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Gli Usa: “Partiti pagati dalla Russia”. Shock sulla campagna elettorale

Putin avrebbe distribuito 300 milioni di dollari in 20 paesi fra cui l'Italia. Le reazioni di Lega, PD e M5S

A 10 giorni dalle elezioni in Italia gli Usa mettono sotto accusa la Russia e infiammano la nostra campagna elettorale. Nell’ultimo decennio, sostiene Washington, Mosca avrebbe versato centinaia di milioni di euro nelle casse di partiti politici occidentali, comprese forze politiche del nostro Paese.

Per gli americani da molto tempo la Russia finanzia in Europa partiti e movimenti politici sovranisti, nazionalisti, euroscettici e di estrema destra. La Lega, non formalmente chiamata in causa, ha già minacciato querele. Accuse simili le erano state rivolte in passato. Brucia ancora, nel Carroccio, lo scandalo dei presunti intermediari con Mosca. I quali, secondo le accuse formulate da LEspresso qualche anno fa, avrebbero tentato di stringere accordi con petrolieri russi per ricevere finanziamenti occulti. Ma soprattutto resta in essere, almeno da un punto di vista formale, l’accordo di mutua collaborazione fra la Lega e Russia Unita, il partito del presidente Putin, che Mikhail Gorbaciov definì “una brutta copia del Partito comunista dell’Unione sovietica“.

Foto Ansa/Epa Gavril Grigorov

In queste ore i leader politici reagiscono duramente alle accuse che Washington muove alla Russia. All’interno del Centrodestra sale la tensione. Guido Crosetto, il cosiddetto Gianni Letta di Giorgia Meloni, ha prima pubblicato e poi cancellato un tweet in cui chiedeva di conoscere i nomi di coloro che in Italia avrebbero beneficiato di finanziamenti occulti da Mosca. A suo dire tacciabili di “alto tradimento“. Per tutta risposta Matteo Salvini sta minacciando atti legali, mentre da sinistra Enrico Letta va all’attacco. “Prima del 25 settembre – scrive in un tweet – gli elettori italiani hanno diritto di sapere se qualcuno tra i partiti che troveranno sulla scheda elettorale è stato finanziato da Putin.”

Russia, la posizione della Lega

L’unica certezza è che a incassare denaro dal Cremlino è stato prima il Partito Comunista Italiano e in epoca recente ‘la Repubblica’ che per anni ha allegato la rivista ‘Russia Oggi’” attacca la Lega in una nota. “Abbiamo dato mandato ai nostri legali di querelare chiunque citi impropriamente il partito e Matteo Salvini come è già accaduto in alcuni contesti televisivi con particolare riferimento al sindaco del PD Matteo Ricci (primo cittadino di Pesaro, ndr.). Non saranno più tollerate falsità e insinuazioni: ora basta“.

Matteo Salvini. Foto Ansa/Claudio Giovannini

Letta: “Fuori la verità

In Italia ci deve essere la dovuta informazione e chiarezza prima del voto” ha replicato Letta a Cartabianca su Rai Tre. “Gli italiani prima di andare al voto sappiano se partiti politici di questo Paese siano stati finanziati da una potenza, la Russia, che oggi è contro l’Europa, ha invaso l’Europa. Quindi noi chiediamo al governo italiano di dare le informazioni, che il Copasir (il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, ndr.) intervenga.”

M5S: “Copasir faccia chiarezza

Anche il Movimento Cinque Stelle ha espresso la sua posizione sui presunti finanziamenti dalla Russia “Il Copasir indaghi con il pieno sostegno di tutte le forze parlamentari. Non possiamo inoltre non esprimere una certa preoccupazione per il fatto che la parte finale della campagna elettorale possa essere inquinata da fattori esterni. Ci auguriamo che nessuno pieghi una questione di sicurezza nazionale a biechi interessi politici“.

Enrico Letta. Foto Ansa/Rai Tre

Russia, cosa dicono gli Usa

Ma cosa sostengono esattamente gli Stati Uniti? Un alto funzionario dell’Amministrazione Biden ha affermato che la Russia ha trasferito segretamente dal 2014, anno dell’occupazione della Crimea, oltre 300 milioni di dollari. Li avrebbe ‘smistati’, per così dire, a partiti politici, dirigenti e politici stranieri di oltre una ventina di paesi nel mondo. Per esercitare il cosiddetto soft power: un’influenza e una ‘protezione’ dal punto di vista politico e strategico, ovviamente a proprio vantaggio. In realtà, dicono ancora gli americani, 300 milioni è una cifra sottostimata.

In ogni caso gli Usa hanno sferrato un attacco diplomatico alla Russia. Nel quadro di quella che per diversi commentatori è la ‘prima guerra russo-americana’ in corso, per interposto paese, in Ucraina. Lo testimonia la mossa, inusuale, del Dipartimento di Stato guidato da Antony Blinken. Il ministero degli Esteri di Washington ha reso noto un cable che Blinken ha inviato a numerose ambasciate e consolati americani all’estero, molti dei quali in Europa, Africa e Asia del sud. Un messaggio per manifestare le preoccupazioni degli Usa rispetto ai presunti finanziamenti occulti di Mosca.

Il Segretario di Stato Usa, Anthony Blinken. Foto Ansa/Epa Justin Lane

Interferenze russe da chiarire

Il cable, contrassegnato come “sensibile” ma non classificato, contiene una serie di talking point che i diplomatici Usa dovranno sollevare con i governi che li ospitano in merito alla supposta interferenza russa, nel contesto della guerra in Ucraina. Informazioni che Washington ha già condiviso con i governi dei paesi alleati coinvolti. Non è la prima volta che l’intelligence Usa denuncia una campagna di influenza a suon di finanziamenti sui partiti nazionalisti, anti europei e di estrema destra che rappresentano circa il 20% del Parlamento europeo.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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