Sulle tavole delle famiglie dei nobili veneti era un must. Il suo nome potrebbe derivare dal pan de oro della Serenissima. L’antenato del dolce a forma di stella tanto amato anche al giorno d’oggi. Sembra infatti che il pandoro si consumasse nelle dimore dei patrizi veneziani durante le festività. Allora il dolce era un pane speciale ricoperto con una foglia d’oro. Questo particolare dolce infatti deriva da usanze del passato tramandate fino ad oggi.
I natali del pandoro si devono a Domenico Melegatti che nel 1894 presentò al Ministero di Agricoltura e Commercio del Regno d’Italia la sua specialità che aveva la base a forma di stella. Questa speciale pietanza prendeva spunto dal Levà, un dolce tipico veneto fatto di farina, latte e lievito e ricoperto di granelli di zucchero e mandorle. Attualmente nella ricetta moderna del pandoro questi due elementi vengono sostituiti da burro e uova che rendono soffice e friabile il pandoro. La particolare forma a stella deriva non solo dal Levà, ma anche dal Nadalin, un dolce che adorna attualmente le tavole veronesi.
Melegatti non fu l’unico a produrre il pandoro. Ben presto infatti anche altre case dolciarie veronesi si misero all’opera facendo diventare il dolce tipico della tradizione veneta. Grazie poi al boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta il pandoro lasciò i confini per conquistare le tavole italiane. Da prodotto di alta pasticceria divenne dolce per tutte le fasce sociali. La tv e la pubblicità spinsero alla sua diffusione. Il pandoro, negli anni, si è fatto conoscere anche all’estero. Prima in Europa dalla Gran Bretagna, alla Francia alla Germania, poi anche negli Stati Uniti, in Brasile e in America Latina.
La famosa Porta Decumana, di origine romana, chiamata poi Porta Borsari, ha dato il nome nel 1903 al primo laboratorio di pasticceria del mastro pasticciere Tiziano Golfetti. Proprio a lui si deve la diffusione del pandoro morbido e di altissima qualità. L’azienda attualmente è guidata dalla famiglia Muzzi che continua a produrre dolci a regola d’arte. L’azienda Borsari si è sviluppata mantenendo la connotazione artigianale e tenendo fede all’antica tradizione pasticciera al punto di guadagnarsi il premio Superior Taste Awards nel 2017. Il Gruppo oggi investe molto in sostenibilità a 360 gradi: a partire dalle azioni per tutelare i lavoratori, fino all’attenzione nei confronti dell’ambiente. L’azienda veronese ha infatti aderito all’iniziativa Io Compenso, grazie alla quale vengono compensate le emissioni di CO2 attraverso la piantumazione e tutela di ventiquattro alberi nell’ambito del progetto di riforestazione di Haiti.
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