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Preso l’ex Br italiano ancora in fuga a Parigi Maurizio Di Marzio

Era sfuggito all'Operazione 'Ombre rosse' dello scorso 28 aprile; deve scontare 5 anni e 9 mesi di carcere per banda armata, associazione sovversiva, rapina e sequestro di persona

Arrestato, in Francia, anche all’ultimo terrorista degli anni Settanta-Ottanta di cui l’Italia chiedeva l’estradizione. La polizia ha fermato, infatti, a Parigi, l’ex brigatista rosso Maurizio Di Marzio, sfuggito all’operazione ‘Ombre rosse’ delle forze dell’ordine lo scorso 28 aprile. Un provvedimento depositato dalla Corte d’Assise di Roma ha stabilito che per l’arrestato non è ancora prescritta la pena: Di Marzio deve scontare un residuo di 5 anni e 9 mesi di carcere per i reati di banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona, rapina per fatti avvenuti tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80.

Chi è Di Marzio

La convalida dell’arresto dell’ex Br è prevista a Parigi per domattina 20 luglio. Mercoledì 21 luglio si terrà la prima udienza di comparizione davanti alla Corte di Appello della capitale francese. Arrestato una prima volta, sempre a Parigi, nel 1994, su richiesta dell’Italia, Di Marzio non fu mai estradato nonostante il parere favorevole della Corte d’appello di Parigi, perché il decreto non fu firmato dal Governo francese. Negli archivi di polizia il nome di Maurizio Di Marzio è legato all’attentato al dirigente dell’ufficio provinciale del collocamento di Roma Enzo Retrosi, nel 1981. Ma soprattutto al tentato sequestro del vicecapo della Digos della capitale, Nicola Simone, il giorno della Befana del 1982.

Anni di piombo

Un brigatista travestito da postino, con divisa e blocchetto delle ricevute in mano, bussò verso le 15 – scriveva L’Unità una settimana dopo il tentato sequestro del poliziotto – Simone guardò prima attraverso lo spioncino poi aprì, ma in pugno aveva la sua 38 special perché non si fidava. Secondo la prima ricostruzione il terrorista avrebbe sparato contro il funzionario di polizia, il quale avrebbe avuto la forza di reagire esplodendo a sua volta due colpi. Stando alla nuova versione, invece, altri componenti del commando Br erano appostati sul pianerottolo e avrebbero cercato di aggredire Simone per immobilizzarlo e rapinarlo. Allora il vicecapo della Digos avrebbe aperto il fuoco per primo, ferendo con due colpi uno dei terroristi e poi sarebbe caduto a terra ferito a sua volta da tre proiettili al volto“.

L’operazione “Ombre rosse”

L’ex terrorista era sfuggito all’operazione ‘Ombre rosse’ della polizia italiana d’intesa con quella francese, alla fine dello scorso aprile. In manette erano finiti Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti ex appartenenti alle Brigate rosse. Fra gli arrestati anche Giorgio Pietrostefani, tra i fondatori di Lotta Continua, condannato per l’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi, e Narciso Manenti ex dei Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale. Oltre a Di Marzio si erano dati alla fuga Luigi Bergamin e Raffaele Ventura che poi si sono costituiti. Per Bergamin la pena è estinta per prescrizione. Difficile capire se e quando esattamente tutte queste persone, ormai anziane, saranno estradate dalla Francia in Italia: in base alle procedure potrebbero trascorrere parecchi mesi.

Brigate Rosse Maurizio Di Marzio
Una vecchia foto segnaletica di Maurizio di Marzio

 

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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