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Covid, dai medici no vax all’uso delle mascherine è tutto in discussione

L'esecutivo di Giorgia Meloni vuole cambiare drasticamente rotta e allentare le ultime misure restrittive

I primi provvedimenti del Governo Meloni sulla pandemia di Covid stanno scatenando polemiche. Il nuovo ministro della Salute, Orazio Schillaci, vuole reintegrare in ospedale i medici non vaccinati ed eliminare le multe per chi ha più di 50 anni e non ha effettuato la vaccinazione.

Il reintegro dei sanitari non vaccinati contro Covid-19 e le ‘sanatorie’ per i no-vax rappresentano un’amnistia anti-scientifica e diseducativa” attacca il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. La proposta del Mef (Ministero dell’economia e finanze) di una sospensione fino al 30 giugno 2023 delle multe per gli over 50 che non hanno rispettato l’obbligo vaccinale è “irrilevante dal punto di vista sanitario“. Ma al tempo stesso “antiscientifica e fortemente diseducativa. Visto che estende la cultura della sanatoria anche alle disposizioni che hanno l’obiettivo di tutelare la salute pubblica.”

Foto Ansa/Giuseppe Lami

“Sulla lotta al Covid c’è un’amnistia’”

La parola d’ordine ‘discontinuità – spiega Cartabellotta in una nota – è assolutamente legittima in una repubblica democratica. Però la si deve utilizzare per migliorare tutto quello che il Governo precedente non è riuscito a fare. Dalla raccolta più analitica dei dati sui pazienti ricoverati agli investimenti sugli impianti di aerazione e ventilazione dei locali chiusi. E dall’accelerazione della copertura con i richiami vaccinali, all’implementazione di rigorosi protocolli terapeutici per le persone al rischio.” “Al momento, invece – sostiene ancora il presidente della Fondazione Gimbe – la discontinuità sembra ridursi a un mero smantellamento delle misure in atto. E a una vera e propria ‘amnistia’ nell’illusorio tentativo di consegnare la pandemia all’oblio, ignorando le raccomandazioni delle autorità internazionali di sanità pubblica.”

Lo stop all’obbligo vaccinale

Rispetto allo stop dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario e il reintegro dei sanitari no-vax sospesi, a partire dal 1 novembre, “il potenziale impatto in termini di sanità pubblica sarebbe modesto” dice ancora Cartabellotta. “Sia perché la misura viene anticipata di soli due mesi rispetto alla scadenza fissata, sia perché riguarda un numero esiguo di professionisti. Ben diverso – rileva Cartabellotta – è però l’impatto in termini di percezione pubblica di questa ‘sanatoria’. Così come delle relazioni con la stragrande maggioranza dei colleghi che si sono vaccinati per tutelare la salute dei pazienti e la propria. Anche al fine di garantire la continuità di servizio.”

Foto Ansa/Daniel Dal Zennaro

Covid, mascherina in ospedale?

Per il presidente della Fondazione Gimbe, inoltre, l’obbligo anti Covid delle mascherine in ospedale e nelle Rsa “dovrebbe essere reso permanente, indipendentemente dalla pandemia in corso. E questo al fine di proteggere al meglio le persone più vulnerabili da infezioni respiratorie di qualsiasi natura. L’utilizzo di questo dispositivo, come indicato dalle autorità internazionali di sanità pubblica, è raccomandato in tutti gli ambienti al chiuso affollati e/o poco aerati.”

Peraltro, l’idea di abolire l’obbligo nazionale per poi reintrodurlo legittimamente a livello regionale o dei singoli ospedali e Rsa genererebbe disorientamento fra i cittadini. Così come contestazioni rispetto alle disposizioni adottate nelle singole strutture sanitarie e aumento delle tensioni con il personale sanitario.” Non a caso è di pochi giorni fa l’intervento del capo dello Stato, Sergio Mattarella, sul tema del Covid. “Serve prudenza, anche se il peggio è alle nostre spalle” ha detto il presidente della Repubblica.

Passaggio di consegne tra il ministro della Salute uscente, Roberto Speranza, e il nuovo ministro Orazio Schillaci, il 24 ottobre 2022. Foto Ansa

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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