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Johnson al capolinea: fuga di massa dei ministri. Anche i falchi gli chiedono di dimettersi

Dopo il cancelliere dello Scacchiere e il ministro della Sanità se ne va il titolare dell'Irlanda del Nord. BoJo resiste ma il suo destino appare segnato

Fuga da Boris Johnson. A Londra i ministri del Governo britannico fanno a gara a mollare il sempre più ingombrante Primo Ministro, che però non ha alcuna intenzione di dimettersi.

Non si arresta l’emorragia di ministri nell’esecutivo. Al mattino di oggi 7 luglio è stato il turno del responsabile del dicastero per l’Irlanda del Nord, Brandon Lewis. Secondo lui il Governo Johnson, immerso nello scandalo del party gate e poi in quello del funzionario accusato di molestie sessuali, Chris Pincher, è ormai “oltre il punto di non ritorno“. “Non posso sacrificare la mia integrità personale per difendere le cose come stanno adesso“, ha detto Lewis. Il partito conservatore al potere e il paese, ha aggiunto, “meritano di meglio“.

Johnson Camera Comuni
Boris Johnson sotto accusa alla Camera dei Comuni. Foto Ansa/House of Commons

E Boris Johnson? Nulla. Va avanti come un rullo compressore. Il 6 luglio ha risposto picche alla sollecitazione di parte dei suoi ministri a gettare la spugna. Ma lo scandalo Pincher è la goccia che ha fatto traboccare il vaso anche fra i Tories (il partito del premier), già infuriati per i famigerati festini del 2020 in pieno lockdown per Covid. Ormai il Primo Ministro passa le settimane a dover affrontare audizioni di questo o quell’organismo nel tentativo di giustificare comportamenti suoi, o dei suoi funzionari. Vicende che l’opinione pubblica non tollera più.

Johnson isolato dai suoi

Ma Boris Johnson non molla e si aggrappa disperatamente al potere. Il premier non intende lasciare di fronte “alle questioni enormemente importanti” che il paese deve affrontare. Una delegazione, composta da meno di 10 ministri rimasti fedeli a Johnson ha annunciato di volersi recare dal premier. Per chiedergli di dimettersi. Della delegazione fa parte, secondo la Bbc, il ministro-capo gruppo (chief whip) Tory alla Camera dei Comuni, Chris Heaton-Harris. Ma anche i ministri dei Trasporti, Grant Shapps; dell’Irlanda del Nord, Brendon Lewis; del Galles, Simon Hurt.

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La ministra dell’Interno, Priti Patel. Foto Ansa/Epa Neil Hall

Secondo alcune fonti non ancora confermate, ci sarebbe anche Nadhim Zahawi, che appena il 6 luglio aveva accettato di restare al Governo e di essere promosso da ministro dell’Istruzione a cancelliere dello Scacchiere. I due pezzi grossi perduti da Johnson sono infatti l’ex cancelliere, Rishi Sunak, e il ministro della Sanità, Sajid Javid. Anche la ministra dell’Interno, Priti Patel, super falco del Governo Tory, annoverata finora tra i lealisti irriducibili di Boris Johnson, ha chiesto al premier di dimettersi.

Lo scandalo Pincher

Messo sulla graticola in audizione alla Camera dei Comuni (la nostra Camera dei deputati), Johnson ha in ogni caso negato la prospettiva di elezioni politiche anticipate. “Non credo che nessuno le voglia in questo momento” di crisi globale, ha detto. “Credo invece che noi dobbiamo andare avanti, servire gli elettori e affrontare le priorità che stanno loro a cuore“. Il punto, però, è anche – se non soprattutto – un altro. Elezioni anticipate rispetto alla data naturale del 2024, significherebbero molto probabilmente il tracollo dei conservatori, travolti dai party gate di Johnson e dei suoi collaboratori. Per non parlare del caso di Chris Pincher.

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Il ministro per l’Irlanda del Nord, Brandon Lewis. Foto Ansa/Epa Andy Rain

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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