Estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange: è ufficiale. La ministra dell’Interno britannica, Priti Patel, ha firmato il via libera finale da parte del Governo di Londra. Wikileaks: “Giorno buio per la libertà di stampa“.

Il sì all’estradizione di Assange appariva scontato poiché solo un clamoroso ribaltamento di fronte poteva indurre l’esecutivo a cambiare direzione al termine di una storia durata molti anni. Nel Regno Unito era già completa la procedura giudiziaria sulla controversa vicenda dell’attivista australiano. Cofondatore e anima di Wikileaks, Julian Assange, 50 anni, è il simbolo stesso della piattaforma online che ha svelato documenti top secret di vari paesi del mondo. E in particolare del Governo statunitense, mettendo a nudo, ad esempio, le torture che soldati americani hanno praticato in Medio Oriente e in Asia.

Anche per questo Assange ha subito una vera a propria caccia giudiziaria da parte dell’America. E ora, con l’estradizione dalla Gran Bretagna, rischia di scontare in un carcere americano una pesantissima condanna. Gli Stati Uniti lo accusano proprio di aver contribuito a diffondere tramite la piattaforma online Wikileaks documenti riservati. E in particolare quelli contenenti informazioni su crimini di guerra commessi dalle forze americane in Iraq e in Afghanistan.

Assange, “oggi è un giorno buio

Oggi è un giorno buio per la libertà di stampa e la democrazia” ha commentato WikiLeaks. “Faremo ricorso“. Il cofondatore australiano della piattaforma online, che compirà 51 anni il 3 luglio, non dovrà subito andare negli Usa. Ha infatti ancora 14 giorni di tempo per tentare un ultimo appello, contro l’adeguatezza del provvedimento ministeriale, di fronte alla giustizia britannica. Nel caso di un rigetto – che appare scontatopotrà rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo (la CEDU). Organismo che fa capo al Consiglio d’Europa di cui il Regno Unito fa tuttora parte.

La ministra inglese dell’Interno Priti Patel. Foto Ansa/Epa Neil Hall

La CEDU e il volo bloccato

Proprio due giorni fa, il 15 giugno,  la CEDU ha clamorosamente bloccato a un’ora e mezza dal decollo il primo aereo che dal Regno Unito doveva portare in Ruanda 7 richiedenti asilo. Un piano che faceva parte dell’accordo che il Governo di Boris Johnson ha sottoscritto con il paese africano. Per quella che è, nella sostanza, una deportazione di migranti in cambio di molti soldi.

Manifesti a sostegno di Assange nel giorno dei suo matrimonio. Foto Ansa/Epa David Cliff

Secondo il quotidiano The Guardian, Londra avrebbe già versato circa 140 milioni di euro nella casse di Kigali. La Corte Europea dei Diritti Umani appare quindi già ‘sensibilizzata’ alle mosse drastiche del Governo inglese in vari campi. Il che potrebbe indirettamente favorire Julian Assange, qualora il giornalista si rivolgesse a Strasburgo. Tuttavia, a seguito del via libera definitivo da parte della ministra dell’Interno, Priti Patel, l’ultimo tratto di strada per bloccare la sua estradizione all’ultimo minuto appare davvero in salita.