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Ucraina, la guerra non può essere vinta. Zelensky: “Pronti a una pace giusta”

Né Mosca né Kiev sembrano poter riuscire a battere il nemico sul campo di battaglia

A oltre 8 mesi dal suo inizio la guerra in Ucraina appare ogni giorno di più un conflitto senza soluzione. È difficile se non impossibile che Kiev o Mosca schiaccino l’avversario fino alla vittoria finale. Perciò sembra crescere la possibilità che si giunga a un negoziato per la pace.

A fare un’apertura in questo senso è stato il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, nel suo messaggio serale del 4 novembre. “Siamo pronti per la pace, per una pace giusta, la cui formula abbiamo espresso più volte” ha detto Zelensky. Per Kiev occorre il “rispetto per la Carta delle Nazioni Unite, rispetto per la nostra integrità territoriale, rispetto per il nostro popolo, assicurare alla giustizia tutti coloro che sono colpevoli e pieno risarcimento dei danni che ci ha causato la Russia.

Foto Ansa/Telegram Zelensky

La Thailandia si dice pronta a fornire una sede negoziale per consentire un dialogo diretto tra Mosca e Kiev volto a risolvere la crisi ucraina. Lo ha detto alla Tass l’ambasciatore thailandese in Russia, Sasiwat Wongsinsawat. “La Thailandia – ha detto – è pronta a fornire una sede negoziale per tutte le parti coinvolte nel conflitto qualora siano pronte per un dialogo diretto finalizzato a trovare una soluzione pacifica della crisi ucraina.”

Ucraina, conflitto infinito

E sulla necessità di porre fine al conflitto in Ucraina interviene anche l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Antonov. “Dobbiamo pensare oggi non a pompare Kiev con armi aggiuntive, ma a come trovare una soluzione negoziale” afferma Antonov. “È impossibile risolvere completamente il problema sul campo di battaglia“. L’ambasciatore di Mosca a Washington ha però sottolineato come un miglioramento delle relazioni tra Russia e Stati Uniti non sia all’orizzonte, in una prospettiva di medio termine.

Una donna in un’auto a Kiev dopo che le luci sono state spente a causa di interruzioni di corrente programmate in seguito alla distruzione delle centrali elettriche ucraine da parte dei russi. Foto Ansa/Epa Oleg Patrasyuk

Riguardo alle nuove decisioni dell’amministrazione americana su forniture aggiuntive di armi all’Ucraina, vorrei sottolineare che i nostri cosiddetti partner continuano con una politica sbagliata” ha scandito Antonov. “Credono che il problema possa essere risolto sul campo di battaglia e continuano a spendere più energie e mezzi. Ora stanno accumulando forze armate vicino ai confini russi“. L’ambasciatore, parlando a San Francisco, ha poi lamentato che “il personale degli uffici del consolato russo negli Stati Uniti continuerà a diminuire perché i termini della missione del personale scadono. E la parte americana non sta rilasciando nuovi visti per loro.”

Sottomarino nucleare Usa a Gibilterra

Gli Stati Uniti non restano certo a guardare. Il super sottomarino nucleare americano USS Rhode Island è arrivato tre giorni fa nel porto di Gibilterra: una mossa a sorpresa. Secondo gli esperti, si tratta di un messaggio di avvertimento alla Russia in relazione alla guerra in Ucraina. Secondo i media americani del settore, l’operazione arriva a due settimane dall’annuncio che un altro sottomarino nucleare, l’USS West Virginia, si stava dirigendo nel Mar Arabico. La marina americana ha confermato la notizia sottolineando che si tratta della prima volta che un sottomarino balistico americano visita Gibilterra dal giugno del 2021. USS Rhode Island è uno degli strumenti di deterrenza nucleare più potenti dell’arsenale americano e può trasportare fino a 20 missili balistici Trident D5 in grado di colpire a 18mila chilometri di distanza. Ognuno di questi missili, spiegano i media specializzati, può essere armato con 14 testate nucleari.

Il sottomarino nucleare della US Navy USS Minnesota. Foto Ansa/Epa Ricardo Maldonado Rozo

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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