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Governo Meloni, voto di fiducia alla Camera: 235 sì e 154 no

Via libera dai deputati all'esecutivo di Destracentro della storia d'Italia

In una giornata a suo modo storica, il Governo di Giorgia Meloni, presieduto per la prima volta nella storia d’Italia da una donna, ha incassato la fiducia alla Camera dei deputati. Domani 26 ottobre sarà la volta del Senato.

Nella nuova Camera, con 400 deputati e non più 630, il Governo Meloni ha ottenuto 235 voti di fiducia a favore, 154 contrari e 5 astenuti. A largo spettro l’intervento della presidente del Consiglio anche nel corso della sua replica del pomeriggio in Aula, dopo il dibattito seguito al discorso programmatico. Molti i temi toccati: dalla denatalità alla libertà delle donne. E dall’Europa e al reddito di cittadinanza. “Io considero una sconfitta che una donna debba rinunciare a lavorare per avere un bambino, ma considero anche una sconfitta che una donna debba rinunciare ad avere un bambino per lavorare. Quando si dice di aiutare la famiglia e la natalità lo si fa per garantire piena libertà“.

Foto Ansa

Accetto di essere criticata – ha detto Melonima non sul fatto che non sarei una persona sincera, non si può sostenere per la storia di Fdi e per quella mia personale“. “Mi interessa il giudizio della maggioranza e dell’opposizione ma si tradisce sempre il tentativo di fare una legittimazione come se ci sia qualcuno che vale più di un altro, sono i cittadini che danno una legittimazione in politica“, ha osservato nella sua replica alla Camera.

Meloni, dialogo con forza e rispetto

È stato un dibattito franco e corretto, rispettoso e composto. Quello che non abbiamo capito – ha sottolineato Meloniè che questo tentativo di delegittimare l’avversario ha finito per indebolire la politica. Dialogare con il proprio avversario, anche con veemenza, serve alla credibilità delle istituzioni. Bisogna restituire credibilità alla politica, alle istituzioni e alla nazione“, ha concluso.

Foto Ansa/Riccardo Antimiani

L’Europa ha perso dei treni” secondo la presidente del Consiglio. In Europa “non comandano i sovranisti. L’atteggiamento della Germania come lo chiamiamo: europeismo?“. Così Giorgia Meloni nella sua replica nell’Aula della Camera rivolgendosi alle critiche dell’opposizione. “Io non devo fare alcuna scelta. La mia scelta è difendere l’interesse dell’Italia. Non farò mai la cheerleader di nessuno“, ha affermato Meloni.

“Reddito di cittadinanza è un problema”

Giorgia Meloni ha poi affrontato il tema del redito di cittadinanza, introdotto dal Governo Conte I. “Ho sentito dire che noi consideriamo colpevoli i percettori del reddito di cittadinanza, che loro sono il problema. Ho considerato a volte un problema una classe politica che si accontentava di tenere quelle persone in una condizione di difficoltà pur di farne cassa elettorale“. “Bisogna ragionare su un sistema che ha avuto dei problemi, oggettivi. Amartya Sen diceva che la vera povertà non è la mancanza di sogni ma l’impossibilità di migliorare la tua condizione. Se la nostra soluzione per il Sud è il messaggio è che non possiamo migliorare la tua condizione, lì rimarrai. Ma chi è povero non deve sopravvivere, deve ambire a diventare benestante. E questo si fa con il lavoro, mettendo in condizioni di mostrare quello che valgono“, ha sostenuto la presidente del Consiglio.

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Foto Ansa/Riccardo Antimiani

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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