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Nordio: “Riformerò la giustizia, a partire dalle carceri”

Per il neo Guardasigilli le condizioni dei penitenziari sono una priorità e "la pena non si sconta solo in cella"

Giorgia Meloni aveva fatto votare a FdI Carlo Nordio al momento dell’elezione del presidente della Repubblica, lo scorso gennaio, contrapponendolo a Sergio Mattarella. Adesso l’ex pm veneto è ministro della Giustizia e annuncia le sue riforme.

Le carceri sono la mia priorità” ha detto oggi 27 ottobre il Guardasigilli del Governo Meloni rispondendo a una domanda dei cronisti sulle riforme da affrontare. Le sue dichiarazioni sono giunte appena arrivato all’Università Roma Tre per la presentazione del calendario della polizia penitenziaria. Il ministro è poi entrato nell’Aula Magna della facoltà di Giurisprudenza, dove si è svolto l’evento al quale ha partecipato anche il capo del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) Carlo Renoldi.

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Foto Ansa/Angelo Carconi

Nel corso del dibattito per il voto di fiducia in Senato, il 26 ottobre, Giorgia Meloni ha dichiarato: “Non si combatte il sovraffollamento delle carceri depenalizzando. Io credo nel valore e nel principio della certezza del diritto. Liliana Segre ha detto che noi dobbiamo sapere scegliere il giusto. Ma come si fa ad aiutare chi sceglie il giusto, se chi sceglie ciò che è sbagliato non paga mai? Credo che la certezza del diritto dipenda anche dalla certezza della pena“.

Una linea che non è in contrasto con quella del suo ministro della Giustizia. “Nel nostro programma c’è il potenziamento delle strutture edilizie” delle carcerie delle risorse umane“, ha detto Nordio. Ha poi sottolineato che “occorre costruire nuove carceri e migliorare quelle esistenti” e “migliorare anche il trattamento economico” degli agenti penitenziari e di chi lavora nelle carceri “in condizioni veramente difficili“.

Nordio con Meloni al Senato. Foto Ansa/Riccardo Antimiani

Nordio e la certezza della pena

La certezza della pena, che è uno dei caposaldi del garantismo, prevede che la condanna debba essere eseguitaha affermato il ministro Nordio all’Università di Roma. “Ma questo non significa solo carcere e soprattutto non significa carcere crudele e inumano che sarebbe contro la Costituzione e i principi cristiani.” “Il detenuto deve essere aiutato nel suo recupero” o “almeno a non farlo diventare peggiore di quando è entrato in carcere“. Per Nordio, molto si può fare potenziando le attività di sport e lavoro per i reclusi.

Il neo Guardasigilli, Carlo Nordio, è magistrato dal 1977, riporta Wikipedia. È andato in pensione nel 2017. È stato procuratore aggiunto di Venezia e titolare dell’inchiesta sul Mose. Ma anche protagonista della famosa stagione delle inchieste di ‘Mani pulite‘ sulle tangenti in denaro di imprenditori a politici corrotti di ogni schieramento. Nordio indagò sulle cosiddette cooperative ‘rosse’, cioè le varie attività imprenditoriali riconducibili storicamente la Partito Comunista. Negli Anni Ottanta condusse le indagini sulle Brigate Rosse venete e sui sequestri di persona e negli Anni Novanta indagò, appunto, sui reati di Tangentopoli. Fu molto polemico con i magistrati del pool di Milano, fra i quali Antonio Di Pietro, accusandoli di essere mossi da intenti politici.

Antonio Di Pietro, di cui Nordio è stato un collega avversario. Foto Ansa/Alessandro Di Meo

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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