Il Terzo Polo di Renzi e Calenda alle elezioni? Più che possibile. Oggi giovedì  11 agosto sarà la giornata decisiva: dovrebbe arrivare l’accordo definitivo.

Questo non significa che manchi prudenza. Calenda considera l’intesa “sulle cose di fondo” ormai raggiunta. Ma ostenta cautela: “Ormai – ironizza – sono molto prudente, m’è saltato un matrimonio poco tempo fa…A parte le battute spero nell’accordo“. Anche Matteo Renzi prende tempo e, gelando ogni entusiasmo, usa la classica formula “se son rose fioriranno“. Intervistato da Massimo Giannini su La Stampa.it, il segretario di Italia Viva frena dicendosi “ottimista ma anche prudente“. E punzecchia implicitamente il suo potenziale futuro partner, osservando che la sua cautela è doverosa “visto il teatrino degli ultimi giorni“. Da cui, aggiunge: “Mi sono tenuto alla larga“.

Da sin., Matteo Renzi e Giorgio Onorati. Foto Ansa/Giorgio Onorati

Nessun dettaglio sui nodi aperti, se al centro della trattativa di questi giorni ci siano i collegi, il simbolo o la leadership. “Se si fa l’accordo – spiega Renzibisogna capire qual è la prospettiva per la prossima legislatura, se c’è un progetto serio. Le candidature e le liste sono le cose più facili su cui accordarci. La domanda vera è: ‘vogliamo fare un polo del buon senso nella prossima legislatura? Io sono ottimista e prudente. Penso che dobbiamo vederci e decidiamo se sì o no“. Giannini lo incalza sulla futura leadership di questo Terzo Polo. “Io – replica Renzi – sono pronto a fare un passo indietro sulla leadership ma prima viene l’accordo e poi i nomi, che, come dicevano i latini, sono conseguenza delle cose. Io che non sono una mammoletta, dico che prima viene il progetto politico poi viene la generosità personale“.

Renzi e Calenda, strategia per il dopo?

Accordo a parte, la sintonia tra lui e Calenda è evidente. Anche Renzi, come il leader di Azione, auspica che Draghi torni a Palazzo Chigi. “Ci aspettano tempi difficili: avremo tanta inflazione. Quando hai l’8-9% – sottolinea Renzi – tanti vanno sotto la soglia di povertà. A quel punto tra settembre e dicembre si deve ridiscutere il patto di stabilità europeo. A Bruxelles ci sono quelli tosti, gli olandesi, i tedeschi. Ma se non cambiamo quel patto non andiamo da nessuna parte. Io chiedo agli italiani, chi preferite che vada a trattare? Draghi o Meloni?“.

Foto Ansa/Angelo Carconi

Polemiche con Bonino e Letta

Durissimo, poi, il batti e ribatti del leader di Azione con Emma Bonino che ha definito il suo strappo “un voltafaccia repentino, immotivato e anche truffaldino“. “Io – la replica di Calenda – sono una persona educata. Ho avuto per te solo parole di stima. Cerca però di non perdere il controllo di te stessa“. Renzi usa toni acidi contro Enrico Letta, accusandolo di aver sbagliato tutto, di aver fatto “una frittata” nella scelta delle alleanze, di inseguire Di Maio, di aiutare la destra proponendo l’aumento delle tasse. Lo definisce addirittura “il miglior amico di Giorgia Meloni“. “Se vince la destra – sostiene – è in pericolo il portafoglio e i conti pubblici, non la democrazia o la Costituzione“.

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