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L’Europa nell’occhio del ciclone: lo stop al gas, la recessione e il peso deficit tedesco

Gazprom chiude Nord Stream 1, l'Euro si indebolisce sul Dollaro e la Germania segna il primo mensile in deficit

Che il distacco con la Russia non sarebbe stato facile e che Putin avrebbe usato tutti gli strumenti a sua disposizione, era prevedibile. Sin dai primi istanti dallo scoppio della guerra, era chiaro che la Russia avrebbe ricattato e stritolato l’Europa nel suo punto debole: il gas.

Ovviamente questo pompaggio è diminuito e continua a diminuire lentamente. Non per magnanimità o gentilezza chiaro, ma perché l’impianto dei tubi non consente tecnicamente uno stop istantaneo. ‘Spingere il bottone’ come si diceva nei primi istanti della guerra, sarebbe stato pericoloso in primis per il territorio russo stesso.

@Ansa – EPA/FILIP SINGER

Lo stoccaggio comunque sta diminuendo cinicamente e pericolosamente. Abbastanza rapido da non concedere all’Europa abbastanza scorte per l’inverno, e abbastanza lento da pressare i governi con l’incessante dilemma “siete sicuri di farcela senza il gas russo?” “Siete sicuri di poter sostenere dei prezzi del gas così alti?”. Il tempo scorre e queste domande rappresentano il dramma politico che affligge l’intera Europa.

Gazprom riduce ulteriormente le forniture di gas all’Europa: chiuso Nord Stream 1

Gazprom ha annunciato – confermato dall’ENI – che le forniture verso l’Italia si ridurranno di circa 1/3 e passeranno a 21 milioni di metri cubi al giorno, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni. Ad oggi questi bassi flussi dalla Russia erano stati compensati con maggiori arrivi dal Nord Europa. Da paesi come l’Olanda e Norvegia. Ma a rincarare la dose è arrivata questa mattina la notizia dell’azienda russa riguardo una ‘presunta’ manutenzione sul gasdotto Nord Stream 1, che collega Russia e Germania. Lo stop dovrebbe durare dieci giorni, ma Berlino teme possa protrarsi più a lungo. Un duro colpo per il vecchio continente e la Germania che riceveva da quel gasdotto circa 30 miliardi di metri cubi di gas. Al momento si stima che i paesi Europei siano arrivati a riserve di circa il 61%. Serve arrivare però al 90% entro l’autunno.

@Ansa – EPA/ALEXANDER ZEMLIANICHENKO/AP POOL / POOL

L’Europa e il pericolo della recessione: la Germania e l’Euro calano

Il momento però non potrebbe essere dei peggiori. L’Europa sta affrontando un’inflazione a livelli stellari e tutti gli esperti, più o meno velatamente, dichiarano che siamo molto vicini all’incubo di una recessione. La Germania per la prima volta dal 1991, a maggio ha registrato un deficit commerciale mensile per circa 1 miliardo. La locomotiva d’Europa dunque, sotto lo scacco dall’aumento dei prezzi del gas, e il rallentamento del commercio internazionale, vede scendere il proprio export dello 0,5%.

Mentre l’import è salito del 2,7%. Uno schiaffo all’orgoglio della Germania, che aveva nell’export uno dei suoi principali motori di crescita. L’Euro inoltre ha segnato in questi giorni un valore minimo sul dollaro che non si verificava da circa 20 anni. Un ulteriore segno questo di quanto i mercati azionari percepiscano l’Europa come più fragile e nell’occhio del ciclone.

 

Non solo gas, ma nella battaglia geopolitica tra Russia ed UE, la Turchia è in vantaggio

La battaglia geopolitica ed economica in atto fra UE e Russia sembra accelerare di settimana in settimana. Le notizie rimbalzano e la tensione in Europa sui mercati rimane altissima. Il divorzio dal Cremlino costa caro e costerà ancora caro agli europei per almeno tutto quest’anno. I governi europei nel frattempo preparano piani di emergenza energetici in vista dell’autunno. Perché arrivati a questo punto non si può più tornare indietro. La Germania messa alle strette e politicamente indebolita però, tenta ancora di battere qua e là il pugno su alcuni provvedimenti europei nei riguardi di Kiev. Come il pacchetto da 9 miliardi di euro programmato dall’UE come forma di sostegno economico all’Ucraina, che ha incontrato però in questi giorni il blocco della Germania. A cui ha fatto seguito poi l’immediato ritiro dell’ambasciatore ucraino a Berlino da parte di Zelensky.

@Pixabay

La Germania tenta ancora di fare disperatamente marcia indietro, o di mantenere forse chissà egoisticamente la porta socchiusa nei confronti dell’alleato russo. Un obbiettivo politico quest’ultimo tuttavia paventato tanto anche dai governi europei, come quello di Mario Draghi. Di cui però ancora non è chiara la messa in pratica. Si spera di porre fine al conflitto, di dialogare con la Russia, di mantenere aperto un ponte, ma su quali basi e con quali gesti di “apertura” ancora non si sa. Si sa solo che l’Europa non deve avere a che fare con la Russia. Che l’Europa non deve mediare con la Russia. Che l’Europa non deve prendere il gas dalla Russia.

Ma a che condizioni? Con quali tempi? E, soprattutto, con quali modalità, non sembrano essere questioni pienamente nelle mani dell’UE. Sarebbe da ipocriti negare il sostegno economico e politico a Kiev, ma è sicuramente altrettanto ipocrita paventare la ricerca di un dialogo quando nessuna lancia di fatto è stata mai spezzata ad oggi fuori dal coro dall’UE. Perfino dal nostro Paese che storicamente aveva aperto la “Terza via”. Una via che oggi lasciamo percorrere ad altri, in primis la Turchia di Erdogan. Che ne sta traendo evidenti vantaggi in termini di leadership, e sicuramente non solo.

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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