Una maratone negoziale ha portato l’Unione europea a un’intesa sull’embargo al petrolio russo. Stop a quello che arriva via mare, non agli oleodotti. Consiglio europeo pronto a offrire 9 miliardi per la ricostruzione in Ucraina.

Nella notte fra ieri e oggi 31 maggio l’Unione europea ha raggiunto un accordo sull’embargo al petrolio russo, parte del sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca per la guerra in Ucraina. L’intesa si perfezionerà domani 1 giugno quando gli ambasciatori dei 27 si riuniranno a Bruxelles. Il punto chiave è lo stop immediato al greggio che arriva dalla Russia in Europa via mare. Niente da fare, invece, per il blocco di quello trasportato dagli oleodotti. Su questo aspetto si è deciso di rinviare la discussione. Prevista l’adozione di “misure d’emergenza” nel caso di interruzione delle forniture.

Il mancato stop al petrolio russo che giunge ai paesi Ue via oleodotti è in primo luogo una concessione all’Ungheria, dopo che il premier di Budapest, Viktor Orbán, ha ribadito fino all’ultimo il suo veto a un embargo totale. Di fatto Budapest ma anche Praga (Repubblica Ceca) e Bratislava (Slovacchia) hanno ottenuto per iscritto che in caso di misure ritorsive del Cremlino i partner della Ue le aiuteranno. La discussione sullo stop anche agli idrocarburi russi via oleodotto riprenderà ma non si preannuncia semplice.

Il petrolio di ‘Druzhba’

Al centro del contendere c’è l’oleodotto Druzhba (Amicizia) che – transitando dall’Ucraina – non serve solo l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Ma anche anche Polonia, Lettonia, Lituania, Germania e Croazia. Si tratta di un’infrastruttura fondamentale, non facilmente sostituibile. Anche perché è l’oleodotto più lungo del mondo. Trasporta petrolio per circa 4mila chilometri ed è la principale arteria per il transito del combustibile fossile russo e kazako verso l’Europa.

Il tracciato dell’oleodotto Druzhba (in verde), il più lungo del mondo

Sanzioni al patriarca Kirill

A livello di sanzioni europee si registra il prossimo inserimento in black list del patriarca di Mosca della Chiesa ortodossa russa, Kirill, che ha parlato dell’invasione dell’Ucraina come di una guerra di civiltà. Nei giorni scorsi la Chiesa ortodossa ucraina ha proclamato la propria indipendenza dal Patriarcato di Mosca, di fatto sottraendo a Kirill il controllo di diecimila parrocchie e di milioni di fedeli. La Chiesa ortodossa russa, che fa capo al Patriarcato di Mosca, comprende decine di milioni di credenti. Uomini e donne che vivono in Russia e Ucraina. Ma anche in Moldavia, Bielorussia, Estonia, Lettonia, Lituania, Kazakistan, Asia Centrale.

 

Il patriarca ortodosso di Mosca, Kirill