tutte le questioni connesse al soccorso su nave, trasbordo e sbarco in un porto sicuro di centinaia di profughi tratti in salvo.

In queste ore la nave Humanity 1 è ancora ferma al porto di Catania. Al momento sono stati fatti sbarcare 149 migranti. Tra loro donne, molti minorenni, e persino un neonato. Per la Ong tedesca Sos Humanity potrebbero sbarcarne ancora degli altri, con problemi di salute. A bordo della nave ci sono ancora una trentina di persone. “I naufraghi sono sfiniti” spiegano a LaPresse i portavoce della Ong facendo presente che uno di loro ha appena avuto un esaurimento nervoso.

Foto Twitter Aboubakar Soumahoro

La situazione davanti alle coste siciliane rimane particolarmente complessa. Cinque navi, due battenti bandiera tedesca, due battenti quella norvegese e una liberiana, si trovano a largo nel tratto di mare che va da Catania a Taormina. Un caso che va avanti da giorni, quando alla Humanity 1 era stato impedito di entrare nelle acque territoriali italiane, senza l’assegnazione di un porto sicuro. Oltre a essa, sono presenti anche la Rise Above, la Geo Barents con 572 migranti; la Ocean Viking con 234. Un totale complessivo di quasi 1000 persone che versano in condizioni igienico-sanitarie difficili. E che, fino alla serata del 5 novembre, erano in mezzo alle intemperie, dovendo di fatti entrare in acque italiane per trovare riparo.

Fra i migranti molti ragazzini

Come ricorda Avvenire, il neo ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, aveva dichiarato il 4 novembre, in una conferenza stampa, che la nave Humanity 1, battente bandiera tedesca, con 179 migranti, tra cui più di 100 minori non accompagnati, si stava dirigendo verso Catania. Per Piantedosi il natante avrebbe potuto fermarsi solo in rada, per ripararsi dalla tempesta in arrivo mentre le autorità sanitarie avrebbero verificato i casi più seri per facilitarne lo sbarco a terra.

Foto Twitter @soshumanity_de / Max Cavallari / SOS Humanity

Petra Krischok, portavoce dell’Ong Sos Humanity, ha spiegato che “un quarto del gruppo si è ammalato e riporta sintomi influenzali.” “Non sono io il capitano, non decido io” ha detto ancora Krischok. “Ma lasciare il porto di Catania se non dovessero sbarcare tutti i migranti che sono a bordo della nave sarebbe illegale, perché sono tutti profughi“. “I primi a sbarcare – ha confermato – sono stati minorenni e bambini piccoli accompagnati dalle madri. I controlli sono ancora in corso, ma Catania non ci è stato assegnato come porto sicuro.”

Dal canto suo, l’ambasciata norvegese in Italia ha emesso una nota sul caso delle due navi battenti la bandiera di Oslo che soccorrono i migranti. “La responsabilità primaria di coordinare il lavoro per garantire la sicurezza delle persone soccorse” in mare è dello “Stato responsabile dell’area di ricerca e soccorso“, afferma. In questo caso significa la Libia, che però non è riconosciuta dalle Nazioni Unite quale “luogo sicuro di sbarco.” Ne consegue che “anche gli Stati costieri limitrofi hanno una responsabilità in tali questioni“, ha dichiarato la rappresentanza di Oslo. E gli Stati vicini sono Malta e Italia.

Petra Krischok, portavoce della ong Sos Humanity. Foto Ansa/Orietta Scardino

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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