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Ucraina, la Farnesina convoca l’ambasciatore russo

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A causa dell’invasione russa dell’Ucraina i rapporti tra Roma e Mosca sono ormai ai ferri corti. Il ministero degli Esteri ha convocato l’ambasciatore russo, Sergey Razov, dopo gli attacchi della Russia a politici e media italiani.

Il segretario generale del ministero degli Esteri, l’ambasciatore Ettore Francesco Sequi, ha convocato questa mattina 6 giugno alla Farnesina, su istruzione del ministro Luigi Di Maio, l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov. Sequi ha respinto con fermezza le accuse di presunta amoralità che il ministero degli Esteri e l’ambasciata russa hanno rivolto ad alcuni rappresentanti delle istituzioni e dei media italiani. Il segretario generale della Farnesina ha inoltre rigettato le insinuazioni relative al presunto coinvolgimento di media del nostro Paese in una campagna anti-russa.

Sergey Razov. Foto Ansa

Ormai entrata nel quarto mese di guerra, l’Ucraina è impegnata in una difesa sempre più difficile del proprio territorio dagli invasori russi. Dopo oltre un mese, infatti, la guerra è tornata a Kiev, la capitale. Un bombardamento russo ha colpito una fabbrica nella zona orientale della città. L’attacco missilistico lanciato al mattino del 5 giugno, ha colpito infrastrutture ferroviarie. È stato, probabilmente, un tentativo di interrompere le forniture di armi occidentali alle unità ucraine in prima linea, secondo l’intelligence britannica.

Ucraina, situazione difficile

Oggi 6 giugno il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha invece visitato il fronte a Zaporizhzhia. Il 60% della regione, al Sud, è in mano ai russi. Pesanti combattimenti proseguono nella città di Severodonetsk, nell’Est dell’Ucraina, in Donbass. Le forze russe continuano a spingersi verso Sloviansk. Sul fronte navale, dopo la perdita dell’ammiraglia Moskva ad aprile, la Russia ha probabilmente portato molteplici sistemi di difesa aerea sull’Isola dei Serpenti, nel Mar Nero occidentale. Secondo quanto rende pubblico l’intelligence britannica, queste armi serviranno ai russi per fornire copertura aerea alle proprie navi nell’area. Si tratta di operazioni che, concludono i servizi di sicurezza di Londra, contribuiscono al blocco della costa ucraina. E ostacolano la ripresa del commercio marittimo, incluse le esportazioni di grano.

Foto Ansa

Il grano dell’Ucraina

La Russia avrebbe intanto concordato con l’Ucraina e con la Turchia uno schema preliminare. Obiettivo: l’uscita dal porto di Odessa delle navi ucraine con il grano. I militari turchi saranno impegnati nello sminamento della zona e scorteranno le navi in acque neutrali. Lì, le navi incontreranno le navi russe e le scorteranno sul Bosforo. Lo rivela il quotidiano russo Izvestia citando una fonte informata di alto rango. Secondo il giornale, ripreso dai media ucraini, finora lo schema riguarda il solo porto di Odessa. Per il presidente russo Vladimir Putin, però, la responsabilità per la catena di eventi che ha portato a questa situazione è dell’Occidente.

Putin: “Crisi e inflazione? Colpa vostra

Questo forum si svolge in un momento difficile per l’intera comunità internazionale” ha detto in un discorso agli ospiti del 25º Forum economico internazionale di San Pietroburgo. “Gli errori di politica economica commessi da anni dai paesi occidentali, e le sanzioni illegittime, hanno provocato un’ondata di inflazione globale. Hanno rovinato le tradizionali catene logistiche e produttive. E hanno fatto aumentare drasticamente la povertà innescando la carenza di cibo“. Parole che di certo non appaiono distensive per l’Europa. Dal canto suo il Regno Unito ha confermato che i lanciarazzi inglesi per l’Ucraina avranno una gittata di 80 chilometri. Ma la consegna di nuove armi ha il solo obiettivo di “estendere il conflitto“, ha risposto Putin. Annullato, infine, il viaggio del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov in Serbia, dopo il divieto di transito aereo di tre paesi baltici.

Vladimir Putin. Foto Ansa

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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