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Catania, partorisce una bimba con l’utero trapiantato: è la prima volta in Italia

I genitori hanno dato alla piccola il nome di Alessandra, lo stesso della donatrice dell'organo, deceduta a soli 37 anni

A Catania per la prima volta in Italia, e per la sesta al mondo, una donna che ha subito un trapianto di utero ha partorito un figlio.

È infatti nata, all’ospedale Cannizzaro di Catania, Alessandra. La bimba è figlia della donna che ha ricevuto il primo trapianto di utero mai realizzato nel nostro Paese. Si tratta del primo parto di questo tipo in Italia. A livello mondiale è il sesto caso al mondo di gravidanza portata a termine con successo dopo un trapianto da donatrice deceduta. I medici hanno sottoposto la signora a un parto cesareo a causa di attacchi febbrili da positività al Covid, riporta l’agenzia di stampa Ansa. La bambina è nata prematura alla 34ª settimana di gravidanza e pesa 1,7 chilogrammi.

Foto Ansa

La mamma ha potuto vedere la piccola soltanto in fotografia. La donna è infatti ancora ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Cannizzaro di Catania. Quando il marito le ha mostrato lo scatto della neonata la madre si è commossa per la felicità. La paziente sta bene, riferiscono fonti mediche, e probabilmente domani 3 settembre potrebbe essere trasferita in un altro reparto Covid, perché ancora positiva al Sars-CoV-2. E anche perché i medici la sottopongono a terapia immunodepressiva per evitare il rigetto dell’organo ricevuto (l’utero trapiantato). La bambina si trova invece nella Neonatologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania: non è intubata ma respira in maniera assistita. Non ha problemi con la coagulazione del sangue né al fegato, riferiscono i medici. Al tampone Covid, alla nascita, è risultata negativa.

Catania, il trapianto in piena pandemia

La madre, oggi 31enne, era nata priva di utero a causa di una rara patologia congenita, la sindrome di Rokitansky. La donatrice dell’utero è una donna di 37 anni, già madre, morta a causa di un improvviso arresto cardiaco. La signora aveva espresso in vita il consenso alla donazione di organi, al momento del rinnovo della carta d’identità. I genitori della piccola Alessandra hanno deciso di dare alla neonata il nome della donatrice dell’utero.

I sanitari hanno effettuato il trapianto nell’agosto 2020, in piena pandemia di Covid, al centro Trapianti dell’Azienda ospedaliero universitaria Policlinico di Catania. A realizzarlo con successo un’équipe multidisciplinare di cui facevano parte i professori Pierfrancesco e Massimiliano Veroux, Paolo Scollo e Giuseppe Scibilia, nell’ambito di un programma sperimentale coordinato dal Centro nazionale trapianti.

Il direttore del Centro nazionale trapianti, Massimo Cardillo. Foto Ansa/Alessandro Di Meo

Successivamente a seguire la donna era stata l’équipe del professor Paolo Scollo. Al Cannizzaro di Catania la paziente e il marito hanno poi iniziato il percorso di fecondazione assistita omologa, grazie agli ovociti prelevati e conservati, prima dell’intervento, nella biobanca per la preservazione della fertilità dello stesso ospedale. “La nascita di questa bambina è un risultato straordinario. Questa sperimentazione è ancora agli inizi, soprattutto per quanto riguarda gli interventi a partire da donatrici decedute, che sono solo il 20% dei già pochi trapianti di utero finora realizzati nel mondo“. Così Massimo Cardillo, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt).

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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