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Il “gene Jolie” promette una svolta per le tante donne affette dalla sua stessa patologia

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Un gruppo di ricercatori si è dedicato al cosiddetto “gene Jolie“. La ricerca è arrivata ad un punto di svolta che potrebbe aiutare migliaia di persone che possiedono il gene BRCA1 mutato. Il team ha denominato il gene con il nome di Angelina Jolie, che lo ha ereditato da sua madre e si è sottoposta ad un intervento anni fa per evitare il peggio. Le nuove scoperte in merito, dunque, potrebbero aiutare le persone a evitare o ritardare la chirurgia del cancro.

La svolta della ricerca sul “gene Jolie

Una nuova ricerca scientifica potrebbe aiutare migliaia di donne con il “gene Jolie” a ritardare o evitare un intervento chirurgico contro il cancro. La svolta a cui è giunto il team di ricercatori, infatti, permetterebbe ai medici di prevedere quando e se le pazienti con un gene difettoso svilupperanno il cancro al seno e alle ovaie. In tal modo, dunque, la paziente sarebbe nelle condizioni di rimandare o evitare anche la chirurgia preventiva. E così avrebbe a disposizione più tempo per una gravidanza o semplicemente per evitare del tutto un trattamento invasivo. Qualche anno fa, infatti, proprio l’attrice Angelina Jolie, divenuta il simbolo della lotta alla malattia, ha dichiarato di doversi sottoporre ad un delicato intervento.

Photo Credits: Teresa Comberiati

La vicenda risale al 2013, quando l’attrice ha portato all’attenzione del mondo la situazione dichiarando di aver scelto di sottoporsi a una doppia mastectomia e di rimuovere le ovaie e le tube di Falloppio all’età di 37 anni per ridurre il rischio di subire la stessa sorte di sua madre. La madre della Jolie, infatti, è morta a 56 anni, dopo una battaglia decennale contro la malattia.

I progressi della ricerca scientifica sul gene BRCA1

Il gene BRCA1 mutato oggi colpisce migliaia di donne ed è noto come gene Jolie proprio perché l’attrice ha posto il problema all’attenzione del mondo intero. Grazie ai progressi della ricerca scientifica, però, in futuro le donne potrebbero sottoporsi a tali interventi più avanti nella vita o evitarli del tutto. Gli scienziati, infatti, sono riusciti a imitare il modo in cui il cancro ovarico BRCA1 si sviluppa in laboratorio. Un team, che includeva il medico che ha curato la madre di Angelina Jolie, Marcheline Bertrand, ha coltivato mini tube di Falloppio utilizzando cellule del sangue di donne che avevano sviluppato la malattia.

I ricercatori in seguito hanno osservato che le cellule si dividevano di più, formavano crescite anormali e producevano una proteina legata al cancro. Questa intuizione potrebbe un giorno consentire ai medici di prevedere con precisione quando si svilupperà il cancro di una donna o porterà a farmaci che interrompono l’insorgenza della malattia.

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Roberta Gerboni

Beauty & Royal affairs Siciliana, vive a Roma. Appassionata di scrittura e giornalismo fin da giovane, inizia il proprio percorso in redazione a 17 anni, occupandosi di cultura e attualità. Per tre anni redattore del Corriere di Gela, si è dedicata alla redazione di articoli per varie testate online. Laurea Magistrale con Lode in Lettere Classiche all' Università degli Studi di Siena, dopo aver conseguito la laurea triennale in Lettere a Catania. Appassionata di salute, bellezza e delle vite dei reali di tutto il mondo. Segui Roberta su Instagram

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