Primo pianoStorie e Personaggi

Nobel per la Medicina a Svante Pääbo: ha sequenziato il genoma di Neanderthal

Gli studi del biologo svedese hanno trasformato la comprensione delle origini umane. Anche suo padre vinse il Nobel per la Medicina. A bocca asciutta gli inventori dei vaccini anti Covid

Al biologo svedese Svante Pääbo il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina 2022. Il riconoscimento è stato assegnato oggi 3 ottobre dall’Accademia dei Nobel del Karolinska Institute a Stoccolma. Niente da fare per gli inventori del vaccini contro il Covid-19, dati tra i favoriti alla vigilia.

In ambito scientifico e accademico si considera il professor Pääbo come il fondatore della paleogenetica. Ossia della scienza che studia il passato attraverso l’esame del materiale genetico preservato proveniente dai resti di antichi organismi. Agli occhi degli accademici svedesi, Pääbo ha meritato il Nobel “per le sue scoperte riguardanti i genomi degli ominidi estinti e l’evoluzione umana“, come è scritto nelle motivazioni ufficiali del Premio.

Svante Paabo. Foto Ansa/Epa J.L. Cereijido

Perché ha vinto il Nobel

Paabo ha sequenziato il genoma dell’uomo di Neanderthal e ha fondato la paleogenomica. La giuria che gli ha assegnato il Nobel ha spiegato che lo scienziato, con le sue pionieristiche scoperte, ha fornito la base per esplorare “ciò che rende noi esseri umani così unici“. E lo ha fatto “rivelando le differenze genetiche che distinguono tutti gli esseri umani viventi dagli ominidi estinti“. Svante Pääbo ha accolto il Nobel con enorme soddisfazione. “Era sovrastato dalle emozioni e senza parole. Molto felice” ha detto Thomas Perlmann, segretario della commissione del Nobel per la medicina e la fisiologia. Perlmann ha chiamato Pääbo per comunicargli la notizia. “Ha chiesto se poteva dirlo a sua moglie. Era molto emozionato per aver vinto questo premio.”

Foto Twitter @NobelPrize

Anche suo padre Nobel per la Medicina

Il neo Premio Nobel porta il cognome della madre ed è figlio del biochimico Sune Bergström, anch’egli vincitore del Premio Nobel per la Medicina, sia pure a pari merito con altri due scienziati, nel 1982. L’importanza dell’assegnazione del Premio a Svante Pääbo risiede nel fatto che i suoi studi hanno trasformato la comprensione delle origini umane, sviluppando nuovi approcci per esaminare il Dna dei resti provenienti dall’archeologia e dalla paleontologia.

Pääbo e il genoma di Neanderthal

I suoi traguardi chiave includono la sequenza di un intero genoma dell’Uomo di Neanderthal per rivelare il rapporto tra persone estinte e umani moderni. Ha inoltre portato alla luce l’esistenza di una specie umana chiamata Denisovano, prima sconosciuto e risalente a 40.000 anni fa. Svante Pääbo ha studiato all’Università di Uppsala e in seguito si è trasferito prima all’Università di Zurigo, poi in quella americana di Berkeley e in seguito nell’Università tedesca di Monaco. Nel 1999 ha fondato l’Istituto Max Planck per l’Antropologia evoluzionistica a Lipsia, dove lavora attualmente. È inoltre docente in Giappone, presso l’Istituto di Scienza e Tecnologia di Okinawa, e membro dell’Organizzazione Europea di Biologia Molecolare (Embo).

Foto Twitter @NobelPrize

Fa parte di accademie prestigiose, come la Royal Society, l‘Accademia Nazionale della Scienze degli Stati Uniti, l’Accademie delle Scienze francese, quella Leopoldina e l’Accademia Nazionale dei Lincei. Numerosi i riconoscimenti internazionali, fra i quali la medaglia Max Delbrück, la medaglia Theodor Bücher (Febs), il premio Louis-Jeantet (Ginevra), e il Japan Prize (Tokyo). Molti si aspettavano che il Nobel per la Medicina andasse agli inventori dei vaccini contro il Covid 19, ma di solito, in tutti i campi di ricerca, gli studiosi più meritevoli devono attendere qualche anno per essere premiati a seguito delle loro scoperte.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

Back to top button