Arte e Cultura

Pasolini: la straordinaria attualità del suo pensiero critico

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Oggi 2 novembre ricorre l’anniversario della morte di uno dei più importanti intellettuali del Novecento: il poeta, regista, sceneggiatore, scrittore, Pier Paolo Pasolini. Rivoluzionario e anticonformista, ha rappresentato senza alcun dubbio uno dei pensieri critici più lucidi della realtà politico-sociale italiana del Novecento. Al di là della sua prematura scomparsa avvenuta nel 1975.

Le sue prese di posizione sono state animate sempre dalla volontà di smascherare i meccanismi di potere. Di qualsiasi bandiera politica esso fosse. Questo lo ha reso un poeta scomodo, un autentico corsaro come lui stesso soleva autodefinirsi – della società contemporanea.

Pasolini FOTO ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

La sua libertà intellettuale lo portò spesso a scontrarsi con intellettuali e personaggi di qualsiasi estrazione politica. Perché la sua personale battaglia contro quei nuovi valori, “alienanti e falsi”, della società consumistico-borghese, non aveva bandiera. E ancora oggi è attuale il suo pensiero a distanza di quasi cinquant’anni, in una società contemporanea dove nessuno mette in discussione l’impalcatura economica su cui si regge l’attuale ordine mondiale. Basato sul neo-liberismo capital finanziario. Un ulteriore evoluzione del potere consumistico, che ha trovato nuove risorse grazie alla globalizzazione e l’evoluzione tecnologica-finanziaria. Il pensiero libero di Pasolini continua ad offrirci spunti di riflessione rivoluzionari e attuali.

Pasolini e il nuovo Potere: il totalitarismo dell’ideologia consumistica

Ognuno odia il potere che subisce” affermava il poeta friulano. E il potere che nei primi Anni ’60 stava muovendo i suoi primi passi, era rappresentato da quello della società dei consumi, all’inizio del boom economico. Pier Paolo Pasolini fu in grado di descriverne e identificarne già allora con estrema lucidità, risvolti e cambiamenti sociali epocali. Aveva compreso più di tutti, la forza spersonalizzante e totalitaria che il consumismo avrebbe esercitato sulle coscienze. Educandole ai ritmi e necessità della nuova industria post-moderna. Ci aveva avvertito che l’edonismo consumistico alla fine avrebbe finito per omologare e plasmare le idee, i desideri, i valori degli uomini, secondo l’occorrenza dell’élite dominante. Come nessun regime politico in Occidente aveva precedentemente conseguito. 

Pasolini/ Foto ANSA/US Cineteca di Bologna

Questo perché il nuovo Potere, non si affermava opprimendo le libertà individuali come i regimi totalitari. Ma al contrario prometteva l’appagamento dei sensi e il superamento dei vecchi apparati ideologici del Novecento. Confezionando al suo posto una nuova un’ideologia “stupidamente laica e razionale”, come la definiva Pasolini, perfetta per le necessità della nuova borghesia industriale. Che inseguiva lo Sviluppo e non il Progresso. Dove il primo rappresentava il potenziamento di una dimensione tecnologica ed economica, mentre il secondo permetteva alla popolazione di star meglio. Due azioni che non coincidevano automaticamente, dunque. Bastava spesso solo allevare dei “bravi consumatori”. 

Pasolini e la falsa rivoluzione del ’68

La nuova ideologia consumistico-borghese è penetrata perciò nella società italiana dei primi Anni Sessanta, svalutando e stravolgendo via via costumi, tradizioni, e la sacralità della vita, a seconda delle proprie necessità. Nel ’68 non è mai avvenuta per Pasolini quella che oggi nei libri di storia viene presentata come una grande rivoluzione in chiave anti-borghese da parte degli studenti e della classe operaia. Quei contestatori in realtà erano inconsapevoli esportatori di una nuova ortodossia, di un nuovo moralismo; quasi un nuovo ricatto nel nome della lotta dei giusti. Per questo definisce la rivolta sessantottina nei termini di una falsa rivoluzione dei costumi: presentatasi come marxista, in realtà non ha rappresentato altro che una forma di autocritica della borghesia, che si è servita di quei giovani per distruggere i suoi vecchi miti obsoleti.

Il sistema di potere della società dei consumi

Oggi a distanza di quasi cinquant’anni dalla morte di Pasolini, il dibattito anti-consumistico è quasi inesistente. Mentre nel Novecento esistevano intellettuali, artisti, poeti, pittori, che vi si opponevano con vigore, mettendo in discussione e portando alla luce tutti i limiti del sistema capitalistico borghese. Come la riflessione filosofica riguardo quale sia il modello economico migliore in grado di regalare eguali opportunità e pari dignità all’uomo. Oggi invece mancano intellettuali ed artisti in grado di formulare e identificare che cosa significhi oggi il progresso, aldilà dell’evoluzione tecnologica e dell’incremento continuo del PIL. Segno tangibile di come il sistema consumistico abbia effettivamente prodotto un regime totalitario delle coscienze. Per questo forse hanno avuto un effetto apparentemente dirompente le proteste di Greta Thunberg e dei Friday for Future: perché hanno proposto per la prima volta dopo anni un paradigma al cambiamento.

PASOLINI/ Foto Murales a Scampia

Spesso ai cittadini della società dei consumi il Potere concede di lottare per il conseguimento di varie libertà di espressione, fuorché per un ripensamento della pratica consumistica, della logica liberal-capitalista. Pasolini ci aveva avvertito che la libertà offertaci dal nuovo Potere sarebbe stata in realtà “obbligatoria”. Che non nasceva neppure per renderci liberi, ma per imporre un nuovo codice e ordine sociale, preconfezionato e prestabilito. Dominato da un edonismo, che svuotava concetti come la morale, Dio, la natura, e l’attaccamento alla propria terra. Per trasformare anche felicità e progresso in merce e beni di consumo. Ed oggi i Social Media stanno facendo lo stesso con noi e le nostre vite: in cambio di contatto umano mediato, ci rendono merce di scambio, valore di scambio, moneta della nuova antropologia edonista. Spesso non compresa dalle masse di utilizzatori.   

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film. Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci. Segui Chiara su Istragram Segui Chiara su Facebook

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