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Afghanistan, terrore a Kabul: madri lanciano bimbi oltre il filo spinato per salvarli

Morti e feriti anche nel giorno dell'Indipendenza. I talebani hanno sparato sulla folla ad Asadabad e di nuovo a Jalalabad. Almeno 12 le vittime all'aeroporto della capitale, unica via di fuga

Notizie, immagini e video sempre più drammatici arrivano in queste ore dall’Afghanistan e dall’aeroporto di Kabul in particolare. “È stato orribile, le donne hanno lanciato i loro bambini oltre il filo spinato chiedendo ai soldati di prenderli” per portarli via, in salvo da un possibile destino nelle mani dei talebani. A raccontare frammenti di questa tragedia a SkyNews è stato un alto ufficiale afgano. Alcuni bimbi, ha aggiunto, “sono rimasti impigliati nel filo spinato“.

Aeroporto ultima salvezza

E sono come minimo 12 le persone morte nella calca o uccise all’aeroporto di Kabul da domenica 15 agosto, quando lo scalo è stato preso d’assalto da afgani e stranieri terrorizzati per l’entrata dei talebani nella capitale. Lo hanno riferito a SkyNews sia i talebani che fonti della Nato. Migliaia di persone stanno ancora cercando di fuggire dall’Afghanistan. L’unica via di fuga è attraverso l’aeroporto Hamid Karzai. I talebani continuano intanto a lanciare appelli alla popolazione affinché torni a casa, promettendo che non ci saranno ritorsioni. Nessuno, però, crede a questi proclami. Attualmente lo scalo internazionale di Kabul è ancora controllato dai militari statunitensi, ma le strade intorno sono presidiate dai talebani. Secondo alcuni testimoni, gruppi armati impediscono l’accesso all’aeroporto, anche a coloro che hanno i documenti. Su Twitter circolano diversi video di spari per disperdere la folla che si accalca in direzione dello scalo. Uno di questi lo potete vedere cliccando sul tweet che riportiamo a piè di pagina, dall’account del giornalista Shafi Karimi.

Afghanistan, il giorno dell’indipendenza

Dopo gli scontri con alcune vittime e spari sulla folla da parte dei talebani a Jalalabad, si registrano in queste ultime ore altri morti e feriti a Asadabad e ancora a Jalalabad. I talebani hanno aperto il fuoco sulla folla durante le celebrazioni annuali dell’indipendenza dell’Afghanistan dall’impero britannico (1919) che ricorre oggi 19 agosto. Molte persone sfilavano per strada con la bandiera nazionale che i talebani hanno vietato per sostituirla con la loro. Anche a Kabul diversi cittadini hanno sfilato per le strade portando in corteo un tricolore nero, rosso e verde lungo 200 metri: una sfida al regime del nuovo Emirato talebano, basato sulla sharia, la legge islamica.

Scontri e coprifuoco

Ad Asadabad, nell’est del paese almeno 2 persone sono state uccise e 8 ferite, secondo l’emittente araba Al Jazeera, che cita testimoni oculari. Miliziani talebani avrebbero sparato quando una persona tra la folla ha accoltellato un loro combattente. E feriti, almeno due, un uomo e un ragazzo, a Jalalabad, per una situazione simile, riporta Al Jazeera. Nel sud dell’Afghanistan, a Khost, i fondamentalisti hanno imposto il coprifuoco per impedire alla popolazione di protestare contro di loro.

Ponte aereo fra Roma e Kabul

Prosegue intanto il ponte aereo fra Roma e l’Afghanistan. Stamani 19 agosto è giunto all’aeroporto di Fiumicino il Boeing KC767 dell’Aeronautica Militare proveniente dal Kuwait. A bordo 202 afghani evacuati ieri da Kabul con due C130 fra cui l’attivista Zahra Ahmadi e le ricercatrici della Fondazione Veronesi. Con l’arrivo odierno sono oltre 500 gli ex collaboratori e loro familiari trasferiti in Italia dal giugno scorso quando con l’operazione Aquila 1 furono portati nel nostro Paese 228 afghani. La Difesa ha messo in campo per l’Operazione Aquila Omnia, diretta dal Comando operativo di vertice interforze, comandato dal generale Luciano Portolano. Si tratta di 8 aerei: 4 Boeing KC767 che si alternano tra l’area di operazione e l’Italia e 4 C130J, questi ultimi dislocati in Kuwait, da cui parte il ponte aereo per Kabul.

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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