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Mattarella ricorda Enrico Mattei: “Costruttore della Repubblica”

Sessant'anni fa la morte del fondatore dell'Eni in quello che il capo dello Stato ha definito "un attentato criminale"

Il 27 ottobre 1962 Enrico Mattei morì nel Pavese precipitando a bordo del suo aereo che stava per atterrare a Milano Linate. Il Presidente Mattarella ha ricordato il fondatore dell’Eni e lo ha definito fra i “costruttori della Repubblica“.

Mattei, ha sottolineato il capo dello Stato in una dichiarazione riporta dall’agenzia di stampa Agi, fece dell’Eniuno strumento rilevante di progresso del Paese. E di definizione di un nuovo assetto nei rapporti internazionali, superando ogni tentazione neo-coloniale.” Mattei puntò “alla pari dignità tra i diversi attori, promuovendo e sostenendo le istanze di liberazione dei popoli“. Per Mattarellal’Italia e l’Eni divennero interpreti di un atteggiamento costruttivo di sostegno al processo di decolonizzazione in atto, come nel caso dell’Algeria, per accordi equi nell’interesse reciproco“.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’inaugurazione del Giardino ‘Enrico Mattei’ ad Algeri il 7 novembre 2021. Foto Ansa/Quirinale Paolo Giandotti

A ricordare la figura di Enrico Mattei è stata anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Nel discorso programmatico del suo Governo alla Camera dei deputati, il 25 ottobre, Meloni ha parlato della necessità di “Piano Mattei” per l’Africa, al fine di favorire gli approvvigionamenti energetici per l’Italia. Tornando a Mattarella, il presidente della Repubblica ha chiarito come “l’idea di collaborazione, di cui Enrico Mattei fu portatore sul piano internazionale, ha recato grandi benefici all’Italia. E, al tempo stesso, ha contribuito a consentire ai paesi produttori di petrolio e gas di sottrarsi alla condizione di minorità in cui si trovavano“.

Mattei, l’Italia e la pace

Enrico Mattei rese perciò l’Italia, secondo Sergio Mattarella, un “crocevia dei dialoghi di pace.” “Mise a disposizione la sua esperienza di dirigente industriale dando impulso alla ricostruzione con una forza e una capacità di leadership che lo hanno reso una personalità simbolo della ripresa produttiva del Paese nel dopoguerra. La sua azione ha contribuito a porre l’Italia al crocevia dei dialoghi di pace e cooperazione per lo sviluppo. Con coraggio ha proseguito nella sua opera, pur conoscendo bene quali poteri e quali interessi gli erano avversi. Il suo esempio e la sua figura appartengono a pieno titolo alla schiera dei costruttori della Repubblica.”

Enrico Mattei. Foto Ansa

Mattei fu assassinato

Il 27 ottobre 1962, alle 18.57, il piccolo aereo dell’Eni che trasportava Mattei con altre persone esplose in volo sopra Bascapè (Pavia) allo sgancio del carrello, che azionò una bomba posta all’interno del velivolo, mentre aveva appena cominciato la fase di atterraggio verso Milano. Così nella ricostruzione della trasmissione Atlantide di Andrea Purgatori su La7 in onda il 26 ottobre. Si trattò dunque senza ombra di dubbio di un attentato, secondo le più aggiornate ricostruzioni di quello che per decenni fu ufficialmente ritenuto un “incidente” avvolto dal mistero. Lo stesso presidente Mattarella nella sua dichiarazione parla di “un criminale attentato“.

“L’OAS lo voleva morto”

L’aereo sui viaggiava, da Catania a Milano, il presidente dell’Eni fu sabotato all’aeroporto siciliano probabilmente da uomini dell’OAS (Organisation de l’Armée Secrète). Un’organizzazione paramilitare clandestina francese di estrema destra, attiva durante la guerra d’Algeria per impedirne l’indipendenza. Fra le ipotesi che si sono fatte, anche in sede giudiziaria, l’OAS, così come la mafia, sia italiana che americana, e le cosiddette ‘sette sorelle‘, le grandi aziende statunitensi e anglosassoni del petrolio, avrebbero avuto interessi convergenti a eliminare Mattei. Sarebbero stati però i paramilitari francesi a compiere l’attentato. Il presidente dell’Eni aveva instaurato nuovi rapporti petroliferi paritari fra l’Italia e l’Algeria che lottava per la sua indipendenza dall’impero coloniale di Parigi. Era inoltre amico personale di Ahmed Ben Bella, fra i dirigenti del Fronte di Liberazione Nazionale algerino e poi, nel 1963, primo presidente dell’Algeria indipendente.

Enrico Mattei. Foto Ansa

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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