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Terrore a Kabul: attacco suicida in una scuola

Nella capitale dell'Afghanistan un kamikaze si è fatto esplodere massacrando decine di persone della minoranza hazara

Attacco suicida in un centro educativo a ovest di Kabul, capitale del martoriato Afghanistan. Almeno 32 persone sono morte e oltre 40 sono i feriti. Molte vittime sarebbero donne. Dopo l’attentato si è verificata una sparatoria. Lo ha riferito una fonte del Governo afgano all’emittente Al-Jazeera.

L’esplosione è avvenuta venerdì 30 settembre all’interno del centro educativo Kaj nel quartiere di Dasht al-Barshi, Kabul, dove abitano musulmani sciiti appartenenti alla minoranza hazara, secondo l’agenzia di stampa Associated Press. Secondo le prime informazioni, l’aggressore ha sparato alla guardia dell’istituto, poi ha preso d’assalto l’aula e fatto detonare la sua cintura esplosiva tra gli studenti. Quattro anni fa, nel 2018, altri attentatori avevano già preso di mira il medesimo centro educativo. L’attentato kamikaze è avvenuto in un’area a maggioranza musulmana sciita nella parte occidentale di Kabul, dove vive una comunità della minoranza etnica hazara. Si tratta di una zona già teatro di alcuni degli attacchi più efferati mai avvenuti in tutto l’Afghanistan.

Molte delle vittime dell’attentato in una scuola di Kabul sarebbero studentesse. Foto Twitter @ROBZIK

Via Twitter si è espresso il portavoce del ministero degli Interni, Abdul Nafy Takor. “Le squadre di sicurezza hanno raggiunto il sito, la natura dell’attacco e i dettagli delle vittime saranno resi noti più tardi” ha dichiarato. “Attaccare obiettivi civili dimostra la crudeltà disumana e la mancanza di standard morali del nemico“. Video postati online e foto pubblicate dai media locali hanno mostrato le vittime insanguinate che i soccorritori trasportavano in ospedale. Negli ultimi mesi la sicurezza a Kabul e in tutto l’Afghanistan ha cominciato a deteriorarsi. La guida degli islamisti della linea dura – il regime dei talebani che hanno riconquistato il paese cacciando gli americani a Ferragosto 2021 – non appare in grado di fermare un ritorno del terrore.

Kabul, la minoranza hazara

Gli hazara sciiti dell’Afghanistan, in particolare, sono una minoranza che ha dovuto affrontare persecuzioni per decenni. Anche nella capitale Kabul. Sono numerose le accuse ai talebani per quanto riguarda abusi contro uomini e donne di questo gruppo etnico e religioso. In particolare nel corso del precedente regime talebano fra il 1996 e il 2001. Violenze e discriminazioni ai danni degli hazara sarebbero ripresi dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021. Ma non basta. Gli hazara sono anche bersaglio frequente degli attacchi del gruppo dello Stato Islamico – l’Isis – nemico dei talebani. Entrambi i gruppi considerano gli hazara come degli eretici da mettere al bando.

Il luogo dell’attacco suicida a Kabul prima e dopo l’attentato. Foto Twitter @ROBZIK

I talebani hanno paura dell’istruzione

Nel corso degli anni, dunque, innumerevoli attacchi hanno devastato l’area di Kabul, compresa quella dove è avvenuto quest’ultimo attacco suicida. Molti attentati hanno preso di mira bambini, donne e scuole. L’istruzione è un tema scottante in Afghanistan. I Talebani temono la scolarizzazione, l’educazione e il libero insegnamento. In special mondo se rivolto alle donne. E infatti da quando sono ritornati al potere impediscono alle ragazze di riprendere a frequentare la scuola secondaria. Inutile sottolineare come anche l’Isis si schieri contro l’istruzione di donne e ragazze.

Le donne a Kabul e in Iran

Ciò non significa che le afghane accettino passivamente le imposizioni. A Kabul si sono svolti cortei e manifestazioni che hanno sfidato il nuovo regime talebano. Le donne hanno chiesto libertà e la possibilità di studiare nelle scuole di ogni ordine e grado. Nonché di andare al lavoro normalmente come avveniva prima del ritorno del regime. Nel vicino Iran, sia pure in una situazione almeno parzialmente diversa, sono in questi giorni molte donne a guidare le proteste seguite alla morte della giovane Mahsa Amini per mano della polizia. Manifestazioni e cortei contro l’obbligo del velo islamico e le discriminazioni patriarcali della teocrazia degli ayatollah.

Manifestanti con un’immagine di Mahsa Amini, uccisa dalla polizia in Iran. Foto Ansa/Epa James Ross

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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