La storia del mondo è solcata da profezie che si trasformano in supposizioni e teorie affrontate come ipoteticamente reali da tanti; la ‘questione’ del Papa Nero rientra tra queste. In tanti, sin dall’elezione di Bergoglio, si sono domandati se proprio lui potesse essere il Pontefice di cui Nostradamus e San Malachia parlano nei loro ‘profetici pronostici’.

La religione ovviamente si discosta dalla superstizione, ma la profezia è per definizione qualcosa di diverso; tanto che nella Chiesa Cattolica, ad esempio, si riconoscono profezie come quelle dei Segreti di Fatima. La Chiesa però, chiede sempre di non interpretare tali pronostici letteralmente; ma piuttosto in maniera più ‘simbolica‘.

Sin dall’elezione di Papa Francesco – che si autodefinì venuto dalla “fine del mondo” – molti si sono chiesti se proprio Bergoglio potesse essere il Papa Nero; l’ultimo Pontefice che annuncia la fine del mondo o la fine di Roma o la fine della Chiesa Cattolica.

Le ‘rivelazioni’ nella profezia di San Malachia

Se per i più scettici, le profezie restano confinate a sé stesse, per i ‘fan dell’occultismo‘ tali misteriose rivelazioni del futuro potrebbero avere attualizzazione. Si racconta che San Malachia O’Morgair, un arcivescovo irlandese, arrivato in pellegrinaggio alla tomba di San Paolo fu ispirato dalle sue profezie sui Papi. L’arcivescovo ebbe una visione sui futuri Papi e trascrisse il tutto in motti latini; questi, tuttavia, risultano di poca esplicita interpretazione. A partire da Papa Celestino II, eletto nell’ottobre del 1143 infatti, sul foglio scritto da San Malachia, si susseguono 112 motti, proprio come il numero dei tondi vuoti rimasti all’epoca. È indubbio come la concordanza di questi motti (soprattutto di alcuni) con i Papi che si successero, lasci pensare che la profezia del Santo irlandese possa avere un qualche spiraglio di verità; che ci riporta fino al Papa Nero.

Volendo riportare qualche esempio concreto, nei motti in corrispondenza del Papa Celestino V, l’unico che prima di Ratzinger avesse mai rinunciato al suo ruolo pontificio, è presente la descrizione di “ex eremo celsus“; ovvero l’innalzamento dall’eremo che corrisponde in realtà alla storia di questo Papa eremita. E un altro esempio si trova nel successore Bonifacio VIII che, Malachia, aveva descritto come: “ex undarum benedictione“; onde che, guarda caso, compaiono proprio nello stemma nobiliare del suddetto Papa. Ma gli esempi non finiscono qui, anche il motto corrispondente a Papa Giovanni Paolo II trova un qualche spiraglio di veridicità; “de labore solis” (“Il lavoro del sole“) si legge nel motto del Pontefice che vanta una strana coincidenza: due eclissi solari, nel giorno della sua nascita e della sua morte. Fino ad arrivare a Papa Benedetto XVI, che San Malachia ‘descrisse’ come “Gloria olivae“; ulivo che ricorre nel simbolo dei benedettini, ordine di appartenenza del Papa Emerito Ratzinger.

La profezia sul Papa Nero

Dopo tali profetiche rivelazioni, sembra difficile non supporre che anche il motto corrispondente a Papa Francesco possa nascondere una qualche verità. Su Papa Bergoglio, sin dal giorno della sua elezione, si susseguono diverse dicerie; la più nota risiede nella possibilità che proprio quell’uomo, autodefinitosi proveniente dalla “fine del mondo” sia in realtà il Papa Nero, l’ultimo Papa di cui sia San Malachia e Nostradamus hanno dato profezia. Il termine ‘nero‘, infatti, potrebbe non far riferimento al colore della pelle del Pontefice; ma piuttosto al suo ordine di appartenenza: Francesco I è il primo (e ad oggi unico) Papa gesuita. All’interno dell’ordine fondato da Ignazio di Loyola nel 1534 esiste una figura definita proprio Papa Nero; nella gerarchia dei gesuiti esiste, infatti, il Preposito Generale (eletto a vita, proprio come il Pontefice) che regge su tutto l’ordine. Il nero fa riferimento alla veste dei gesuiti e dunque, un ipotizzato riferimento al Santo Padre; anche se tuttavia Bergoglio non ha il ruolo di Preposito Generale.

Nostradamus

Secondo la profezia di San Malachia, Papa Francesco potrebbe essere il Papa che ‘regna’: “In persecutione extrema S.R.E. sedebit“; da tradursi come “Regnerà durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa“. Un presagio che si lega poi all’ultimo motto che recita: “Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis“; ovvero: “Pietro Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine“. E forse per una triste coincidenza, il periodo storico che stiamo vivendo, solcato da una Pandemia, da guerre in tutto il mondo e dallo scoppio del conflitto in Ucraina, hanno lasciato supporre che tali “tribolazioni” possano essere riferite al pontificato dell’attuale Santo Padre.

La fine del mondo?

Ma quanto di vero ci sia nelle profezie, quanto derivi da suggestioni personali o condivise, quanto si associ a coincidenze forzate o facilmente deducibili è difficile da affermare con certezza. Ciascuno si affida al suo buon senso e ciascuno, a volte, vede quello che desidera vedere nel posto e nel momento in cui desidera farlo. Insomma, che Papa Francesco sia l’ultimo Papa venuto dalla “fine del mondo” e quindi ‘portatore’ della fine del mondo potrebbe essere una supposizione tanto azzardata quanto priva di fondamenta. Tale “fine“, di cui si parla, potrebbe essere piuttosto la fine di un’epoca, una rivoluzione, uno stravolgimento di dogmi radicati nei secoli; forse la tanta oscurità di pensiero, la tanta sofferenza a cui ci ha abituato la nostra era moderna, ci porta a guardare sempre più spesso all’aspetto catastrofico e negativo.

Ma che Papa Francesco sia, invece, colui che dopo il suo pontificato getti un nuovo seme, un nuovo modo di vedere le cose? Del resto Bergoglio con la sua ‘politica’ di integrazione, accoglienza, semplicità ha attuato una vera rivoluzione. Forse per una volta, volendo proprio indentificare in Papa Francesco quel Papa Nero profetizzato da Nostradamus e da San Malachia, sarebbe interessante guardare non alla distruzione; pensare ad una rinascita piuttosto, che per avvenire certo deve presupporre una fine. Ma tale fine deve per forza ricondurci caos e distruzione?