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Russia: proteste, arresti ed esodo verso la Finlandia dopo l’annuncio di Putin

Il capo del Cremlino chiama a combattere in Ucraina 300mila riservisti, in una guerra sempre più personale e sempre meno voluta dal popolo

In decine di città della Russia, ma soprattutto a Mosca e a San Pietroburgo, scoppiano le proteste dopo l’annuncio di Putin sulla mobilitazione di 300mila riservisti. Militari esperti da mandare a combattere in Ucraina per riprendere il controllo dei territori riconquistati dagli ucraini. E aumentano i russi in fuga dal paese verso la Finlandia.

Sono più di 1.300 le persone fermate dalla polizia russa nelle proteste contro la “mobilitazione parziale” ordinata dal presidente russo Vladimir Putin per la guerra in Ucraina. Lo riporta l’organizzazione Ovd-Info precisando che al momento ha notizia di 1.307 persone fermate in 39 città della Russia. La città col maggior numero di fermi è Mosca, la capitale della Federazione Russa dove la polizia ha trascinato nelle sue camionette 527 persone. A San Pietroburgo si registrano 480 fermi.

Foto Ansa/Epa Anatoly Maltsev

Nel frattempo è aumentato il traffico dei cittadini che fuggono dalla Russia in auto e arrivano in Finlandia. La guardia di frontiera finlandese rende nota su Twitter una situazione che è simile a un’improvviso esodo di persone. Matti Pitkäniitty, capo dell’unità di cooperazione internazionale della Guardia di frontiera, ha affermato che un totale di 4.824 cittadini russi sono arrivati in Finlandia nella sola giornata del 21 settembre. Rispetto al mercoledì della settimana precedente, il numero di arrivi è stato superiore di quasi 2mila persone.

La Russia libera i capi di Azov

In Ucraina, però la guerra non si ferma neppure per un istante. Sebbene si apprenda una notizia importante: i leader del battaglione Azov che per settimane hanno difeso l’acciaieria Azovstal di Mariupol – il comandante Denis Prokopenko “Redis e il suo vice Svyatoslav Palamar “Kalina, sono tra i prigionieri che la Russia ha rilasciato.

Scambi di prigionieri fra ucraini e russi sono in corso nella regione di Chernihiv. Foto Ansa/Sevizio di Sicurezza ucraino

Lo ha reso noto il comandante delle forze speciali ucraine Sergey Velichko che ha pubblicato su Telegram una foto con Redis e Kalina. Oltre a Prokopenko e Palamar, è libero anche il comandante della 36ª brigata marina, il maggiore Sergei Volyn. L’ex comandante dell’Azov Andrey Biletsky ha scritto sui social: “Ho appena parlato al telefono con loro: tutti hanno uno spirito combattivo e sono persino desiderosi di combattere. Un’altra conferma che Azov è di acciaio. Adesso i ragazzi sono già liberi, ma in un Paese terzo. Rimarranno lì per un po’, ma la cosa principale è già accaduta: sono liberi e vivi“.

Civili morti sotto le bombe russe

Nelle ultime 24 ore i bombardamenti russi hanno provocato la morte di 5 civili nella regione di Donetsk. Due a Kurakhove, uno a Bakhmut, uno ad Avdiivka, uno a Karlivk, i feriti sono 12. Lo ha reso noto il governatore in esilio Pavlo Kyrylenko, citato dal Kyiv Independent. Kyrylenko ha aggiunto che dal 24 febbraio, data dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, 873 civili sono rimasti uccisi nell’oblast di Donetsk, esclusi Mariupol e Volnovakha.

Rilascio di prigionieri ucraini. Foto Ansa/Sevizio di Sicurezza ucraino

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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