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Papa Francesco alla Messa per la Commemorazione dei Defunti si commuove per l’Ucraina

In occasione dell'omelia nel corso della Celebrazione Eucaristica il Santo Padre rivolge il suo pensiero al popolo afflitto dalla guerra

Nel giorno della Commemorazione dei Defunti Papa Francesco offre una Messa in suffragio dei vescovi e i cardinali venuti a mancare nel corso dell’anno. Ma per il Santo Padre è un’occasione per ricordare anche i più sofferenti e i bisognosi ed è per questo che il suo pensiero ritorna alla martoriata Ucraina.

Il 2 novembre, in occasione della Commemorazione dei Defunti, nella cappella papale di San Pietro, Papa Francesco ha celebrato una Messa per ricordare tutte le persone defunte ed in particolare i fratelli vescovi e cardinali che sono mancati nel corso di quest’anno. Ma, come si evince chiaramente dall’omelia pronunciata dal Santo Padre, questa Celebrazione Eucaristica è stata l’occasione per ricordare tutti i bisognosi del mondo.

Omelia Papa Francesco Commemorazione Defunti
@Credits Ansa

Traendo supporto dal Vangelo di quest’oggi tratto dal capitolo 25 di Matteo, il Pontefice ricorda come il Signore sia presente nei più piccoli e fragili. Nelle parole del Santo Padre c’è racchiusa tutta l’essenza: “Chi abita nei Cieli è nei più insignificanti per il mondo“. E parlando dei più afflitti Papa Francesco ammette di essersi commosso nel leggere una lettera da parte di un cappellano che vive in Ucraina.

L’omelia di Papa Francesco

Nell’incipit della sua omelia Papa Francesco si concentra su due parole chiave: attesa e sorpresa. Attesa che è il senso della vita: “Perché viviamo nell’attesa dell’incontro“. Perché, come suggerisce il Santo Padre, è come se nella vita terrena ci trovassimo: “Nella sala d’attesa del mondo per entrare in Paradiso“. E ad ogni modo, tutti siamo in attesa di qualcuno che possa asciugare le lacrime sul nostro volto, che ci porti la consolazione e sopratutto la gioia eterna. “È bello quando il Signore viene ad asciugare le lacrime! Ma è tanto brutto quando speriamo che sia qualcun altro, e non il Signore, ad asciugarle. E più brutto ancora, non avere lacrime“. Quello su cui insiste il Pontefice è la speranza di avere desideri di realizzazione che non siano terreni, perché si potrebbe aspirare di continuo a cose che passano, confondere i desideri con i bisogni.

Ma perdere di vista ciò che conta per inseguire il vento sarebbe lo sbaglio più grande della vita. Guardiamo in alto, perché siamo in cammino verso l’Alto, mentre le cose di quaggiù non andranno lassù“. Anche i più grandi successi nel lavoro, i titoli, i riconoscimenti, ogni traguardo e guadagno materiale e terreno non varcherà la porta del Cielo. “Eppure, quanto tempo, quante fatiche ed energie spendiamo preoccupandoci e rattristandoci per queste cose, lasciando che si affievolisca la tensione verso casa, perdendo di vista il senso del cammino, la meta del viaggio, l’infinito a cui tendiamo, la gioia per cui respiriamo!“. Ed è partendo da questo concetto che Papa Francesco esorta a vivere nell’attesa di quella gioia più grande e assoluta, che tutti i fedeli dichiarano nella Professione di Fede:”la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà“.

Messa Commemorazione Defunti
@Credits Ansa

Un pensiero commosso all’Ucraina

E dopo aver spiegato il senso dell’attesa, Papa Francesco si concentra sulla seconda parola presentata: la sorpresa. Qui il riferimento al Vangelo di oggi è immediato. Gesù rivolgendosi al popolo afferma che tutti quelli che gli hanno dato da mangiare, da bere, che lo hanno visitato e curato, vedranno il Regno dei Cieli. Lo stupore e la sorpresa dei giusti, fa rispondere: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?” e la risposta di Gesù è chiara: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me“.

Ed è su questo passo che il Santo Padre invita a riflettere, su quel “Quando mai?” che esprime la sorpresa dei giusti e lo sgomento degli ingiusti. “Nel tribunale divino, l’unico capo di merito e di accusa è la misericordia verso i poveri e gli scartati“. Con questo presupposto, il Santo Padre rivela di aver ricevuto una lettera di un cappellano protestante, luterano, in una casa di bambini in Ucraina. In questa casa vivono bambini orfani di guerra, bambini soli, abbandonati. Il Pontefice confessa di essersi commosso quando, leggendo le parole del cappellano, l’uomo diceva: “Questo è il mio servizio. Accompagnare questi scartati, perché hanno perso i genitori, la guerra crudele li ha fatti rimanere soli“. Questo è l’esempio di ciò che Gesù chiede. Di essere vicini a tutti coloro che hanno bisogno, che soffrono, che chiedono da ‘bere’, da ‘mangiare’, conforto, misericordia, amore.

Commemorazione Defunti Messa Papa Francesco
@Credits Ansa

Il Vangelo non accetta ‘compromessi’

Papa Francesco chiede di non “scendere a compromessi con il Vangelo“. Di non lasciarsi distogliere dalle cose futili o pensare che il proprio contributo non possa essere indispensabile. “Da semplici discepoli del Maestro diventiamo maestri di complessità, che argomentano molto e fanno poco, che cercano risposte più davanti al computer che davanti al Crocifisso. In internet anziché negli occhi dei fratelli e delle sorelle. Cristiani che commentano, dibattono ed espongono teorie, ma non conoscono per nome neanche un povero, non visitano un malato da mesi, non hanno mai sfamato o vestito qualcuno, non hanno mai stretto amicizia con un bisognoso, scordando che ‘il programma del cristiano è un cuore che vede‘ – così come scrive Benedetto XVI in Deus caritas est”.

E prima di concludere la sua omelia in occasione della Messa per la Commemorazione dei Defunti, Papa Francesco rivela che la risposta a quel “Quando mai?” è adesso, oggi. “Nel giorno del nostro congedo, la sorpresa sarà lieta se adesso ci lasciamo sorprendere dalla presenza di Dio, che ci aspetta tra i poveri e i feriti del mondo. Non abbiamo paura di questa sorpresa. Andiamo avanti nelle cose che il Vangelo ci dice, per essere giudicati giusti alla fine. Dio attende di essere accarezzato non a parole, ma con i fatti“.

Francesca Perrone

  • Cultura, Ambiente & Pets

    Messinese trasferita a Roma per gli studi prima in Scienze della Comunicazione Sociale presso l'Università Pontificia Salesiana, con una tesi su "Coco Chanel e la rivoluzione negli abiti femminili", poi per la specializzazione in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo alla Sapienza. Collabora con l'Agenzia ErregiMedia, curando rassegne stampa nel settore dei rally e dell'automobilismo. La sue passioni più grandi sono la scrittura, la moda e la cultura.
    Responsabile dei blog di VelvetMAG: VelvetPets (www.velvetpets.it) sulle curiosità del mondo animale e di BIOPIANETA (www.biopianeta.it) sui temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità.

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