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La guerra di Twitter, Musk chiama in giudizio Jack Dorsey

E un ex manager denuncia: "Il social non è in grado di tutelare la sicurezza degli utenti. Neppure dei capi di Stato"

Twitter, il multimiliardario americano Elon Musk chiede la comparizione in giudizio dell’ex amministratore delegato e co-fondatore del social, Jack Dorsey, nella battaglia legale contro i dirigenti della piattaforma.

La citazione si va ad aggiungere a quelle che il team legale di Musk ha già depositato per chiedere la presenza al processo degli ex manager di Twitter Kayvon Beykpour e Brice Falck. I legali di Elon Musk hanno chiesto a Jack Dorsey di fornire alcuni documenti e comunicazioni relativi all’accordo di acquisizione che lo scorso mese di aprile lo stesso Musk e i dirigenti di Twitter avevano siglato. Un’intesa in base alla quale l’uomo più ricco del mondo avrebbe rilevato il social media per 44 miliardi di dollari. Una cifra da record.

Foto Ansa/Epa Alejandro Garcia

L’accordo è poi saltato. Era stato lo stesso Elon Musk a ritirarsi accusando l’ad di Twitter, Parag Agrawal, successore di Jack Dorsey alla testa del social, di non aver voluto fornire cifre rassicuranti sugli account spam e fake. Per Musk non avrebbero dovuto essere oltre il 5% del totale, pena la sua uscita dall’accordo. Cosa che è realmente avvenuta dopo estenuanti quanto vane trattative. Adesso per Musk deve entrare in scena Dorsey. Tra le richieste mosse all’ex Ceo di Twitter ci sono anche diverse informazioni sul calcolo degli utenti attivi e, appunto, sugli account falsi.

Twitter: “Musk ha mollato per interesse

Da parte sua, al contrario, Twitter accusa Musk di aver rinunciato all’operazione di acquisizione perché non la ritiene più conveniente. Accampando la scusa di un presunto eccesso di falsi profili sulla piattaforma. Subito dopo il passo indietro del fondatore di Tesla, Twitter aveva citato in giudizio Musk per costringerlo a onorare il contratto, aprendo la battaglia legale. Pronta la risposta del miliardario che ha denunciato Twitter chiedendo ai giudici di condannare la società a un maxi risarcimento.

Jack Dorsey. Foto Ansa/Epa Hannah McKay

Udienza a ottobre

Il processo dovrebbe avere inizio il 17 ottobre prossimo nel Delaware, presso una corte specializzata in diritto commerciale. Dovrebbe durare 5 giorni. Ma nel frattempo la battaglia legale prosegue. La richiesta di testimonianza inviata a Dorsey, datata 19 agosto e appena resa pubblica è solo una delle decine avanzate nelle ultime settimane da entrambe le parti in causa. Nella lista compaiono i membri della cerchia ristretta di investitori, amici e finanziatori della Silicon Valley di Musk.

Nel giorno in cui Twitter aveva accettato l’offerta di Musk – prima della rottura del patto – Dorsey aveva commentato sulla piattaforma: “Elon è l’unica soluzione di cui mi fido“. Ma la storia di Dorsey con Twitter è burrascosa. Il co-fondatore della piattaforma social si era dimesso per la seconda volta dalla carica di amministratore delegato lo scorso novembre.

Foto Ansa/Epa Justin Lane

E ora viene fuori un’altra grana. I manager di Twitter avrebbero ingannato le autorità federali e il Cda della società sulle “gravi carenze” nelle sue difese contro gli hacker. E sugli sforzi per combattere lo spam. La denuncia è dell’ex responsabile della sicurezza di Twitter, Peiter Zatko. A suo dire – secondo quanto riporta il Washington Post – il social è un’azienda caotica. Incapace di tutelare i suoi 238 milioni di utenti giornalieri. Incluse le agenzie governative, i capi di Stato e altre figure pubbliche.

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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