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Elezioni: Letta crede nella rimonta del PD, Meloni nella premiership

Nel pomeriggio il braccio di ferro online fra la possibile futura premier e il possibile futuro capo dell'opposizione

Le elezioni si avvicinano e l’Italia entra nelle ultime due settimane di campagna elettorale: quelle che contano davvero. Ecco come funziona la legge elettorale Rosatellum e i collegi uninominali e plurinonimali.

Fin dall’inizio di questa campagna tutti i maggiori istituti demoscopici hanno assegnato al Centrodestra guidato da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni la vittoria certa e con ampio margine. Negli ultimi sondaggi pubblicabili prima del silenzio demoscopico, venerdì scorso 9 settembre, erano 19 i punti percentuali che distanziavano il Centrodestra dal Centrosinistra. Con la possibile consacrazione di Meloni premier fra un mese tra gli scenari più plausibili de dopo-urne. Ma chi entra in conclave papa esce cardinale, dice il proverbio. Ed è per questo che il Partito democratico prova a far leva sugli ultimi giorni prima delle elezioni per convincere gli indecisi: più del 40% dei cittadini-elettori.

Giorgia Meloni ed Enrico Letta

Così, mentre Giorgia Meloni annuncia che giovedì 15 settembre si fermerà nei suoi tour elettorali per essere presente in Parlamento al dibattito sul nuovo decreto Aiuti del Governo Draghi, Enrico Letta passa al contrattacco. E spera nella rimonta alle elezioni. Il segretario dem non ha un futuro roseo davanti a sé. Potrebbe diventare il punto di riferimento dell’opposizione al prossimo esecutivo di destra. O, più probabilmente, rischia di finire sulla graticola del suo stesso partito, dove sembra che in parecchi siano pronti a chiedergli conto dell’eventuale sconfitta alle elezioni.

Elezioni, la sfida non è a due

Ogni mattina via Zoom, con Mauro Berruto, responsabile Sport della segreteria dem, Letta si collega con i 600 candidati e candidate. L’obiettivo è motivarli a muoversi sul territorio per spiegare agli indecisi – che sono in aumento – che la rimonta alle elezioni non è un miraggio. Tuttavia, come hanno dimostrato le settimane estive di questa insolita campagna elettorale, crescono nelle intenzioni di voto degli italiani sia il Terzo Polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda che il Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte, troppo presto dato per morto. Il bipolarismo FdI-PD non sembra in realtà decollare davvero.

Da sin., Carlo Calenda e Matteo Renzi. Foto Ansa/Matteo Corner

In ogni caso, oggi 12 settembre alle 18 su Corriere.it Letta sfiderà Meloni. In quel famigerato dibattito che sarebbe dovuto andare in onda sulla Rai alla trasmissione a Porta a Porta. E che l’Agcom – il Garante per le comunicazioni – ha censurato perché non sarebbe rispettoso della molteplicità delle forze politiche in campo. Online però si può fare.

Chi si vota, come si vota

Ricordiamo che le elezioni politiche del prossimo 25 settembre saranno le prime dopo la riduzione del numero dei parlamentari. I cittadini eleggeranno 400 deputati alla Camera (e non più 630) e 200 senatori al Senato (e non più 315). I 600 posti disponibili saranno contesi da 5.558 candidati che i vari partiti che si presentano al voto hanno inserito nelle liste consegnate ufficialmente lo scorso 22 agosto. Si voterà ancora con la legge elettorale detta Rosatellum. Un terzo dei seggi lo si assegnerà tramite sistema maggioritario: vince il candidato che prende un voto in più degli altri. I restanti due terzi con il sistema proporzionale: vince chi risulta assegnatario di seggio in base ai voti presi da quel partito o quella coalizione.

Giuseppe Conte. Foto Ansa/Fabio Cimaglia

I collegi elettorali

La legge elettorale si basa sulla suddivisione dell’Italia in collegi elettorali, ai quali si associa un certo numero di seggi alla Camera e al Senato. I collegi sono uninominali e plurinominali. Negli uninominali si vota col sistema maggioritario. Le coalizioni o i partiti candidano alle elezioni una sola persona: chi prende più voti vince. Nei collegi plurinominali, invece, ogni partito candida fino a 4 persone. I seggi disponibili si distribuiscono in modo proporzionale ai voti presi dalle coalizioni o dai partiti. Chi è più in alto nelle liste dei partiti ha maggiori possibilità di essere eletto.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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