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Covid: quarantena ridotta ai vaccinati, nulla per terze dosi. Tutte le ipotesi

A fronte del dilagare dei contagi da Omicron vanno ripensate le strategie, per non bloccare il Paese in un lockdown di fatto

Il forte incremento dei contagi Covid dovuto alla diffusione della variante Omicron costringe l’Italia a cambiare la strategia di lotta alla pandemia. Non è più possibile immaginare di contenere il virus con le attuali regole su quarantena e tamponi per i positivi e i loro contatti quando ormai la media dei nuovi casi oscilla fra 30mila e 50mila al giorno. Le normative odierne sono state scritte per una fase precedente della pandemia. Il 2022 sta portando una violenta nuova ondata del virus, a fronte, però, dell’85% della popolazione over 12 vaccinata.

Covid e quarantena negli Usa

Ora si assiste a una netta accelerazione di un dibattito – quello sulle nuove regole della quarantena per Covid – che solo due giorni fa sembrava prematuro. Negli Stati Uniti le autorità sanitarie hanno dimezzato la quarantena consigliata per le persone contagiate. Purché asintomatiche (da 10 a 5 giorni). Non solo. L’altra novità consiste nel fatto che chi avuto un contatto con un positivo deve fare 5 giorni di quarantena se è vaccinato. Ma nessun isolamento nel caso in cui abbia fatto anche il richiamo, ossia la terza dose.

Il peso dell’economia sulla pandemia

Un peso non indifferente, se non decisivo, lo hanno avuto gli effetti della pandemia di Covid sull’economia. La carenza di personale sui voli ha mandato a soqquadro i piani di viaggio natalizio di milioni di persone in tutto il mondo. E adesso il timore è che siano minacciati anche altri settori come l’assistenza sanitaria, i ristoranti e la vendita al dettaglio. Anche perché l’impennata di casi potrebbe essere soltanto all’inizio. Del resto, secondo la principale agenzia sanitaria statunitense la decisione è “giustificata dalla scienza“, perché i tempi di incubazione di Omicron sono mediamente più brevi.

Covid, rischio 100mila casi al giorno

In Italia, ancora ieri mattina, 27 dicembre, l’orientamento delle autorità sanitarie era quello di procedere con cautela. Ma in serata si è deciso di rompere gli indugi e di convocare il Comitato tecnico scientifico. Il rischio concreto è che anche nel nostro Paese, come sta per avvenire in Francia, si raggiungano i 100mila contagi Covid in 24 ore. La comunità scientifica resta abbastanza divisa. Per Matteo Bassetti (direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova) bisogna “togliere del tutto” la quarantena per chi è vaccinato e abbia avuto un contatto con un positivi. Altrimenti, con tutti i contagi che ci sono e che ci saranno, si rischierebbe di entrare in un lockdown di fatto, bloccando di nuovo il Paese. Per Massimo Andreoni, primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, una strategia del genere sarebbe invece “errore“.

Le ricette possibili

La certezza è che i tempi di incubazione di Omicron sono mediamente ridotti. Il pressing dei presidenti di Regione negli ultimi giorni si è fatto fortissimo. Da più parti si fa notare come un incremento esponenziale dei nuovi casi Covid – largamente atteso vista la maggiore contagiosità di Omicron – potrebbe costringere a casa milioni di ‘contatti’ del tutto asintomatici. “La parola spetta alla scienza, ma appare sensato ridurre quarantena e isolamento“, ha ammesso il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. L’ipotesi più probabile è che si elimini la quarantena per chi ha già ricevuto la dose booster (la terza). E che si riduca (a 4 o 5 giorni) la quarantena per chi ha due dosi. L’obbligo vaccinale? Di quello per ora non si parla. Ma i numeri presto potrebbero modificare l’agenda del Governo Draghi. Sempre che fra un mese sia ancora l’ex banchiere centrale a presiederlo.

Covid Italia 27 Dicembre 2021

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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